corale verdi
Sotto a quel maestoso albero composto da cento violini fatti a mano, si trovano i veri doni del Natale: solidarietà, musica, condivisione. È sempre magica l’atmosfera che l’ormai tradizionale «Concerto sotto l’albero» riesce a regalare alla città.
L’evento, quest’anno alla sesta edizione, è organizzato dall’associazione Amici delle Piccole figlie con la collaborazione del Comune, della Regione, Lions Club Maria Luigia e Federazione Cure Palliative insieme a numerosi sponsor del territorio. Tutti uniti per una serata tra la musica della Filarmonica di Parma, della Corale Giuseppe Verdi con il maestro Claudio Cirelli, il direttore Andrea Chinaglia e il violinista Matteo Fedeli, il baritono Federico Longhi, il soprano Susanna Branchini e il tenore Simone Fenotti, e solidarietà: il ricavato del concerto (all’ingresso è stato possibile lasciare alcune offerte) andrà a sostegno delle attività dell’Hospice delle Piccole Figlie, rappresentato per l’occasione dal direttore Massimo Damini.
«Vedere il Teatro Regio al completo è un’emozione unica - esordisce Enrica Valla, presidente della Corale Verdi e dell’associazione Amici delle Piccole Figlie -. È il segno di una città sempre pronta ad aiutare».
Quello del Concerto sotto l’albero è, infatti, «uno degli appuntamenti più sentiti della città - aggiunge il sindaco Michele Guerra -. Perché si tratta di un momento magico, fortunato e coraggioso, capace di aggregare forze per una causa importante». Il concerto, presentato da un «frizzante e insostituibile» Paolo Zoppi, ha regalato al pubblico le più belle melodie di un repertorio non solo lirico, tra brani di Verdi, Puccini, Donizetti e Morricone.
Acclamatissime le ultime esibizioni dei tre artisti solisti (tanto da richiedere il «bis» più volte). Innamorato il pubblico della potenza limpida della voce di Simone Fenotti, giovanissimo tenore di soli 22 anni, studente del Conservatorio Boito di Parma, inondato di applausi per la sua «La donna è mobile». Stesso successo per la forza e il pathos (dai suoni, ai gesti) di «Un bel dì vedremo» cantato da Susanna Branchini e i «Tre sbirri» raccontati dal canto di Federico Longhi.
Sguardi, risate, interazioni continue tra gli artisti e il pubblico hanno saputo donare alla città non solo un concerto di altissima qualità artistica, ma anche un momento in cui divertirsi e sentirsi a casa. Commovente (lo testimoniano gli occhi lucidi e i fazzoletti fra le poltrone rosse) il prezioso violino «Guarneri 1709», suonato dal maestro Matteo Fedeli, in piedi, camminando lentamente in mezzo al pubblico sulle note di «Gabriel’s Oboe», della colonna sonora del film Mission. Un momento in cui tutto il teatro ha lasciato calare un silenzio completo, per lasciare spazio solamente alla musica e alle emozioni. Un augurio intenso, gioioso, elegante. Capace di correre tra le note, le voci, le corde di un violino e abbracciare, in un attimo, il cuore dell’intera città.
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