×
×
☰ MENU

baseball

World baseball Classic: un'Italia storica si ferma in semifinale, battuta 4-2 dal Venezuela

L'Italia esce 4-2 contro il Venezuela: semifinale sfumata, ma la nazionale conquista il paese e lancia giovani promesse

World baseball Classic: un'Italia storica si ferma in semifinale, battuta 4-2 dal Venezuela

17 Marzo 2026, 08:52

Si ferma in semifinale la corsa dell’Italia al World Baseball Classic. Gli Azzurri sono stati infatti sconfitti per 4 a 2 dal Venezuela che si qualifica per la finale del torneo, dove affronterà gli Stati Uniti. I ragazzi di Francisco Cervelli hanno dato tutto ma stavolta non è stato abbastanza: 5 valide contro le 8 del Venezuela e un ko avvenuto in rimonta con i tre punti decisivi incassati al settimo inning. I sudamericani si sono così confermati la bestia nera degli Azzurri al Classic, avendo vinto il sesto confronto su sei nel torneo, ma per l’Italia si è trattato comunque di un’edizione nella quale la squadra è stata capace di riscrivere la storia battendo Messico e Stati Uniti nella Pool B, chiusa a punteggio pieno, e Porto Rico in semifinale, per un totale di cinque vittorie in sei gare. Dopo un primo inning da zero punti il cui highlight è stato un doppio gioco della difesa azzurra (Marsee-Pasquantino sul fly-out di Arraez), è al secondo attacco dell’Italia che il punteggio si è mosso.  Il vantaggio dell’1-0 nasce da un dettaglio mai banale a questi livelli: disciplina. Con le basi cariche nel secondo inning, la corsa a punto di Zach Dezenzo su base on balls è il frutto di turni profondi, di fastball viste due volte e di breaking ball difese col polso. Poco dopo, la volata di sacrificio di Jon Berti che porta a casa Jac Caglianone per il 2-0 è il manifesto di un’altra parola chiave: esecuzione. Nessuna forzatura, solo buon situational hitting in contatto.

Il primo scricchiolio si sente al quarto. Qui il Venezuela cambia registro. Dentro al box, la selezione lanci avversaria è più aggressiva nelle zone favorevoli al pull e alle traiettorie alte. Eugenio Suárez – potenza controllata e swing compatto – punisce una palla lasciata troppo a vista: il suo fuoricampo solitario accorcia sul 2-1 e, più della singola corsa, consegna al dugout vinotinto una chiave psicologica.

Sul 2-1, la partita richiede una scelta: alzare il livello di variazione e la percentuale di lanci fuori dal cuore per indurre il Venezuela a inseguire; oppure restare sul piano della sfida in zona confidando nell’esecuzione perfetta. L’Italia, fino al sesto, riesce a parzialmente congelare la linea nemica, ma un dettaglio tradisce l’andamento: i contatti del Venezuela diventano più pieni e meno difensivi, anche se non ancora devastanti. Segno che la combinazione di pitch mix e spot location azzurri non sta più ottenendo lo stesso weak contact di inizio gara.

Il baseball spesso ruota attorno a una manciata di lanci. Nel settimo inning, il Venezuela li incastra in sequenza. Ronald Acuña Jr. apre lo spartito: la sua presenza nel box—anche quando non spara extra-base—obbliga il monte a cercare perfezione. È una pressione tattica: con un corridore del genere, ogni palla in campo può diventare ritmo, e ogni errore di comando si paga due volte, oggi o al turno dopo.

La valida di Maikel García è il colpo che traduce questa pressione in geometria: palla a terra rapida, lettura aggressiva sulle basi, campo interno costretto a muoversi in fretta. Infine, l’intervento chirurgico di Luis Arraez: contatto corto, postura sempre in equilibrio, scelta di lanci letta in anticipo. La sua battuta produce l’allungo che completa la rimonta e gira la partita sul 4-2. Non serve fuoco d’artificio quando la meccanica del punto nasce dalla sequenza giusta: corridore in traiettoria, palla indirizzata nello spazio libero, tempo difensivo spezzato.

Dopo un inizio con buon comando, arriva un micro–“passaggio a vuoto” proprio nel momento in cui si affaccia il cuore del lineup avversario. In situazioni di alta leva, la domanda è sempre la stessa: restare sul partente (o sul rilievo lungo) per un altro battitore o anticipare lo switch, magari ricorrendo a una soluzione di platoon o a un profilo con più swing-and-miss? L’Italia, fedele a una certa continuità, non anticipa di una faccia; il Venezuela, invece, aveva già dimostrato, durante il torneo, una spiccata abilità a “leggere” il terzo giro nel lineup avversario e capitalizzare sui minimi disallineamenti di comando.

Non ha raggiunto la finale del World Baseball Classic, l’Italia, ma ha fatto di più: ha dato finalmente l'opportunità al Paese di parlare di baseball, e questo, oltre ovviamente alle straordinarie vittorie ottenute in queste due settimane, è forse il più grande risultato per questa Nazionale: "I miei ragazzi per me sono i campioni del torneo", ha commentato con grande orgoglio il manager Francisco Cervelli a fine partita. "Nessuno si aspettava che riuscissero a fare ciò che hanno fatto: hanno rivoluzionato il nostro sport in Italia. Quello che abbiamo ottenuto in questo periodo è stato spettacolare e non finisce qui: andremo avanti". La partita si è di fatto chiusa al settimo inning: "Il Venezuela ha fatto tutto benissimo. Noi abbiamo fatto una partita spettacolare, non abbiamo vinto ma il merito è tutto del Venezuela: hanno giocato una partita pulita, hanno lanciato al meglio, hanno segnato punti quando serviva. Non abbiamo commesso così tanti errori. Non abbiamo fallito. Oggi abbiamo semplicemente affrontato una grande squadra. Tutti corrono, corrono e ancora corrono. Questo è il risultato. Questo è il baseball".

"Non siamo più la Cenerentola della situazione e questo è un aspetto importante: tra tre anni ci prenderanno sul serio. Abbiamo un gruppo di giovani giocatori che parteciperà al prossimo Classic. Ciò che hanno vissuto oggi lo porteranno con sé per il resto della loro vita: un boato spettacolare allo stadio. E la mia squadra è stata spettacolare, fantastica; un gruppo di amici, ragazzi che si sostengono a vicenda". Orgoglioso anche il presidente della Fibs, Marco Mazzieri. "Perdere non piace mai a nessuno, perdere in questa situazione anche meno, però credo che la cosa che questi ragazzi si porteranno dietro da ora a vent'anni è che, quando si ritroveranno, sorrideranno perché le emozioni e i sentimenti che hanno provato in questi quindici giorni se li ricorderanno per tutta la vita. Quello che ci lascia questo Classic è sicuramente un segnale importante per i ragazzi italiani perché, come hanno dimostrato Gabriele Quattrini e Claudio Scotti, sono stati qui per poter dire anche la loro, ed è la dimostrazione che lavorando duro si possono raggiungere grandi risultati". "Adesso starà a noi come federazione riuscire a incanalare tutto questo entusiasmo per poter cercare di far avvicinare quanta più gente possibile ai nostri sport e, possibilmente, anche far capire a tutti i nostri club che dobbiamo fare qualcosa in più dal punto di vista del contorno della partita perché il baseball è più che mai divertimento", ha concluso il presidente della Fibs.

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI