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Bosnia

Verrà raso al suolo il Bilino Polje di Zenica, lo stadio della disfatta azzurra

Bilino Polje demolito per un nuovo stadio da 18.000 posti conforme a FIFA e UEFA: la federcalcio annuncia il progetto tra festeggiamenti a Sarajevo e reazioni contrastanti dei tifosi

Verrà raso al suolo il  Bilino Polje di Zenica, lo stadio della disfatta azzurra

01 Aprile 2026, 16:57

Potrebbe essere una magrissima consolazione per l’Italia e i suoi tifosi, ma almeno non resterà traccia dello stadio simbolo di una delle pagine più nere della storia calcistica azzurra. Il Bilino Polje di Zenica, quello dove ieri si è consumata la sconfitta ai rigori con la Bonsia, verrà completamente raso al suolo per lasciare spazio al nuovo stadio della nazionale.

“Siamo pronti a costruirne uno con 18.000 posti a sedere, tutti al coperto, e conforme agli standard Fifa e Uefa. Questa sarà un'opera che resterà per le generazioni future

Lo ha rivelato, a sorpresa anche per i media locali, il presidente della federcalcio bosniaca Vico Zeljković durante la conferenza di questo pomeriggio con al fianco il ct SergeJ Barbarez. “Siamo pronti a costruirne uno con 18.000 posti a sedere, tutti al coperto, e conforme agli standard Fifa e Uefa. Questa sarà un'opera che resterà per le generazioni future”, ha affermato il massimo dirigente del calcio bosniaco. Fra i canali social dei supporter dei Dragoni la notizia è stata però accolta con freddezza visto l’amore verso l’attuale impianto e molti hanno già chiesto che, comunque vada, sul nuovo stadio sia posta una targa in ricordo della storica gara di ieri.

Intanto proseguono i festeggiamenti in tutto il paese, a partire dalla capitale Sarajevo dove la squadra è arrivata la scorsa notte da Zenica. Attorno alle 4 per il gruppo capitanato da Edin Dzeko, con una vistosa fasciatura alla spalla, l’apoteosi davanti al monumento del “Fuoco eterno”, il mausoleo dedicato a tutti i caduti di Jugoslavia e Bosnia, come richiesto a gran voce dalle migliaia di tifosi presenti. Non era mai successo prima che a una squadra o un atleta venissero celebrati in questo luogo “sacro” di Sarajevo, alla stregua del nostro Altare della patria.

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