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«In teatro non si muore», il lascito di Gigi Dall'Aglio

«In teatro non si muore»,  il lascito di Gigi Dall'Aglio

04 Novembre 2021,09:02

Sabato debutta postumo l'ultimo lavoro dell'attore e regista

Debutterà sabato alle ore 17.30 in prima nazionale la nuova produzione di Fondazione Teatro Due «In teatro non si muore...», repliche fino al 15 novembre. L’ultimo lavoro di Gigi Dall’Aglio, che lo ha scritto e diretto, pronto al debutto nell’ottobre 2020 e poi bloccato a causa della chiusura dei teatri imposta dall’emergenza sanitaria, viene ora presentato al pubblico, in una forma che non può non tenere conto dell’assenza del suo creatore. Ad interpretarlo Roberto Abbati, Laura Cleri, Cristina Cattellani, Paola De Crescenzo, Davide Gagliardini, Anna Mallamaci, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Roberto Serpi, Nanni Tormen, Emanuele Vezzoli, Zelíe Adjo, Modou Gueye, con Davide Carmarino al pianoforte ad eseguire dal vivo le musiche originali di Alessandro Nidi e le luci di Luca Bronzo.
La storia è quella di una compagnia famigliare di attori sul lastrico, costretti a riconvertire il proprio teatro in un’attività redditizia. Così  nasce «Ade» un'agenzia un po’ sui generis. Questa scombinata famiglia d’arte inizierà a realizzare, per una carrellata di clienti variopinti, delle cerimonie dal sapore surreale utilizzando per ogni “funzione” una diversa opera di Shakespeare e attraversando situazioni paradossali, come in una vecchia commedia all’italiana in cui la vita e il palcoscenico si mescolano. 
 Nel testo di Dall’Aglio il racconto della crisi e della possibilità di sopravvivenza, del cambiamento e della ricerca di un nuovo ruolo, è osservato dal di dentro, attraverso gli occhi di una piccola compagnia che è metafora dell’intero Teatro. «”In teatro non si muore…” nasce da una riflessione sui principi fondanti del Teatro, rivisti in una nuova piega bizzarra e a tratti sconcertante - scrisse Dall’Aglio. Il Teatro come Rito, inciampa proprio in quell’Incertezza che ne qualifica la Laicità fondante delle origini. E noi quelle origini lontane le andiamo a ritrovare, nei risvolti affettuosamente comici, nel vissuto di quella piccola compagine di attori nel loro modesto teatrino famigliare. La missione di dover contenere quel cuore, all’interno del loro modestissimo cerchio di legno (O), o all’interno dello zero della loro esistenza (sempre O: sintetica definizione scespiriana di Teatro) è affrontata da quegli attori preoccupati della loro sopravvivenza, con una intuizione che, questa volta, consente loro di trovare la quadratura del cerchio». Nello spettacolo l’attore è un posseduto che ridà voce al corpo di persone morte, come nelle cerimonie voodoo che Dall’Aglio ha studiato sia in Africa che in Brasile. È proprio dopo un lungo soggiorno in Africa che è nato il testo, contenuto nel libro «4 storie di negri e teatro», fresco di pubblicazione per i tipi della Nuova Editrice Berti che verrà presentato a Teatro Due l’11 novembre alle ore 17.30. r.s.

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