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Verona: Romeo e Giulietta? No, Dante e Beatrice

Verona: Romeo e Giulietta? No, Dante e Beatrice

di Lucia Galli

16 Ottobre 2021,09:44

In viaggio con Dante nella città dell'amore

Giulietta o Beatrice, William Shakespeare o Dante Alighieri? Perché scegliere quando si possono tutti tenere insieme in un’unica città? Verona non è solo la città dei sospiri di Montecchi e Capuleti ma anche di quelli del Sommo poeta. Prima di ospitarlo ed accoglierlo, Verona seppe innanzitutto stregare Dante. A vederla così, incorniciata fra le colline e le rive dell’Adige, dovette ricordargli un po’ la sua Firenze perduta. Alighieri, infatti, soggiornò due volte, e a lungo, nella città che sarebbe stata poi di Romeo e Giulietta e  vi giunse con nel cuore un doppio amore difficile e contrastato: non solo per Beatrice, ma anche per la sua patria da cui si era dovuto allontanare come «Ghibellin fuggiasco» e trovò accoglienza in una città  intelligente ed aperta. La biografia di Dante potrebbe davvero essere materia per uno dei drammi del bardo di Stratford upon Avon, ben oltre le vicende di Montecchi e Capuleti che oggi si possono ripercorrere in via Cappello in una casa di Giulietta (casadigiulietta.comune.verona.it) finalmente ripulita e non più oltraggiata da graffiti e degrado. La Vita Dantis, però, potrebbe anche essere materia per uno dei libretti che hanno infiammato molte opere che ascoltiamo rapiti dalle gradinate di pietra romana dell’anfiteatro più famoso della lirica. 
Così nei 700 anni che lo stanno celebrando un po’ in tutta Italia, per capire ancora qualcosa di più sul conto di Dante non può mancare un itinerario nella città dell’amore e dell’arena: ad aiutare nella visita provvedono totem e Qr code dislocati in tutto il centro, con tanto di piantina «parlante» per immergersi immediatamente nella Verona medievale che ospitò il poeta. 
Nella piazza dell’arena il Sommo simpatizzava con le ««poarine che sta in Bra», raccontando in una epistola a Moroello Malaspina anche l’amore per una «bella montanina». In piazza delle Erbe, invece, altre lo additavano come quello che sapeva andare e tornare dall’Inferno, come si poteva evincere dalla sua barba “incenerita”. Si potrebbe dire che Verona abbia reso Dante più umano, testimoniandone il percorso di uomo e di politico: nel 1303 Alighieri sta in città 10 mesi, accolto con tutti gli onori della diplomazia. Ospite di Bartolomeo della Scala, è lui quel mecenate raccontato nel Paradiso (XVIII, 69-72). Nel 1312 quando vi ritorna è, però, un altro uomo: esule, come Firenze si sente una “nave senza nocchiero”, ma l’accoglienza di Cangrande della Scala cambierà le sue sorti. A Verona Dante comincia a scrivere il Paradiso che poi dedicherà proprio al suo nobile ospite. Ed è in questi sei lunghi anni che il poeta si fa un poco veronese: in piazza della Ragione vede la torre dei Lamberti, frequenta il Duomo e tiene anche una lectio magistralis nella vicina sant’Elena, ma soprattutto grazie ai manoscritti della biblioteca capitolare – fra le più antiche d’Europa (bibliotecacapitolare.org) – conosce per la prima volta il latino di Livio e Plinio. Impara a decifrare tutti i segni della grandezza dei signori Della Scala passeggiando fra le arche scaligere e la chiese di santa Maria Antica. 
Vede il ponte di pietra che affaccia sulle altre vestigia romane della città, non può invece immaginare quanto sia bello un tramonto – ieri come oggi – da Castelvecchio, perché il ponte Scaligero sarà costruito solo 30 anni dopo la sua morte. Dalla riva del fiume, però, raggiunge spesso san Zeno e – pur non potendo ancora ammirare la pala Correr del Mantegna come facciamo noi - se ne ricorda nel Purgatorio (XVIII 118-120) collocandovi Gerardo: Io fui abate in san Zeno a Verona / sotto lo ‘mperio del buon Barbarossa / di cui dolente ancora Milano ragiona. Abitò nella attuale Prefettura, a palazzo del Podestà, in piazza dei Signori dove una statua ottocentesca lo ricorda, lo sguardo basso, la mano al mento. Non guarda lontano: a Verona fu forse anche felice.
Informazioni visitverona.it
 

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