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Isola d'Elba: il mare dell'imperatore

Isola d'Elba: il mare dell'imperatore

di Luca Pelagatti

02 Maggio 2021,13:11

Torniamo a viaggiare e celebriamo i due secoli della morte di Napoleone. Sull'isola dove fu esiliato, tra miniere, spiagge e leggende

Strano destino: l'Imperatore qui c'è stato pochi mesi, palesemente controvoglia. E sempre sognando di andarsene. Eppure, non c'è angolo che non porti un suo ricordo, una sua traccia. Ecco perchè in questi giorni in cui ricorrono i due secoli da quel fatale 5 maggio in cui Napoleone «Ei fu», - e in cui le  regioni si aprono e si respira un accenno di ripresa e normalità - è bello pensare di tornare a viaggiare proprio partendo  da qui. Dall'isola del ferro e di Bonaparte. Dove unire storia e voglia di andare. 
 Un desiderio che ci spinge verso la terza isola d'Italia (www.visitelba.info) la stessa che, guardando la mappa, pare uno strano pesce con la testa rivolta alla Corsica e la coda girata verso la Toscana. Una curiosità: una fila di montagne corre lungo la spina dorsale dell'isola, e il suo punto più alto - il monte Capanne - diventa esattamente  l'occhio del pesce. 
Per arrivare sulla nostra isola a forma di pesce basta un'ora di  traghetto da Piombino e durante il viaggio ecco apparire una successione di baie sinuose e spiagge tranquille, sovrastate da pendii coperti di bosco. Per buona parte dell'anno appaiono deserte come rifugi sul mare.  Sotto i quali luccicano i metalli.
Si, perchè già dall'antichità, l'Elba era conosciuta come un'isola di minerali. Ancora oggi le colline sono cosparse di cristalli lucenti che occhieggiano dalle  pendici del monte Capanne dopo i mesi piovosi, come crochi in primavera. E all'estremità orientale dell'isola, nel comune di Capoliveri, si trova il monte Calamita. 
Il nome dice tutto: è, in pratica, una montagna con un enorme cuore di ferro. Le  leggende dicono che sia in grado di fare impazzire le bussole. Ovviamente non è vero. Ma molte delle armi con cui le legioni romane conquistarono un impero furono forgiate col metallo scavato qui. 
Una storia di fatica  e lavoro che proseguì dai tempi degli Etruschi sino agli anni '50 quando si cominciarono ad abbandonare gli scavi per puntare sul turismo. L'ultima miniera, la galleria del Ginevro, chiuse nel 1981.  E il ferro rimase nella terra, nei ricordi e nel nome del suo porto più importante: Portoferraio.
 Qui vivono 12mila dei 32mila abitanti dell'isola ed è il punto di partenza di ogni vacanza all'Elba. Oltre che un luogo che intriga.  La città si allarga dal porto verso l'anfiteatro naturale che la circonda e rivela, nel gomitolo del suo centro, la sua lunga storia. E lo smisurato bagaglio di leggende. 
Qui si cammin in strade a scalini, ci si ferma in piazzette che si spalancano all'improvviso tra case colorate come i loro balconi fioriti e si respira l'aria di mare. La stessa che ricorda che, per il mito, qui sono sbarcati gli Argonauti ma anche, in realtà i pirati contro i quali Cosimo I de Medici innalzò mura e torri di guardia. 
Ma il passeggero più importante che attraccò qui, lo sappiamo, è colui di cui in queste ore ricorre l'anniversario: Napoleone Bonaparte.  L'imperatore arrivò il 3 maggio del 1814 con il titolo di «sovrano dell'isola». Ed è strano visto che era in esilio dopo la batosta di Lipsia. Lui però, mantenne l'aplomb imperiale e ricevette con distacco il benvenuto ossequioso delle autorità. Non rimase a lungo: solo 9 mesi. 
Ma lasciò il segno. La sua presenza, di fatto, diede vita alla vocazione turistica dell'isola del ferro (un imperatore è davvero un ospite vip)  e, in più,  lui fece sforzi importanti per migliorare le strutture di quello che dopo i fasti imperiali dovette sembrargli un triste scoglio. 
Scelse come abitazione la  villa dei Mulini, strategicamente appollaiata sopra Portoferraio, da dove poteva controllare cosa accadesse in mare.  E, secondo i maligni, sedersi su una panchina del giardino per guardare malinconicamente verso nord, verso la Francia perduta. La casa  fu poi ristrutturata su disegno di Bonaparte che scelse anche gli arredi che però si sono persi. Anche se i mobili di oggi sono antichi e fanno capire l'atmosfera.  Da vedere poi è anche la villa San Martino dove  visse saltuariamente  e dove si trovano ancora molte stampe dell'epoca e vignette prese da giornali inglesi. Inutile dirlo: la stampa dell'epoca nemica non perdeva occasione per sbeffeggiarlo. 

Noi, invece rendiamogli omaggio, andando a zonzo tra gli altri paesi dell'isola. Che pur piccola sa proporre molti volti diversi.  Uno dei più amata è quello di Capoliveri, sulle pendici del Monte Calamita. Qui si viene per vedere i negozietti, mangiare nei tanti locali ma anche solo fare una passeggiata. E ne vale la pena. Le due luminose piazze centrali sono piene di caffè ma  per avere un po' d'ombra e tranquillità basta infilarsi nella rete di strade fuori dalla via Roma. Qui  solo vicoli silenziosi e gradini che portano su o giù tra la montagna magnetica o il mare blu vetro. 
Ecco, il mare:  prossima tappa Porto Azzurro, prima porto di pescatori, poi avamposto militare imposto da Filippo III di Spagna che fece costruire il forte Langone. Era davvero inespugnabile se esiste ancora ed è usato come carcere. Noi, placidamente, partiamo da piazza Matteotti, il cuore del paese da dove camminare verso la passeggiata Carmignani, ovvero il lungomare. Prima di arrivare alla spiaggia di Barbarossa scegliete uno dei tanti locali dove premiarvi con pesce fresco e vino bianco locale. 
Ancora uno stop, prima di fermarci in una caletta appartata per il primo sole di primavera. La sosta la dedichiamo a Marina di Campo: quello che fu un paese di pescatori è diventato un  po' il centro del turismo balneare grazie ad una delle spiagge più celebri e alla nascita di strutture di ogni tipo. Qui vengono le famiglie ma anche i giovani che vogliono locali dove tirare tardi. Ma tutti prima o poi si sfiorano sul lungomare tra bancarelle, locali e profumo di mare. E per i più avventurosi non dimenticate che da qui parte la barca che porta all'isola di Pianosa. E' stato un carcere duro chiuso al mondo: oggi, con visite guidate, si  scoprono resti romani e nella macchia mediterranea uccelli e animali che esistono solo qui. Sotto il mare, poi, i fondali sono da urlo. 
Ecco, il mare: da qui, in 4 km, si arriva alla spiaggia di  Cavoli: in questa stagione è deserta e la sua sabbia è tutta per noi. Col mare davanti e il vento intorno pensiamo a Napoleone che passò di qui due secoli fa. Stoltamente senza capire che in mezzo a tanta bellezza si è già  imperatori anche senza una corona.
 

© Riproduzione riservata

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