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Argentario, l'isola che non c'è più e le sue tante magie

Argentario, l'isola che non c'è più e le sue tante magie

di Luca Pelagatti

26 Giugno 2020,10:31

Volete l'isola che non c'è? Puntate invece verso l'isola che non c'è più. Si, perché il promontorio dell'Argentario un tempo era un'isola. Poi, parliamo di qualche migliaio di anni fa,  il mare, le correnti e la sorte hanno deciso diversamente e hanno spinto la sabbia formando i tomboli, quelle lingue di terra e sabbia che ora lo congiungono alla costa insieme alla diga voluta dal granduca Leopoldo per legare Orbetello a questa ex isola. Che tra l'altro ha una storia tanto antica quanto quei tomboli che l'hanno collegata con la terraferma. 

STORIA E NATURA
Da queste parti infatti pescavano i greci quando ancora Roma doveva scoprirsi capitale del mondo di allora ma poi partecipò a lotte e scaramucce passando dai fiorentini agli spagnoli che decisero di renderla una fortezza. 
Lo si capisce ancora oggi vedendo quello che resta delle torri e dei forti usati per scrutare il mare. Guardare il mare è normale. Ma qui la  stravaganza è che l'acqua è su due lati. Alle spalle infatti delle strisce di sabbia si è formata una laguna che è anche una zona protetta che si può visitare in barca ammirando i grandi stormi di uccelli. Non durante l'estate: ma tra autunno e primavera l'azzurro si tinge di rosa per la presenza di fenicotteri. 
Ma noi andiamo oltre e andiamo a scoprire i paesi del promontorio.  Il punto di partenza sarà quasi certamente Porto Ercole, un borgo marinaro abitato sin dai tempi degli etruschi e oggi inserito nell'elenco dei «Borghi più belli d'Italia».
  Sul mare spiccano le barche dei pescatori mentre passando per la porta Pisana si entra nel cuore del paese con piccole strade e antichi palazzi mentre da piazza Santa Barbara si gode una bella vista sul porto. 
Ma se volete davvero far andare lo sguardo occorre salire ancora verso la medievale Rocca Aldobrandesca che  domina tutto il promontorio  o verso i forti Filippo, Stella e Santa Caterina. Ora sono oasi di pace ma hanno ancora mura arcigne e i cannoni puntati verso il mare.  

PAESI SUL MARE
Ma il nostro viaggio tra i verde e il blu dell'Argentario prosegue e porta a Porto Santo Stefano, il capoluogo di questa comune sparso sul promontorio a una dozzina di km da Porto Ercole e a una decina di Orbetello. Il suo ruolo di capoluogo deriva dal ruolo avuto nel passato e la sua storia è ricca di lasciti: qui si stabilirono i Romani e col tempo i Senesi, poi gli spagnoli e i francesi prima di entrare nel Granducato di Toscana e nel Regno d'Italia. 
Un simile retaggio farebbe pensare a una grande ricchezza di palazzi e monumenti ma non è così visto che nel 1944 fu pressoché raso al suolo dai bombardamenti. E rinacque dalle rovine. 
Ma non pensate di rimanere delusi: al contrario già arrivando con l'auto il colpo d'occhio dall'alto riempie lo sguardo e il resto lo si scopre passeggiando lungo il porto del Valle, da dove partono i traghetti per Giannutri e il Giglio, e ancora di più sul lungomare dei Navigatori. 
I lungomare, quasi sempre, sono ricchi di fascino ma in questo caso c'è di più: questo spazio infatti è stato progettato dal grande Giorgietto Giugiaro e ora è il posto giusto per scegliere uno dei tanti ristoranti per assaggiare il mare o godersi un aperitivo al tramonto.  L'atmosfera è garantita e il mare a due passi tanto che viene voglia di fare un tuffo.  

LE ANTICHE FORTEZZE
Un salto in mare che sognerete quasi certamente  dopo esservi arrampicati in salita fino alla Fortezza Spagnola che risale alla metà del 1500 e racconta ancora oggi quanto l'Argentario fosse una specie di austero fortilizio. Ed è cosi strano pensarlo  nell'atmosfera vacanziera che si vive oggi.  
La fortezza, si trova su un colle dove si apre una struttura quadrata su due livelli che ospitavano magazzini, spazi per i soldati e soprattutto le postazioni dei cannoni che dovevano difendere dagli attacchi dal mare. Oggi tutto è diverso e all'interno ci sono le mostre che raccontano la storia dei costruttori di navi dell'Argentario e i reperti archeologici trovati dai sub sotto questo mare. 
Mare, fortezze, storia; le attrattive dell'Argentario non sono finite. E noi riprendiamo il viaggio verso Orbetello che racchiude tutti questi diversi ingredienti: la cittadina si trova infatti in mezzo alla laguna ed è resa speciale da mura che risalgono alla notte dei tempi ma sono state rinforzate dai soliti spagnoli. In più qui il balletto dei dominatori e dei suoi signori sembra ancora più ricco del solito visto che dal papato venne donato come lascito ad una abbazia e poi a schiere di  nobili come gli Aldobrandeschi e gli Orsini per poi passare di mano tra senesi, spagnoli, Regno di Napoli,  Toscana e alla fine, finalmente, Regno di Italia.
 Tutto questo ha infuso nel paese, che ovviamente fu abitato da pescatori,  uno stile speciale che si ritrova compendiato nella cattedrale di Santa Maria Assunta sorta sui resti di un tempio romano e poi, tra 1200 e 1300, ampliata e ricostruita più volte per compiacere il signore di turno. A riprova che anche invasioni e tiranni, in fondo, qualcosa di buono lo sanno lasciare. 
Noi, godiamoci questa ricchezza e imbocchiamo  corso Italia, la strada del passeggio e dove si va per vedere e farsi vedere. 
A proposito di vedere: da non perdere, anche perché è praticamente impossibile non notarlo, c'è il Mulino Spagnolo, il simbolo di Orbetello. 
Si trova in mezzo alla placida acqua della laguna, poco lontano dalla costa, dove inizia la diga che lo collega all'Argentario,  ed è il solo rimasto tra i nove che venivano usati ai tempi degli spagnoli.  Per ammirarlo e scattare l'immancabile selfie  si deve raggiungere l’estremità occidentale di Orbetello dove inizia la diga che porta fino all’Argentario.  Qui la combinazione tra natura e opera dell'uomo appare  quasi perfetta. E si capisce che è proprio vero che questa è l'isola che non c'è più.

© Riproduzione riservata

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