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In Italia il loro cognome evoca intrighi, trame e scandali. Eppure ci fu un tempo in cui i Borgia erano sinonimo di bella vita sì, ma di arte, cultura, ricchezza e mecenatismo. Tutta colpa o merito di una lettera, quella «J» che in Italia fu semplificata in «i» e fece saltare il banco di Roma e di mezzo Vaticano. Insomma, basta andare in Spagna, lungo la costa Bianca, per scoprire che i Borja «ante Borgia» seppero creare anche un altro impero, precisamente un ducato, proprio come Parma, fatto di raffinatezze e benessere.
Benvenuti a Gandia, cittadina d’arte e mare, che ancora oggi sa affascinare con le sue lusinghe chi voglia andare alla scoperta dei dintorni della regina del territorio, quella Valencia capitale, che spesso si prende la scena e le copertine. Il bello è che un viaggio alla scoperta della Comunitat Autonoma Valenciana può fare tappa nella città «grande» e volitiva delle arti, della scienza e del design e poi approdare nella sua «gemella» in miniatura che conquista con il suo cocktail di monumenti e natura, movida e relax.
Amatissima dagli italiani, che, fino a qualche decennio fa, erano signori indiscussi delle sue spiagge e delle sue tapas bar, Gandia è innanzitutto uno scrigno dai molti tesori. Si può stare in centro senza stancarsi di andare a zonzo nelle sue viuzze, punteggiate di chiese dal profilo gotico catalano e dalle robuste forme dei palazzi storici, appannaggio di ferventi gesuiti o nobili rampanti. Poi, quando sale la voglia di mare e di onde, basta andare sulla costa e scegliere una delle molte spiagge, dalle più cittadine, proprio come a Valencia, a quelle più remote che sconfinano ora a nord fino alla laguna di Albufera a sud verso Benidorm ed Alicante, capitali per antonomasia del divertimento spagnolo.
In mezzo? Solo meraviglia. Al centro della città vecchia sono i Borgia – Borja a dare il benvenuto. Nella piazza dell’Università, dove sorge la Escuela Pias dai Borgia fondata, ognuno di loro è rappresentato con una statua bronzea dal profilo longilineo. Lucrezia appare per quello che fu: una fanciulla rinascimentale anche sfortunata, forse infelice. Segnata dalle traversie, fece del suo fascino un’arma di potere. Francesco, invece, reca già le insegne del santo che diventò, guidando anche l’ordine dei gesuiti, dopo essere rimasto vedovo ed aver attraversato gli anni ruggenti della Spagna di Giovanna la Pazza, Isabella di Portogallo e Carlo V. L’intricato «casco», il cuore della città, mette in rassegna edifici liberty, come l’antico ospedale, palazzi decorati ad azulejos, nel più carismatico stile spagnolo valenciano.
La collegiata di Santa Maria è un prodigio di gotico color ocra dove gli antichi mercanti incidevano i loro conti nei giorni di mercato scalfendo la pietra in molti punti ancora visibili. Giunti al Passeig de les Germanies, ecco le ramblas in versione locale: negozi, bar, il paseo, insomma la passeggiata, ombreggiata da alte palme ed ancora palazzi che svettano maestosi, nascondendo, al loro interno, eleganti giardini freschi, riconvertiti in locali e piccole gallerie d’arte.
Pochi passi, ed ecco il ponte sul Serpis, spina dorsale della città, quel fiume dal carattere inquieto e intermittente. E’ poco distante che i Borgia scelsero di costruire la loro residenza principale. Palazzo ducale (palauducal.com), in carrer del duca Alfonso il Vecchio, si svela a poco a poco: quattrocentesco – ma con decorazioni che vanno dal gotico al barocco -, la prima corte interna non permette ancora di immaginare i fasti del saloni del primo piano, fra affreschi firmati da Gaspar de La Huerta, specchi, sale da ballo e salotti dove si celano anche armadi segreti: vi si conservano tesori di famiglia compresa una ricca collezione di reliquie di cui i Borgia erano gelosissimi, almeno tanto quanto le meravigliose terrazze affacciate sul fiume, dove si torna a respirare l’atmosfera del Siglo del oro. Poco oltre, altre due tappe sono al convento di Santa Clara e al museo Archeologico, per fare il pieno di icone e dipinti che inquadrano l’importanza della città nel passato. Poi, dopo tanta storia si può tornare alla spiaggia. Anche i Borgia sarebbero d'accordo.
INFO
Arrivare - Treno e bus Arrivare a Gandia è molto semplice: in treno da Valencia (www.visitvalencia.com) basta prendere i frequenti convogli della linea C1 che impiegano meno di una ora. In alternativa ci sono varie linee di bus con numerose partenze nell’arco della giornata.
Mangiare - La fideuà ll piatto simbolo di Gandia è la fideuà che ricorda per alcuni aspetti la paella di Valencia. Ma è molto diversa: questo perché non si usa il riso ma spaghettini sottilissimi, numero 3. Ad inventarla furono involontariamente dei pescatori che, trovandosi in mare aperto, con tanto pesce, ma senza riso, decisero di far «risottare» le loro delizie sostituendo il riso con degli spaghettini. Ed ecco nata un’altra prelibatezza che tutti a Gandia vi serviranno con orgoglio. Mangiatela nel ristorante Alquimia in Carrer d'Ausiàs March, 5
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