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editoriale

"A Parma è nato un bimbo. E ha molte cose da dirci"

culle maternità
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Ho letto sul Fatto quotidiano una bella intervista al sindaco di Cuneo, Federico Borgna. Io lo conosco, l'ho conosciuto quando lavoravo alla Stampa. Federico Borgna ha 42 anni ed è cieco. Completamente cieco. Ha perso la vista quando era bambino. Ci incontrammo la prima volta un anno e mezzo fa. Avevamo appuntamento a casa sua, dove viveva da solo. Andammo a piedi in Comune, e la strada la sapeva lui, non io. Mi disse che leggeva La Stampa sull'I pad grazie a una speciale applicazione. Leggeva anche gli sms. Federico Borgna è cieco e da tre anni fa il sindaco di una città di 56 mila abitanti; è anche presidente della provincia di Cuneo, che ha 600 mila abitanti ed è più grande della Liguria.
L'intervista che ha rilasciato ieri mi ha fatto pensare immediatamente al piccolo Bryan, di cui ci stiamo occupando da alcuni giorni. Bryan è nato al Maggiore di Parma il giorno di Natale e ha purtroppo una grave malformazione: non ha le gambe dal ginocchio in giù.
La Gazzetta, così come tutti gli altri giornali, si sta occupando di Bryan perché il dramma di questo bambino sta diventando una questione giudiziaria. I genitori dicono che nessuno aveva prescritto un'ecografia morfologica, cioè un esame che con buone probabilità avrebbe permesso di accertare la malformazione entro i termini previsti dalla legge per abortire. Così, mamma e papà di Bryan stanno pensando di chiedere i danni ai medici.
Ora, io vorrei che fosse chiara, chiarissima, una cosa. Io non giudico nessuno. Non mi permetto mai di giudicare nessuno, e tantomeno lo faccio con chi sta soffrendo, pensa di non farcela, si sente debole e solo. Al contrario, queste sono le persone cui mi sento più vicino. E poi c'è una legge, c'è una magistratura: qualunque percorso si snodi attraverso l'applicazione della legge e le decisioni della magistratura, va accettato.
Mi domando però se tutti noi che stiamo seguendo la vicenda del piccolo Bryan non siamo un po' strabici. Se non ci stiamo concentrando troppo sugli aspetti legali e non stiamo dimenticando che a Parma è nato un bambino che ha, e avrà, bisogno del nostro aiuto. Un bambino che vive e vivrà. Che non avrà le gambe ma l'intelligenza certamente sì, la consapevolezza certamente sì: che soffrirà per un handicap, ma che forse avrà anche quella forza misteriosa che aiuta ad avere una marcia in più. Come ce l'ha il sindaco di Cuneo, come ce l'ha Alex Zanardi che ha perso le gambe e da allora è un inno perenne alla bellezza del vivere.
Bryan crescerà, berrà, mangerà, piangerà e riderà, proverà sentimenti e avrà amici, si innamorerà e quasi certamente camminerà pure, perché oggi la tecnologia fa miracoli, come li ha fatti con Pistorius. Siamo sicuri che questo bambino un giorno dirà: «Sarebbe stato meglio se non fossi mai nato?». E siamo sicuri, insomma, che questa è una storia da trattare come un caso di cronaca giudiziaria?
Io, ripeto, non giudico nessuno, tantomeno i genitori. Ma non vorrei che un giorno a questo bambino venisse detto: ecco, una sentenza ha stabilito che la tua nascita è stata un danno da risarcire; che tu stesso sei un danno. Siamo sicuri che questo gli farebbe meno male della mancanza delle gambe? Io no. Io so soltanto che a Parma è nato un bambino. E ha molte cose da insegnarci.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Bastet

    17 Gennaio @ 12.49

    A Parma,ne nascono tanti di bimbi!E ciascuno di loro ha qualcosa da dirci!

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  • BoboT

    14 Gennaio @ 11.16

    Articolo che non condivido perchè velatamente polemico nei confronti della famiglia su cui non si può sapere niente sulle proprie volontà. Innanzitutto il clamore giudiziario c'è perchè la stampa ne parla con titoli ad effetto. Il bimbo è nato il 24 dicembre e la notizia è uscita 15 giorni dopo e non credo su richiesta dei genitori. In secondo luogo è sempre facile giudicare dall'esterno ma su questi casi penso ci si debba fermare a dare consigli e non opinioni. Certo al mondo ci sono tanti casi con un "lieto fine" come il citato sindaco di Cuneo, Bocelli, Pistororius..ma siamo informati invece su quelli che non hanno avuto un buon esito o che hanno causato solo sofferenze alla famiglia e al bambino stesso?? Ogni situazione è differente e nessuno penso possa permettersi di giudicare. La causa legale è giusto che ci sia e mettetevi il cuore in pace che il suo esito non può in alcun modo togliere la vita al bambino. Anzi un giusto risarcimento economico aiuterà probabilmente la famiglia a crescerlo nel migliore dei modi.

    Rispondi

    • Enzo

      14 Gennaio @ 13.40

      Io parto da quello che dice lei: "nessuno può permettersi di giudicare". Esatto. NESSUNO. Nessuno può giudicare se quella vita valga la pena di essere vissuta. Nemmeno i genitori. La vita di un bambino non è di proprietà dei genitori. Io non so cosa pensino i genitori, ma leggo quello che pensano i lettori, ovvero che quella di abortire o meno è una questione privata dei genitori. Ma i genitori hanno potere di vita o di morte sui figli? La vita dei figli è di proprietà dei genitori? O ci stiamo dimenticando che un bambino che nasce è un'altra persona, che non appartiene a nessuno, e che i genitori sono chiamati ad amarlo e accudirlo (e non a ucciderlo). La legge tutela i bambini NATI dai genitori che non li amano e non li accudiscono (al punto che a volte vengono tolti ai genitori), ma nessuna tutela ai bambini IN GREMBO. Ma al di là della legge, sarebbe sufficiente il buon senso di ognuno per capire.

      Rispondi

    • 14 Gennaio @ 11.32

      REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - Che lei non condivida un nostro articolo è ovviamente legittimo. Che lei parli di titoli ad effetto, tanto più sotto questo articolo, è banalmente sciocco: è purtroppo la vicenda che è ad effetto di per sè, e noi la stiamo seguendo da cronisti come sempre facciamo e con il rispetto per la comunità di cui parliamo ma di cui anche facciamo parte. Che, infine, ci sia "velata polemica nei confronti della famiglia" è cosa su cui non ho neppure bisogno di scomodare il direttore perchè mi basta riprendere il suo scritto: "Ora, io vorrei che fosse chiara, chiarissima, una cosa. Io non giudico nessuno. Non mi permetto mai di giudicare nessuno, e tantomeno lo faccio con chi sta soffrendo, pensa di non farcela, si sente debole e solo. Al contrario, queste sono le persone cui mi sento più vicino." - E nessun nostro scritto contesta che ci sia una causa legale: quello che abbiamo provato a dire è che Bryan non sarà solo questo.

      Rispondi

  • Sveva

    14 Gennaio @ 09.47

    O aborto o vita. Nessuno che pensi alla alternativa della via di mezzo. Gli esami prenatali non sono stati creati per abortire e basta. Chi può dire cosa sarebbe accaduto con una diagnosi corretta? Avrebbe abortito? Avrebbe tenuto comunque il bambino ma preparandosi, informandosi? Chi lo può dire? Voi? Io? No di certo. Di certo qui c'è che non è stata vista una malformazione gravissima. La visione di questa malformazione avrebbe permesso ai genitori non solo l'aborto, unica soluzione che sembra apparire a tutti voi, ma di prevenire un trauma a tutta la famiglia, di informarsi sul futuro, che grazie alle nuove tecnologie non sarà così terribile e invalidante, di ascoltare ed essere ricevuti da esperti del settore che sicuramente avrebbero tranquillizzato ed esposto quanto sia possibile fare per far condurre al bambino una vita il più "normale" possibile.

    Rispondi

  • Benedetta

    14 Gennaio @ 00.34

    È tutto molto bello e ragionevole. Eppure io capisco la posizione dei genitori, immagino lo sconcerto, la disperazione, il dolore, forse il terrore di non farcela. Perché il bimbo crescerà e sarà amato. Ma da genitore penso che la paura che tutto quello che puoi fare per tuo figlio non sia sufficiente, resta.

    Rispondi

  • Enzo

    13 Gennaio @ 23.07

    Lo so bene che la legge dice questo. Per me è abominevole. Peraltro non pone questioni di malattie (che comunque non condividerei): dice che qualsiasi bambino può essere abortito entro 90 gg). Come se a 90 gg non battesse il cuore (batte dopo 20 gg se ricordo bene), come se non avesse testa, mani, piedi, eccetera. La legge da alla madre il potere si togliere la vita a un essere umano. Si parla di diritti della madre, ma i diritti di questo essere umano chi li tutela? A ognuno di noi sarebbe potuto capitare di essere trucidati in grembo: neanche pensare a questo ci fa riflettere che qualcosa che non quadra c'è? Un saggio diceva che la mia libertà finisce dove inizia la libertà degli altri: la libertà di un bambino di nascere chi la tutela? O la libertà di chi non si può difendere vale meno di quella di una mamma che vuole disfarsi di un problema scomodo?

    Rispondi

    • Vercingetorige

      14 Gennaio @ 12.27

      ENZO , gli argomenti che lei porta sono quelli degli antiabortisti nella campagna referendaria contro la 194. Gli Italiani si sono espressi in proposito.

      Rispondi

      • Enzo

        14 Gennaio @ 13.32

        E con questo? Posso dire che non condivido o è vietato? Posso dire che anche se c'è una legge che CONSENTE, per fortuna è consentito anche non abortire e quindi è CONSENTITO riflettere sulla legittimità morale di abortire o no? Certo, gli argomenti degli abortisti sono proprio i suoi: non se ne discute e punto. Perché se se ne discute anche sono trenta secondi, ci si accorge non c'è nessun motivo valido per non ritenere l'aborto un barbaro omicidio. L'unico modo per tenere la coscienza pulita è fare come gli struzzi, mettere la testa sotto la sabbia e dire che non se ne può discutere perché c'è una legge che dice che è legittimo.

        Rispondi

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