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Joss, da San Secondo alla Juve

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Joss è arrivato a Parma dal Senegal da solo. Una famiglia di connazionali, i Didiba, lo ha adottato. Preso dal Perugia, è stato notato dalla Juventus che lo ha acquistato pochi giorni fa. E adesso...

Vittorio Rotolo

La storia di Joss, 18 anni appena compiuti, almeno nelle sue fasi iniziali è comune a quella di tanti giovani che arrivano in Italia da soli e con la speranza di trovare qui il futuro che, nei rispettivi paesi d’origine, è stato loro negato. A causa della miseria o della guerra. Ma la storia di questo ragazzo camerunense, a differenza di tante altre, si è trasformata ben presto in una favola. Nella migliore delle favole. Grazie alla sensibilità di Jean Claude e Caterina Didiba, una coppia residente a San Secondo, perfetto esempio di amore ed integrazione, che lo ha accolto nella propria casa. E grazie anche al calcio. Joss, centrocampista duttile che può giocare pure in difesa, piedi buoni e fisico imponente, lunedì ha firmato un contratto con la Juventus, che lo ha prelevato in prestito fino a giugno (ma con diritto di riscatto) dal Perugia. Una trattativa-lampo, concretizzatasi nelle ultime ore di mercato. «Abbiamo saputo dell’interesse da parte del club bianconero per Joss solo lo scorso week end – racconta papà Jean Claude -: a comunicarcelo è stato mio cugino Renè Pascal, agente Fifa che cura gli interessi di nostro figlio. Evidentemente, in questi mesi, gli osservatori della Juventus lo avranno tenuto d’occhio, Joss, che con la maglia del Perugia ha disputato il campionato Primavera, collezionando anche tre presenze con la prima squadra, in serie B. Lunedì è così volato all’Ata Hotel di Milano per siglare l’accordo: non ha avuto nemmeno il tempo di preparare i bagagli ed era talmente emozionato, quando ci siamo sentiti, da non riuscire nemmeno a parlare...». Reazione emotiva comprensibile, alla luce di un vissuto personale scandito, come il più coinvolgente dei romanzi, da mille peripezie capaci di dipingere di sentimento la scena.

«Era la fine del 2013 quando lo incontrai per la prima volta» racconta Jean Claude, mediatore culturale che vive da 20 anni in Italia e presidente della Consulta dei Popoli del Comune di Parma. «Joss vagava con aria smarrita nei pressi di un centro commerciale, a San Secondo: chiedeva qualche spicciolo per mangiare. Mi colpirono i suoi occhi e la sua intelligenza: parlava benissimo il francese, ma non mi disse molto rispetto a cosa facesse qui, a come era arrivato. Intuii subito che era da solo e non aveva un posto dove dormire. Tornai a casa, ma quella notte faticai a prendere sonno. E così pure le successive». Una settimana dopo, il secondo incontro. «Mi spiegò che proveniva da Douala, proprio come me – prosegue Didiba -: chiamai subito mia moglie e le dissi che avremmo dovuto fare qualcosa per lui. Con il Comune di San Secondo e l’assistente sociale, avviammo così le procedure per l’affidamento. Nel frattempo Joss venne accolto in un centro di accoglienza per minori non accompagnati, ma non ci rimase a lungo: avendo noi rinunciato a tutti i benefici previsti, in questi casi, dalla legge e ottenuto il consenso della madre naturale del ragazzo, che vive in Camerun e con la quale siamo sempre in contatto, si risolse tutto in tempi brevi». È qui che comincia la «seconda vita» di Joss. Ama il calcio, il ragazzo. Come i suoi quattro «nuovi» fratelli, a cominciare dal maggiore, Frank, che dopo aver militato nell’Inter e nel Parma gioca adesso a Modena. «Aveva una gran voglia di dimostrare il proprio valore – ricorda Jean Claude – ma misi con lui subito le cose in chiaro: prima la scuola, poi il pallone. Soddisfatto del suo rendimento (Joss frequenta tuttora un istituto ad indirizzo linguistico, ndr), bussai alle porte del Parma, dove tuttavia non fu possibile sostenere un provino. Mi rivolsi allora al Perugia, con cui ero in contatto: dirigenti e staff tecnico rimasero impressionati dalle sue qualità. Lasciarlo andare per la mia famiglia non fu semplice perché Joss è un ragazzo dolce e volenteroso. Sia a Parma che in Umbria, si è fatto volere subito bene da tutti». In questo anno e mezzo, Joss ha continuato a dividersi fra i banchi di scuola ed il rettangolo verde, senza mai risparmiarsi. Espletate le procedure burocratiche, prima del compimento della maggiore età, ha finalmente assunto pure il cognome della famiglia che lo ha adottato: Didiba. Ed oggi, Joss, può dire di aver coronato il suo sogno. «La chiamata della Juventus, ancorché inaspettata, è il giusto premio ai tanti sacrifici che ha fatto – conclude papà Jean Claude -: sono sicuro che anche nella Primavera bianconera saprà farsi valere...». E San Secondo tiferà per lui.

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