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ecosistema in pericolo

Invasione di tartarughe alloctone nei canali della bassa- Foto

24 Marzo 2025, 16:41

Una vera e propria <invasione> di tartarughe. E’ quella che sta riguardando anche la Bassa Parmense e che è ben visibile nei viversi corsi d’acqua. Come dimostrano le immagini realizzate oggi tra Pieveottoville e Ragazzola, quindi in terra di Po, queste tartarughe hanno raggiunto numeri importanti “colonizzando” canali e corsi d’acqua più o meno importanti. Quella in questione è la tartaruga palustre americana (Trachemys scripta), dalle orecchie gialle o rosse, una specie particolarmente vorace che già da tempo si è inserita nel nostro ecosistema mettendo per altro a rischio la vita di specie invece tipiche del territorio, come piccoli anfibi, rettili e la fauna minore, che subisce pesantemente la presenza di questa specie che, specie negli ultimi dieci anni, è numericamente esplosa.

In particolare la tartaruga palustre americana, che è carnivora, influisce negativamente sulle comunità acquatiche degli ambienti colonizzati attraverso la predazione di una grande varietà di specie animali, tra cui insetti acquatici, crostacei, pesci e anfibi, e nutrendosi anche di vegetazione acquatica. Nel nostro Paese fu importata diversi anni fa come animale da compagnia e poi liberato nell’ecosistema, al quale ha causato importanti danni. E’ anche doveroso ricordare che a seguito del Decreto Legislativo 230/2017, dal 14 febbraio 2018 è stata ufficialmente vietata in Italia la riproduzione, la cessione, il trasporto e la detenzione di tartarughe palustri appartenenti alla specie Trachemys scripta (ssp. elegans, scripta e troostii). Tali divieti sono vigenti in tutta l’Unione Europea in quanto la specie americana è stata dichiarata “specie invasiva” e dunque, almeno nel nostro Paese, il suo possesso è stato dichiarato legale soltanto per coloro i quali ne hanno denunciato il possesso entro il 31 agosto 2019.

Purtroppo però sono ancora tanti i proprietari di Trachemys scripta che ancora oggi non sono a conoscenza del divieto e, anche a causa di questo, si registra purtroppo un continuo abbandono di questi animali, che vengono lasciati senza troppi scrupoli in fontane e laghetti comunali, corsi d’acqua e, nei peggiori casi, in mare o nei pressi di un cassonetto.  Ogni regione dovrebbe istituire dei centri di raccolta ma ad oggi sono ancora poche quelle che hanno individuato uno o più strutture idonee. L’Emilia Romagna è una di quelle che, invece, ne ha di più: uno gestito dall’associazione “Tarta Club Italia” a Cesena, uno gestito dall’ENPA e dall’associazione “Rescue Dogs” a Neviano degli Arduini (Parma) ed infine quello gestito dall’Azienda Agricola di Riccò Federico in località Tramuschio di Mirandola (MO).

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