Simone Del Latte
Cannabis, famiglia e legislazione. Di questo si è discusso all’incontro «Genitori e cannabis: fatti e interpretazioni», svoltosi ieri mattina al centro pastorale diocesano di viale Solferino ed organizzato dall’Associazione medici cattolici Parma e dal comitato Difendiamo i nostri figli (Dnf) - Family Day. Tre temi solo apparentemente disgiunti. Si è partiti dal primo, ponendo sul tavolo le più frequenti argomentazioni pro cannabis. Le ha esposte Alessio Alfieri, responsabile dell’Associazione medici cattolici. «Molto spesso si sente dire «La marijuana è oramai diventata un fenomeno di costume!». «Esistono diversi Stati dove ne è stato approvato l’uso ricreativo», «Cosa volete cha faccia una canna ogni tanto?». Ognuna di queste tesi è stata affrontata da Gilberto Gerra, medico e responsabile Prevenzione droga e salute dell’Ufficio antidroga e crimine dell’Onu. «Nel parlare di cannabis si pongono due problemi. Il primo riguarda la collocazione giuridica degli stupefacenti e il secondo verte sulle evidenze scientifiche. Nel primo caso, ci dobbiamo attenere a ciò che gli Stati membri dell’Onu decidono. Per ciò che riguarda la cannabis, tutti i 193 Stati membri hanno approvato all’unanimità le convenzioni sui narcotici, che sono una pietra angolare del sistema di controllo delle droghe».
Gerra ha infine ricordato che persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proibito l’utilizzo terapeutico della marijuana, riconfermandola nel gruppo di quelle sostanze che richiedono il massimo controllo (di cui fanno parte anche l’eroina e la cocaina). «La cannabis potrebbe avere effetti terapeutici - ha spiegato Gerra –. Dentro la marijuana ci sono però componenti che sono agli opposti come effetti e solo alcuni di essi potrebbero offrire dei potenziali benefici all’uomo, ma andrebbero studiati ed isolati». Alla pacatezza espositiva di Gerra, che si è anche soffermato sugli effetti nocivi causati dalla cannabis (si va dalla psicosi acuta e cronica, alla depressione, all’ansia, sino ai disturbi della personalità), è seguito l’intervento decisamente più passionale di Massimo Gandolfini, neurochirurgo, portavoce nazionale del comitato Difendiamo i nostri figli e organizzatore del Family Day. «Se è vero che le evidenze scientifiche sulla pericolosità della marijuana sono oggettive e incontestabili – si è chiesto Gandolfini -, perché ognuno ne dà un’interpretazione personale?» La risposta non si è fatta attendere ed è giunta dallo stesso: «Perché oggi vige il trionfo del politicamente corretto, il cui dogma è “vietato vietare”. Il principio che conta è l’autodeterminazione assoluta, secondo cui il soggetto diventa l’unico arbitro delle proprie scelte, ma anche della morale della propria condotta».
Di qui, il passo al tema delle responsabilità dei genitori è breve. «La famiglia è il più grande ammortizzatore sociale, non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale – ha dichiarato Gandolfini, ostentando toni laici e citando l’articolo 30 della Costituzione sul diritto e dovere all’interessamento dei figli -. Una famiglia che tiene ha maggiori possibilità di crescere dei figli più consapevoli dei pericoli delle droghe e delle sfide che il futuro riserva. Se cade la famiglia cade l’impalcatura su cui si fonda la società».
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