Laura Ugolotti
Circa 280 giocatori iscritti alla Federazione provinciale Fib, 54 campi da gioco tra Parma e provincia e un’età media tra chi lo pratica che è molto più bassa di quanto si possa immaginare. Quello delle bocce non è uno sport per «vecchi» e, nella nostra città, è tutt’altro che un movimento in crisi. Certo, i numeri non sono quelli degli sport cosiddetti maggiori, ma questo è dovuto anche al fatto che spesso questo gioco è considerato ed etichettato troppo frettolosamente come un «passatempo per chi ha raggiunto l’età della pensione».
«In realtà - spiega Claudio Vecchi, presidente del Comitato di Parma della Fib, la Federazione italiana bocce - ci si avvicina a questo sport attorno ai 30-40 anni. Spesso si viene contagiati dalla passione dei papà, o ancora dei nonni o magari di un amico. Si prova per curiosità, spesso nei luoghi di villeggiatura, e poi tanti si appassionano».
E’ così che tanti parmigiani hanno cominciato: per gioco, per caso, poi, poco alla volta, si sono avviati all’attività agonistica. Tra città e provincia, Parma conta 11 bocciofile affiliate alla Federazione (l’Aquila, l’Audace, la Condor, la Bocce Fidenza, il Cervo a Collecchio, la Langhiranese, la Bocciofila Noceto, la Rivola di San Polo di Torrile, la Salsese, la Bocciofila San Secondo e la Traversetolese) e circa 280 tesserati - dai 40 agli 85 anni -, che si cimentano in gare di varie categorie. Fino al 2014 il nostro territorio ha ospitato ben due gare nazionali, a Traversetolo e a Salsomaggiore, e ancora oggi quella di Salso è una delle più famose e longeve d’Italia.
Nel 2002 la bocciofila Il Cervo ha organizzato addirittura il Campionato Europeo Under 18. A tenere alti i colori ducali ci hanno pensato molti nomi, noti e meno noti, tra cui - negli anni più recenti - Tiziana Zambrelli, della Traversetolese, seconda nella specialità individuale di categoria C ai campionati italiani femminili nel 2007, il trio formato da Daniele Ghillani, Giovanni Vezzosi e Fausto Fava, della Bocciofila Rivola, che nel 2010 hanno conquistato il titolo iridato nella specialità terna di categoria C, e il giovane Michael Tosini, campione italiano juniores in carica.
«Accanto a loro poi - aggiunge Vecchi - c’è tutto un mondo di appassionati, difficili da quantificare, che giocano per semplice divertimento, per stare in compagnia. Soprattutto d’estate, quando le città si svuotano, le bocciofile restano un importante punto di riferimento per la socialità e l’aggregazione. Si guardano gli altri giocare, mentre si fa un salto al bar e poi si comincia a giocare. Ci sono persone che giocano ogni sera, sfruttando i campi all’aperto per godersi un po' di fresco».
Senza contare che si tratta di uno sport tutt’altro che statico e lento: giocare a bocce impegna tantissimo sia la mente che il corpo e quindi aiuta a mantenersi in forma.
«Le bocce e il boccino non sono mai nella stessa posizione e così ogni giocata è diversa dalle altre; serve una grande concentrazione per studiare la mossa giusta. In più ogni campo è lungo dai 26 ai 28 metri: tra su e giù, a fine partita si sono fatti dei chilometri», spiega ancora Vecchi.
«Perché le bocce piacciono così tanto? Perché sembra uno sport semplice e invece non lo è affatto - dice -. Se uno prova e lo sperimenta in prima persona, allora scatta la voglia di riuscire in quello che sembrava facile. Così iniziano la passione e il divertimento. E’ quello che vorremmo far capire anche a tanti giovani; per questo la Federazione sta coinvolgendo le scuole elementari e medie in un progetto di promozione sportiva per far conoscere ai ragazzi questo sport. Siamo già al secondo anno e abbiamo già raccolto i primi frutti».
Il futuro, insomma, è nelle mane ai giovani e fa ben sperare.
Parla il campione nazionale Michael Tosini
Quando si è avvicinato per la prima volta ad un campo da bocce era il 2000: aveva solo 4 anni ed era in vacanza a Milano Marittima. Fu il papà Gianluca, appassionato di bocce, a fargli conoscere questo sport. «Nel 2004, a Parma, ho iniziato a frequentare le bocciofile e due anni dopo mi sono avvicinato all’attività agonistica».
Lui si chiama Michael Tosini: parmigiano, ha 19 anni ed è il campione nazionale juniores in carica. A settembre dovrà difendere il titolo. «Ancora oggi non so dire cosa mi abbia attirato di questo mondo. Bocciare è bello, mi diverto a giocare ma anche a guardare le gare, specie se sono di alto livello».
Quella di Michael è diventata una vera passione; diversa, certo, da quelle della maggior parte dei suoi coetanei. «Qualche mio amico è curioso e fa domande, ma è più facile incontrare persone scettiche. Anche a scuola, tra compagni e insegnanti, c’è molta diffidenza: è visto come uno sport non adatto ai giovani ma piuttosto a chi non ha particolari capacità fisiche o sportive. Però posso assicurare che non è affatto così. Sembra facile ma non lo è. Richiede abilità e molta concentrazione. E insegna ad essere pazienti, cosa che nella vita serve sempre».
«Purtroppo a Parma non esistono delle vere e proprie scuole. Io ho imparato da solo, giocando nelle bocciofile, facendo pratica e ascoltando i consigli».
«Durante l’anno mi alleno un’oretta tutti i giorni - aggiunge - ma d’estate l’attività diventa meno intensa. Gioco soprattutto per divertirmi. E spesso torno sul campo di Milano Marittima, dove ho iniziato. E’ in terra battuta, non come quelli moderni in sintetico, quindi va curato e me ne occupo personalmente: lo bagno, lo tiro. Sarebbe un peccato se andasse perso. Non dovrei allenarmi lì, perché non essendo regolamentare rischio di perdere un po’ la tecnica, ma è bello tornare a giocarci tutti gli anni e trovare sempre gli stessi amici di 15 anni fa». L.U.
Un pò di storia
Il gioco delle bocce a Parma ha una lunga tradizione. Per anni ha rappresentato un piacevole passatempo e quasi tutte le osterie di città e di campagna hanno un piccolo rettangolo di terra delimitato da quattro tavole. Con il trascorre degli anni, il gioco subisce una evoluzione e da popolare si trasforma in sport di massa.
Di seguito una sintetica carrellata di alcuni dei tanti successi raggiunti in campo agonistico da parmigiani appassionati di questo gioco. Negli anni Quaranta a Parma nascono tre società bocciofile, l’Aquila, la Fulgor Rondine e i Ferrovieri. Primo Tassi, socio benemerito dell’Aquila, è il primo a portare a Parma nella sede sociale di piazzale Risorgimento nel bar Polisportiva Tardini le nuove misure dei campi da gioco e le nuove regole della «Raffa» varate negli anni 30 dalla Figb (Federazione Italiana gioco bocce, oggi Fib). Nella sede tra via Duca Alessandro e via Torelli ci sono due campi, che ben presto diventano quattro, dove si fanno notare diversi atleti di prestigio quali Galliano Bresolin, Aldo Curti (all'epoca condirettore della Gazzetta), Abele Gonzi, Nerino Iotti, i fratelli Primo e Alfredo Tassi ed altri. Qualche anno dopo si fanno largo Arturo Ficarelli, Ermes Melegari, Ivo Ghidini, Giacomo Frambati, Rolando Borelli, Giovanni Marazzi e tanti altri. In quell’epoca l'atleta più rappresentativo è Bresolin nato a Castelfranco Veneto nel 1915 il quale, prima con i colori della Bocciofila Aquila e poi con la maglia della Società Ferrovieri, vince con Gino Bocchialini e Pietro Baiardi un titolo italiano a terne nel 1949 a Treviso, e nel 1958 a Bologna quello a coppie. Nel 1956 a Modena la terna di cat. B della Bocciofila Aquila composta da Bruno Vecchi, Arturo Ficarelli e Nerino Iotti vince il titolo italiano.
Al Bar Nando a San Lazzaro (dove è oggi ubicata la pizzeria Al Veliero) nasce agli inizi degli anni 50 la Bocciofila San Lazzaro dove nei tre campi scoperti, giocano Romano Romani, Paolo Azzali, Sergio Burani, Dante Poncini, Vittorio Sezzi. La società, nei suoi trenta anni di attività (nel 1980 chiude i battenti), ha prodotto atleti agonisti di buona levatura quali Otello Franchini, Mario Ghillani e Giuseppe Ambanelli.
La Bocciofila Fulgor Rondine nasce nel quartiere San Leonardo, ma in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale si trasferisce al bar cooperativa di via Trento. Successivamente varie peripezie obbligano i soci a trasferirsi di nuovo, per stabilirsi definitivamente nella sede di viale Piacenza. La Fulgor Rondine conosce anni di autentico splendore annoverando fra le sue file giocatori del calibro dei fratelli Luigi, Otello e Piero Franchini i quali nella specialità Terna nel settembre del 1954 a Modena ottengono uno splendido primo posto ai Campionati Italiani.
Nel 1957 nasce in via Bandini la Bocciofila Audace nel complesso della Parrocchia del Corpus Domini. I risultati arrivano in fretta con Davide Ronchini, Luciano Ficarelli e Mauro Bonati che vincono a Milano nel 1971 il titolo italiano giovanile nella categoria allievi.
Altro momento cruciale nella storia delle bocce è il 1961, quando l’Aquila abbandona la sede di piazzale Risorgimento con conseguente scissione: una parte degli iscritti opta per il trasferimento in via Preti dove verrà fondata la Bocciofila Condor, mentre la maggior parte dei soci rimane legato alla vecchia società. Nel 1962 costruiscono la sede in via Anselmi con quattro campi coperti. r.c.
Oggi il torneo Città di Salso
Il Trofeo Città di Salsomaggiore è una delle gare più longeve sul territorio nazionale. Quella di quest’anno, in programma oggi al circolo Asd Bocciofila Salsese (nata nel 1932, oltre 200 soci e 47 giocatori), al parco Mazzini - con inizio alle 9 - è l’edizione numero 74. Per il secondo anno consecutivo il Trofeo è inserito tra le tappe della Polident Cup, il torneo interregionale di bocce nato dalla collaborazione tra Polident, marchio di GlaxoSmithKline, promotore e sostenitore del progetto, e il Comitato Toscano della Federazione Italiana Bocce, organizzatore della manifestazione.
La dodicesima delle 27 tappe del circuito Polident Cup 2015, che tocca 5 regioni (Emilia Romagna, Lazio, Umbria, Toscana e Marche) attirerà numerosi partecipanti oltre che spettatori.
«A Salsomaggiore - spiega Guglielmo Robuschi, presidente bocciofila salsese - sono attese 104 coppie: oltre 200 giocatori che si sfideranno in 14 gironi dalla categoria A alla C. Il Trofeo ormai è una tradizione, e ogni anno attira campioni da tutta Italia; la concomitanza con la tappa della Polident Cup aggiunge un valore in più. Per molti sarà l’occasione di confrontarsi con giocatori di livello superiore e non capita spesso: una bella opportunità dal punto di vista agonistico». L.U.
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