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Bonatti, boom di fatturato e ordini

Bonatti, boom di fatturato e ordini

04 Giugno 2016, 07:51

Patrizia Ginepri

Il miglior bilancio di sempre: 934 milioni di fatturato, in crescita del 25% sull'anno precedente. La Bonatti archivia il 2015 con una performance record. I numeri parlano chiaro: Ebitda +29% a 90,3 milioni, Ebit +27% a 46,4% milioni e un portafoglio ordini che supera il miliardo e mezzo, per oltre la metà irrobustito negli ultimi sette mesi.

I dipendenti del gruppo sono 6mila e operano in 16 Paesi diversi, le commesse sono tutte all'estero, legate per lo più alle grandi compagnie petrolifere. Delle strategie messe in campo e degli obiettivi parla Paolo Ghirelli, presidente del gruppo parmigiano, general contractor specializzato nel settore oil&gas.

Presidente, il 2015 ha numeri record. Come è stato possibile realizzare un simile exploit?

Sostanzialmente ci sono stati due fattori determinanti: da un lato l' ampliamento delle geografie e dall'altro il nostro modello di business diversificato. Fino a qualche anno fa eravamo leader in Europa e Nord Africa, ma la crisi che hanno attraversato le due aree ci ha spinto a considerare altri mercati . Ad esempio, il Messico, sulla scia dei grossi investimenti in atto nella riconversione da carbon-oil a gas, che implica un rinnovamento anche delle infrastrutture di trasporto, un business che siamo riusciti ad intercettare, portando nel Paese il nostro know how nelle pipeline di Tuxpan e Tula. Non solo. Oggi le compagnie petrolifere sono diventate più selettive, investono su giacimenti maturi e necessitano di alte competenze ingegneristiche e di macchine all'avanguardia che noi siamo in grado di offrire.

Parlando sempre di nuovi mercati quali sono le altre aree in cui vi state concentrando?

L'attività in Messico ci ha messo in contatto con i trasportatori nordamericani e siamo pronti ad entrare in Canada. Altri Paesi sono il Mozambico, il Kazakhstan, Medio Oriente e anche l'Iran, dove con la fine dell'embargo, abbiamo riallacciato i contatti con un partner locale. Questo Paese ha un alto potenziale petrolifero e intendiamo avvalerci del vantaggio di avere già contatti nel paese per la nostra presenza in passato, circa 20 anni fa. Ora stiamo cercando di tornare in questo enorme mercato che richiede tecnologia, strutture produttive e project management. Non ultimo cito la costruzione in corso d'opera dei lotti 2 e 3 del gasdotto Tap in Grecia.

La diversificazione non riguarda solo i mercati, ma anche i settori di business

Una scelta lungimirante è stata, anni fa, l'acquisizione della Carlo Gavazzi Impianti che ci ha permesso di affiancare alle competenze ingegneristiche dei nostri progettisti e meccanici, quelle relative al settore elettrico e dell'automazione. Oggi nel mondo, gli investimenti in energie alternative sono pari a quelli del settore oil & gas. La Gavazzi realizza impiant «chiavi in mano» per la produzione di energia da fonti rinnovabili (biomasse, fotovoltaico, ma anche centrali elettriche alimentate a gas. Grazie alla complementarietà della Gavazzi, abbiamo avuto l'opportunità di anticipare i tempi e oggi le competenze nel settore delle energie rinnovabili ci vengono sempre più richieste. Sono gli stessi clienti, le stesse aree geograficche che scelgono di diversificare e investire in fonti alternative.

Altre sfide nel medio termine?

Tutto il tema dell'industria 4.0, dell'ingegneria su modelli virtuali: una rivoluzione che prevede l’integrazione profonda delle tecnologie digitali nei processi industriali sulla quale stiamo già lavorando.

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