Marco Pipitone
Torna nella nostra città Ron. L’artista pavese si esibirà, infatti, domani alle 21 al Campus Industry. Chiacchierare con lui, induce a sentire irresistibile il richiamo di ascoltate un suo concerto.
Ron, parliamo subito dell’ultimo album, «Un abbraccio unico», a distanza di un anno quali sono le tue considerazioni?
«Ritengo di aver fatto un album molto bello, ho cercato di mettere a fuoco la mia cifra stilistica, questo per arrivare ancora più vicino al mio pubblico».
In quelle canzoni emergono contenuti inediti rispetto al tuo passato. Possiamo definirlo un disco autobiografico?
«Mai come in questo caso mi sono messo a nudo: i testi sono molto personali, ho sentito realmente il bisogno di raccontarmi».
Com’è maturato musicalmente Ron? Quali le certezze nel 2015?
«Certezze ne esistono poche, il mio presente è frutto delle consapevolezze maturate negli anni: canzoni, dischi, è tutto al centro di un percorso che trova il suo naturale compimento sul palco».
Nel disco precedente, rileggevi autori a te vicini: semmai ce ne fosse bisogno, “Way Out” rivela una sensibilità artistica notevole.
«Mi fa piacere la tua analisi. Quel disco lo sento particolarmente mio, per realizzarlo, sono occorsi oltre tre anni, portarlo in tour nei piccoli club in giro per l’Italia è stata una grande soddisfazione».
Parliamo del passato, esiste un periodo di massima esposizione musicale per Ron?
«Il 1980 è in effetti un anno importante. Venivo da un lungo periodo di silenzio e il disco “Una città per cantare” mi restituì al tempo il mio equilibrio».
È possibile sostenere che la canzone omonima ti definisca al meglio come artista?
«Sebbene non sia mia (cover di The Road di Danny O’ Keefe) quella musica e quel testo (riletto da Lucio Dalla) mi appartengono: canzone che mi ha messo nel mondo della musica italiana in un posto preciso. Ancora oggi, ogni volta che la canto, è come se fosse la prima volta».
Domanda inevitabile: per Ron il Festival di Sanremo a cosa corrisponde?
«Sanremo è capace di uccidere chiunque ma anche di far rinascere (sorride); detto ciò, resta a tutti gli effetti una vetrina importante, una delle poche in Italia».
Molti artisti rivendicano il diritto di andare a Sanremo senza passare da “venduti” alla commercialità. Che cosa ne pensi?
«Hanno ragione, nonostante la tecnologia aiuti, è paradossalmente difficile riuscire oggi a promuoversi nel nostro Paese».
In America esistono format quali David Letterman Show. Perché la tv in Italia non riesce a essere mezzo di veicolazione musicale come dovrebbe?
«Perché il Belpaese in tv ha bisogno del personaggio, della stellina… mentre in America ciò non accade, al Letterman vanno storicamente musicisti bravi, conosciuti e non. Se ne deduce che l’Italia non sia un Paese che ami particolarmente la musica».
Difficile scindere il tuo nome da quello di Lucio Dalla.
(Sorride) «Io e lui ci sentivamo spesso alle ore più impensate, la notte è stato teatro di grande ispirazione per entrambi, certe canzoni le abbiamo condivise al telefono, confrontandoci; era per noi un’esigenza».
Hai dei ricordi legati alla nostra città?
«Parma è molto bella, e ci torno sempre volentieri. Ricordo con molto piacere uno spettacolo al Teatro Due, circa 15 anni fa: cantato e recitato, furono quattro giorni molto intensi».
Che cosa dobbiamo aspettarci al Campus Industry?
«Aspettatevi tante sorprese, proverò a raccontare i miei sogni attraverso i miei più grandi successi».
PREVENDITE I biglietti del concerto sono disponibili nelle prevendite abituali e online su www.ciaotickets.com. Per tutte le info: www.campusindustrymusic.com; info line: 0521 645146. #neverendingtouRon live 2015 è una produzione Massimo Levantini per Live Nation.
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