Massimo Sperindè
L'«otto» vola sul tetto del mondo. Ancora. E ancora. E ancora anche quest'anno. Per quattro anni di fila è stato così. Dal 2012 al 2015 compreso, è sempre stata quella tabella dal numero singolo e pieno a riempirsi dei colori dell'iride nel motocross femminile. Dietro quel numero otto, dietro quell'«ottovolante» che «tremare il mondo fa», il sorriso dolce e grintoso non è mai cambiato. L'orgoglio sportivo di Parma è tutto lì, in quel viso da ragazzina che casco e occhialoni non possono nascondere, in quei capelli biondi raccolti sulla nuca e dentro al casco o lasciati liberi di volteggiare sulla maglie degli sponsor, in quelle unghie smaltate d'azzurro che i guanti nascondono mentre domano un manubrio. Tra fango e sabbia, salti infiniti e motori roventi, Tra le passioni e i vezzi di una ragazza ventunenne che sa amare musica e amici come chiunque, ma come nessuno sa anche domare una moto furiosa, su terreni impossibili. Kiara Fontanesi è la regina indiscussa del motocross femminile. Kiara «con la kappa», è la stella che brilla oggi, in una specialità che Parma aveva imparato ad amare qualche decennio fa, con il mito delle indimenticabili «Tgm» e il primo storico iridato italiano del motocross, Michele Rinaldi. Kiara è la regina di questi anni. Di lei e dei suoi trionfi si continua a parlare. Ha il mondo ai suoi piedi e un universo spalancato davanti.
Salire sul trono ancora da teenager, per lei, è stato relativamente facile: il talento è dote innata. Ma restarci, forse, non lo è stato altrettanto...
«E' proprio così - replica lei, sfoderando subito il migliore dei sorrisi - vincere il primo mondiale è stato quasi naturale. Una soddisfazione immensa, certo, ma arrivata senza pressione, anche perché ho sempre corso per il piacere di farlo, senza ambire per forza alla vittoria. Confermarsi, invece, è stato ogni anno più duro. Quest'anno più di tutti gli altri. Nel Gp di Germania, ad esempio, ho dimostrato a me stessa di essere la più forte, vincendo entrambe le manche, diversissime tra loro. Ma il successo iridato è arrivato solo nell'ultima manche dell'ultima gara, nella Repubblica Ceca. Però la mia mentalità non è cambiata: non è il vincere che mi interessa, è il correre in moto tra buche e fango, sabbia e salti, che mi piace».
Il motocross come modo di vivere...
«Esatto. E' il mio stile di vita. E' anche il mio lavoro, naturalmente, in cui cerco di dare il meglio, mettendoci tutta me stessa. E mi da grandi soddisfazioni. Ma quel che faccio, lo faccio soprattutto perché mi piace, perché fa parte della mia storia da sempre, da quando ho guidato la mia prima minimoto che avevo poco più di due anni. Perché mi rende felice».
Quindi si resta tra i funamboli del fuoristrada anche in futuro? Niente carrierismo motoristico? Niente passaggio alla pista, nonostante l'assaggio dello scorso autunno a Varano?
«No, no. Preferisco il motocross - si schermisce con decisione - in pista è tutto troppo programmato: traiettorie, marce da inserire, dove passare. Mi annoia. Nel cross tutto cambia a ogni giro, c'è più adrenalina, bisogna decidere in pochi secondi. Cambia la pista, la risposta della moto, tutto».
Una magnifica giostra da cui sarà difficile scendere...
«Forse. Ma prima o poi lo farò. Non penso che correrò ancora a 30 anni, ad esempio. L'anno prossimo, sì, quello dopo e quello dopo ancora, sicuramente. Mi piacerebbe ritirarmi da campionessa in carica, un giorno. Vedremo. Ci sono anche altre cose da fare nella vita».
Già. Per una ragazza di 21 anni il mondo ha un'infinita gamma di colori, che vanno oltre i sette dell'iride...
«Si. Sono sempre in viaggio per le gare ma quest'anno, dopo il quarto trionfo, mi sono concessa una «vera» vacanza di 4 giorni a Barcellona, con un'amica. Ci voleva. E poi ho altre passioni oltre alla moto, cui mi piacerebbe dare spazio, prima o poi»
Ad esempio?
«Negli sport tutte cose da «poco normale» - ride decisa -: jet ski, paracadutismo, snow board. Ora mi devo controllare per non rischiare infortuni e solo d'inverno mi concedo un paio di settimane sulla neve. Ma per il futuro ho anche un progetto... che non voglio svelare!»
Almeno un indizio?
«Beh - tituba un po' - diciamo legato alla mia passione per la montagna. Però - ride ancora - non aggiungo nient'altro!»
Okay, supponiamo ci sia lo snowboard di mezzo (e il suo sorriso divertito, a questa affermazione, la dice lunga...) ma non insistiamo. A tempo debito sapremo. E al di là degli «sport da poco normale»? Quelle cose da ragazza ventunenne come tutte le ragazze ventunenni? Amici, musica, amore...
«Eh, di amici ne ho molti, in tutto il mondo ormai. I più cari e storici qui a Parma, ovviamente. Dove sono nata. E a Pontetaro che è sempre stata la mia casa, anche se ormai sono diventata nocetana. Ma davvero dappertutto. Ed è bello sapere che ovunque vada ho qualcuno che conosco e che mi è caro. Gli amici sono molto importanti per me.
Insistiamo. Punto due e tre: musica e amore?
«Dai - ride - per l'amore vediamo. Avevo il moroso da un paio d'anni, ma adesso è finita. Diciamo che ho sganciato l'ancora... Di più - ride ancora - non aggiungo. Quanto alla musica, naturalmente mi piace molto, è una grande compagnia quando viaggio. Ma non amo un genere in particolare, va benissimo quella commerciale e mi piace ascoltare un po' di tutto».
E la scuola?
«Lasciata dopo il terzo anno al liceo «Porta». Anche se mi aiutavano quanto possibile per far fronte ai miei impegni agonistici, era difficile fare tutto. Comunque non ho rimpianti, non era la mia strada in ogni caso».
Torniamo un attimo indietro: la Fontanesi è «Kiara» ormai da tanto, ma sui documenti solo dal 2014. Fino ad allora era Chiara. Perché cambiare ufficialmente nome?
«Perché da tempo, nel logo che ho adottato e che un mio amico ha costruito, il mio nome è scritto con la K. Mi ci sono affezionata, sono ormai «Kiara» per tutti e lo sento mio, molto più del nome scritto con il «Ch». Un'amica avvocato mi ha quindi aiutato a preparare i documenti per ottenere il cambio all'anagrafe. C'è voluto un po', ma adesso sono soddisfatta».
Restiamo sulle origini, andando anche più indietro: in moto da sempre, ma anche in palestra...
«E' vero, ho iniziato con la ginnastica artistica alla Coopnordest, qui a Parma. E mi piaceva anche molto. Ho continuato fino a che ho dovuto scegliere fra quella e la moto, perché entrambe era impossibile continuare a farle. Ovviamente ha vinto la moto».
Però la ginnastica ha lasciato qualcosa...
«E' durissima, ma completa. E plasma il fisico. Aiuta ad avere una struttura che permette, poi, di fare qualsiasi sport. Ancora adesso, in palestra, mi alleno con lo stesso allenatore di allora».
E allora chiudiamo alzando ancora l'asticella: un fisico tanto allenato da pensare di poter gareggiare anche con i maschi, a livello mondiale?
«Beh, mi piacerebbe provarci - chiude lei senza scomporsi - già quest'anno avrei voluto partecipare alla gara del mondiale che si corre a Mantova, proprio fra pochi giorni. Purtroppo il Gp coincide con una gara di motocross femminile negli Usa, cui sono stata invitata e che sto andando a fare. Ma l'idea c'è, eccome. Magari l'anno prossimo...»
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