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Tutti i serpenti di casa nostra

Tutti i serpenti di casa nostra

11 Luglio 2015, 11:39

Mara Varoli

Massimo Gigante è vice presidente della società reggiana di Scienze naturali: è lui l'erpetologo, colui che studia la scienza che si occupa di rettili e anfibi. E che può far luce sui serpenti della nostra provincia e sui possibili pericoli. «In Appennino e in particolare nella zona di Corniglio recentemente abbiamo trovato diversi esemplari di saettone, dalla livrea giallo verdastra - risponde Gigante -. E' un serpente della famiglia dei colubridi, il cui morso però non è velenoso. Tuttavia, la ferita brucia molto, perché la saliva del serpente è ricca di enzimi, che distruggono le nostre cellule. Il saettone può arrivare a un metro e mezzo di lunghezza. La vipera non supera i 73 centimetri di lunghezza, ha un diametro del corpo, a parità di lunghezza, più grande di un normale serpente e si riconosce principalmente dall'occhio, che ha una pupilla nera e verticale. La forma e la lunghezza della coda non sono caratteri diagnostici distintivi certi come pure la forma triangolare della testa».

Ma quanto può essere pericoloso veleno della vipera?

«Il veleno della vipera causa molti danni ai tessuti interessati, distruggendo proprio le cellule. Di solito la vipera reagisce con morsi di avvertimento, per tenere lontano il predatore e innietta solo pochi milligrammi di veleno: ricordiamoci che per uccidere un uomo ne occorrono più di 30. Ci possono essere però più attacchi successivi in cui l’animale inietta tutto il contenuto delle ghiandole, variabile dagli 8 ai 26 mg. La vipera ha i denti veleniferi, per cui riesce a inniettare il veleno in profondità e ci vuole tempo prima che si estenda nel resto del corpo. Il saettone non ha i denti veleniferi e quindi non arriva in profondità. Con la vipera, invece, si sente molto dolore e bruciore intenso che possono irradiarsi fino alla radice dell’arto; la pressione del sangue si abbassa, la zona colpita si gonfia, compare un edema che poi evolve in ecchimosi e si creano emorragie locali. Entro le dodici ore dal morso si formeranno bolle emorragiche e infiammazione delle ghiandole linfatiche. Questa sintomatologia locale può essere seguita, entro le 24 ore dal morso, da sintomi sistemici quali nausea, vomito, febbre, tachicardia, diarrea, pallore, sete intensa, crampi addominali, shock, abbassamento delle palpebre, perdita di coscienza, complicazioni renali e respiratorie. Se però entro le tre ore dal morso non compare alcun dolore significa che non c’è stata inoculazione del veleno! In rarissimi casi il veleno stesso della vipera può indurre nel paziente uno shock anafilattico con gravi sintomi allergici. Vari fattori condizionano il quadro clinico, come lo stato di salute, la quantità di veleno inoculata, la sua composizione (variabile da esemplare a esemplare!), la temperatura (il caldo favorisce l’assorbimento del veleno) e, non ultimo, la sede del morso. Con il saettone, oltre al bruciore, si nota solo un arrossamento. Chiaramente tutto dipende dalla suscettibilità e dal sistema immunitario della persona».

Come si riconoscono le ferite?

«Se è morso di vipera si vedono due buchi e il dolore è forte. Inoltre, la vipera dopo il morso rimane in zona. Il saettone, invece, ha i denti ricurvi, che lacerano la pelle, per cui la ferita sanguina e brucia»

Quale pratica bisogna utilizzare per il soccorso?

«La morte per morso di vipera è un evento estremamente raro e nella maggior parte dei casi di avvelenamento la sintomatologia è assolutamente modesta. Nel caso si venga malauguratamente morsi da una vipera, bisogna tranquillizzare e far sdraiare il paziente, perché con la paura, l'adrenalina e il movimento accelerano la diffusione del veleno. Se poi si tratta di un arto, è necessario applicare una benda elastica di almeno 7 centimetri e avvolgere la zona colpita, ma non in modo stretto (verificare che si riesca a percepire il battito cardiaco!): è bene evitare il laccio, perché quando si toglie si creano ischemie locali e si ottiene una brusca immissione di veleno in circolo. Non assumere farmaci simpaticomimetici o alcool, evitare di incidere la ferita e non applicare ghiaccio o ammoniaca. Da evitare la guida dell’automobile. Non si deve nemmeno utilizzare una siringa per aspirare il veleno. La fascia elastica deve immobilizzare l'arto in tutta la sua lunghezza: in pratica, se si tratta di una gamba, bisogna avvolgerla tutta. Sono queste le procedure importate dall'Australia, dove i serpenti certo non scherzano. Dopodiché, si chiama il 118: arrivati in ospedale, non viene più utilizzato il siero antiveleno a causa dell’elevato rischio di anafilassi, ma si preferisce usare la flebo che contrasta gli effetti del veleno. Il paziente verrà tenuto sotto osservazione. Per il morso del saettone, è sufficiente acqua ossigenata o tintura di iodio per disinfettare e si può applicare un cerotto».

Quali specie di serpenti si trovano nella nostra provincia?

«I saettoni si trovano in aree cespugliate e nelle zone alberate, più frequentemente dai 200 metri di quota in su. La vipera aspide ha invece ridotto molto la sua diffusione, in quanto cacciata da numerosi predatori naturali, soprattutto dal cinghiale. La rinvengo frequentemente in ambienti rocciosi e sassosi, con abbondanza di ginepro, sempre dai 200 metri in su. Tutte le altre specie presenti sono, come il saettone, della famiglia dei colubridi, e quindi non hanno denti atti a inoculare il veleno. Tra questi, il biacco, che è un serpente molto vivace e mordace: quando viene messo alle strette si difende con morsi ripetuti e colpi di coda. Il biacco può superare i due metri e la livrea solitamente è nera: è capace di vivere in tutti gli ambienti, in pianura, nelle zone urbane, fino in alta montagna, a 2000 metri di quota. Ed è il serpente più veloce che abbiamo in Europa. Poi c'è la biscia d'acqua, la natrice dal collare, la cui saliva è abbastanza tossica: può superare il metro e mezzo e ha un diametro del corpo più grande. E' di colore grigio scuro con macchie nere e in parte ricorda la vipera, anche per il suo comportamento. La natrice dal collare vive in ambienti umidi, ma anche secchi e depone le uova preferibilmente nelle latamaie. Un'altra biscia d'acqua è la natrice tassellata, che ha la testa triangolare ed è acquatica. Poi, ci sono due specie rare: la coronella girondica e la coronella austriaca. Entrambe vivono in ambienti secchi, prediligendo i muretti, e ricordano molto la vipera sia nella colorazione che nell’atteggiamento. Ricordiamoci - conclude Gigante -: anche dell'orbettino che non è un serpente, ma è una innocua lucertola che ha perso le zampe nel corso della sua evoluzione. Infatti, ha una coda lunga che si spezza facilmente se viene maneggiata, mentre tutti i serpenti hanno la coda corta, che non si stacca facilmente. In tutti i casi, dal 31 luglio 2006 per la legge regionale numero 15 i serpenti sono specie particolarmente protette: non si possono uccidere e nemmeno catturare o trasportare vivi».

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