Georgia Azzali
El Pocho, grande uomo di dribbling. Ma troppo loquace al telefono. E' il 20 gennaio 2012: Lavezzi parla al telefono con il suo procuratore, Alejandro Mazzoni, e gli chiede informazioni su un conto corrente in Svizzera del compagno di squadra Chavez. Peccato che il suo telefono sia sotto controllo, dopo la serie di rapine subite per strada da vari giocatori del Napoli nelle settimane e nei mesi precedenti. Ma il riferimento a quei soldi oltre confine mette in moto la macchina delle indagini, portate avanti dal Nucleo di polizia tributaria di Napoli e coordinate dai pm Danilo De Simone, Stefano Capuano e Vincenzo Ranieri. Si scava. Fino a ieri, quando il vaso di Pandora viene scoperchiato: 64 indagati - tra dirigenti, procuratori e giocatori, 35 società di A e B coinvolte - per una maxi evasione da oltre 12 milioni di euro garantita anche da un collaudato sistema di false fatturazioni. Ci sono i pezzi grossi di Juve, Milan, Napoli, Fiorentina, Lazio, Palermo, Genoa, Livorno, Siena, oltre agli ex vertici del Parma, Tommaso Ghirardi e Pietro Leonardi. Sette i calciatori ex gialloblù coinvolti nell'operazione, tra cui spicca il nome di Hernan Crespo, ora tecnico del Modena. Quasi due milioni (1.965.797 euro, per l'esattezza), la cifra che il gip Luisa Toscano ha fatto mettere sotto sequestro.
Ieri mattina, la perquisizione degli uomini delle Fiamme gialle di Parma, su richiesta dei colleghi napoletani, nella villa di Crespo a Marore. Poi il blitz della Finanza è proseguito nella sede legale della Cassa di risparmio di Parma e Piacenza per notificare il decreto di sequestro relativo anche ad altri coinvolti nell'inchiesta. I guai di Crespo? Nulla a che vedere con i suoi trascorsi gialloblù. Al centro dell'inchiesta della procura napoletana c'è la cessione in prestito del calciatore argentino dal Chelsea all'Inter nel 2008. Un trasferimento e i successivi rinnovi curati dall'allora procuratore del giocatore, Fernando Osvaldo Hidalgo. Tra il 2011 e il 2012 l'agente emette una serie di fatture per un totale di 1 milione e 300 mila euro, ma si tratterebbe di operazioni inesistenti, perché Hidalgo, pur essendo procuratore dell'attaccante argentino, «risultava fittiziamente aver agito nell'interesse della predetta società FC Internazionale», si legge nel decreto di sequestro. Fatture che avrebbero consentito a Crespo di evadere il fisco. Secondo gli inquirenti, infatti, il giocatore non avrebbe dichiarato 394.454 euro nel 2009, 552.236 nel 2010, 548.753 nel 2011 e 470.353 l'anno successivo. Insomma, quei quasi 2 milioni che ora il giudice gli ha bloccato. E se tutti quei soldi non dovessero essere rintracciati, si procederà con il «sequestro per equivalente»: verranno cioè «congelati» beni mobili, immobili e quote societarie fino al raggiungimento della cifra prevista.
Ma qual era il sistema che faceva guadagnare giocatori, società e procuratori? Secondo la procura, gli agenti dei calciatori provvedevano a fatturare in maniera fittizia alle sole società calcistiche le loro prestazioni, simulando che l’opera di intermediazione fosse resa nell’interesse esclusivo dei club, mentre di fatto venivano tutelati gli interessi degli atleti assistiti dagli stessi agenti. Inoltre, le società, da parte loro, sempre per l'accusa, approfittavano dell’indebito vantaggio di potersi completamente dedurre dal reddito imponibile queste spese, beneficiando altresì della detrazione dell’imposta sul valore aggiunto relativa alla pseudo prestazione ricevuta in esclusiva. Così, i calciatori riuscivano a non dichiarare quello che sostanzialmente era un «fringe benefit» riconosciuto agli stessi dalla società calcistica, che si accollava, a vantaggio dell’atleta, anche la spesa per l'intermediazione. «Questo sistema consente alla società calcistica - scrive il gip nel decreto di sequestro - di ottenere un indebito risparmio registrando nella contabilità sociale fatture per operazioni non effettuate nei propri confronti».
Decine le operazioni di cessioni o rinnovi contrattuali su cui si sono accesi i riflettori della procura. Oltre a quella del passaggio di Crespo dal Chelsea all'Inter, altre sei hanno riguardato ex giocatori crociati, tutti indagati: Cristian Molinaro, Adrian Mutu, Antonio Nocerino, Ignacio David Fideleff, Rios Pabon e Gabriel Paletta. Solo questi ultimi due, però, sono entrati nell'inchiesta per trattative gestite dagli ex vertici del Parma (vedi articolo nell'altra pagina). Tutti gli altri erano altrove quando avrebbero messo in atto il «giochino» insieme a procuratori e società. A Molinaro sono stati sequestrati 110.477 euro; a Mutu 211.293; a Nocerino 422.117; a Fideleff 679.769.
Tutto ruota attorno alla lievitazione degli oneri relativi agli ingaggi dei calciatori: una crescita «progressiva ed esasperata» e un «fenomeno generalizzato» nel calcio italiano, secondo gli investigatori. E questo avrebbe fatto sì che nel tempo si determinasse una situazione di squilibrio gestionale sul piano economico-finanziario tale da aver spinto le società a compiere tutta una serie di illeciti fiscali. In quattro anni d’inchiesta, gli investigatori hanno fatto i conti in tasca a tanti, scoprendo così che Adriano Galliani aveva indicato nelle dichiarazioni a fini Iva «elementi passivi fittizi» per oltre un milione; il suo collega e alleato in Lega Claudio Lotito 140mila; l’allora presidente della Juve, Jean Claude Blanc, 187mila euro; il numero uno del Palermo, Maurizio Zamparini, 190mila euro; Enrico Preziosi 300mila euro; Andrea Della Valle 350mila euro; il patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis, 400mila.
Ma anche giocatori e procuratori non sarebbero stati da meno. E tra gli agenti, il nome che ritorna spesso è quello di Alessandro Moggi. Nel passaggio di Pasquale Foggia dalla Lazio alla Samp, si sarebbe ritagliato un triplice ruolo: agente dei biancazzurri, della Samp e anche procuratore del giocatore. Ma Moggi ha un ruolo fondamentale anche nel trasferimento di Lavezzi al Psg: il procuratore emette una fattura a suo favore di 2 milioni e 550mila euro. Ma è un atto «falso», sottolinea il gip, in quanto attesta una prestazione professionale svolta in realtà da un altro soggetto, ossia il procuratore Mazzoni, per 1 milione e 686mila euro. Ma perché quella fattura emessa? Per «consentire l'evasione sia a Lavezzi (che per effetto della fattura poteva dedurre in Francia il costo dell’agente) sia allo stesso Mazzoni» che ha potuto «non contabilizzare la propria prestazione». Moggi, infine, se non fosse partita l'indagine, avrebbe potuto «non contabilizzare la fattura emessa, in quanto - scrive il giudice - sarebbe stato difficile reperire tale fattura da parte dell’amministrazione finanziaria essendo emessa da un soggetto residente in Francia».
Un meccanismo oliato. Che (fino a ieri) girava alla perfezione.
SOTTO INCHIESTA ANCHE GHIRARDI E LEONARDI
Georgia Azzali
Una volta c'era Lucianone Moggi. Re del calcio, ai tempi d'oro. Ma anche Alessandro, il figlio, ne ha fatta di strada. Procuratore di tanti giocatori, dai grandi ai comprimari. E quando si tratta di rinnovare il contratto di Gabriel Paletta al Parma, è lui l'agente del difensore italo-argentino. Ma sua è anche la firma sull'atto che certifica il nuovo ingaggio del giocatore nella società gialloblù. Una sottoscrizione fittizia, però, secondo la procura, per consentire al Parma calcio di evadere l'Iva e allo stesso tempo di far risparmiare soldi al difensore sulla dichiarazione dei redditi del 2012. Così, Paletta non avrebbe dichiarato al Fisco 164.111 euro, mentre l'ex presidente Tommaso Ghirardi e il braccio destro Pietro Leonardi, grazie a una serie di false fatture emesse da Moggi, avrebbero consentito al club di evadere l'Iva per 39.775 euro. E per tutti, indagati per la violazione delle norme fiscali, sono scattate le maglie del sequestro firmato dal gip di Napoli.
Da parte sua, Leonardi, diventato dg del Latina calcio, fa sapere «di aver operato nel massimo rispetto della normativa vigente e, pertanto, si dichiara assolutamente estraneo a qualsivoglia ipotesi di reato. Men che meno alla contestata ipotesi di aver concorso nell’evasione fiscale della società Fc Parma, per l'ammontare di 39.775,25 euro. Per queste ragioni, riponendo la massima fiducia nell’attività dell’Autorità giudiziaria, è certo che la sua posizione potrà essere rapidamente archiviata».
Ma quella di Paletta non è l'unica operazione «made vecchio Parma calcio» ad essere finita nel mirino degli inquirenti napoletani. Tra i capitoli dell'inchiesta, anche il trasferimento del colombiano Rios Pabon dall'Atletico Nacional al Parma. Ufficialmente, un altro procuratore, Riccardo Calleri, ma stesso copione del caso Paletta: il contratto di cessione viene fittiziamente sottoscritto tra l'agente e la società. In particolare, nel 2013, anno successivo al passaggio dell'attaccante, Calleri emette una fattura per un imponibile di 365.161 euro più 76.683 di Iva. E ciò consentirà a Pabon di evadere 312.282 euro sulla dichiarazione del 2013. La stessa somma che ora il gip ha sequestrato al giocatore.
Eppure, anche sul trasferimento al Parma di Pabon aleggia l'ombra di Moggi (Alessandro). Che avrebbe collaborato con Calleri. «Quanto asserito - scrive il gip - trova dimostrazione nel fatto che la documentazione relativa all'incarico conferito al Calleri dalla società è stato rinvenuto presso il domicilio del Moggi».
Procuratori uniti, secondo gli inquirenti. Per far guadagnare le società di calcio, i giocatori. E, naturalmente, se stessi.
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