I volti scuri e rigati dalle lacrime degli amici ed un silenzio carico di commozione e pieno di interrogativi su una morte assurda per un ragazzo di soli 22 anni hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio Edoardo Mora, il giovane che ha tragicamente perso la vita la settimana scorsa in seguito ad un incidente sul lavoro nella sede della cooperativa edile Nuova Arti Unite a Parma.
In tantissimi hanno voluto stringersi in un grande, caloroso abbraccio ai familiari di Edoardo, alla mamma Luisella, al papà Giovanni e al fratello Marcello. Una folla che la parrocchiale di Sant’Antonio non è riuscita a contenere, tanto che sono stati numerosi coloro che hanno seguito la celebrazione, presieduta dal parroco don Luigi Guglielmoni, dal sagrato della chiesa.
In rappresentanza della città erano presenti anche il sindaco, Filippo Fritelli, il vice, Giorgio Pigazzani, oltre ad alcuni amministratori. «Siamo qui in tanti attorno ai familiari cercando tutti uno spiraglio di luce che vada oltre il pianto, il sentimento e le tante domande che restano umanamente prive di risposta – ha sottolineato don Guglielmoni che ha visto crescere Edoardo fin dalla scuola materna – Dio è vita, ama e diffonde la vita, è il principio e il fine ultimo di ogni esistenza, tanto più nel fiore della giovinezza. L’incidente non è un castigo o una vendetta di Dio. In questi giorni tutti abbiamo provato il senso di impotenza, la fragilità e l’incapacità di fare qualcosa di utile per Edoardo e i suoi cari. Per Edoardo domandiamo il compimento dei suoi sogni e dei suoi progetti terreni: solo Dio ora lo può fare e siamo certo che non vada perduto quanto di bene questo giovane ha ricevuto dai suoi cari. La fede non ci esime dalla fatica del distacco ma, rendendoci sicuri alla meta, impedisce che soccombiamo sotto il peso del dolore. Noi cresciamo in Gesù Cristo crocefisso, che è arrivato alla Pasqua passando attraverso il Venerdì Santo: non ci sono altre scorciatoie. Ciò che fa grande una persona non è solo la quantità di anni che trascorre su questa terra: è il modo con cui li vive, cosa riesce a costruire, cosa lascia in eredità agli altri. Allora, quanti aspetti positivi nella breve esistenza di Edoardo, che oggi il Signore trasforma in insegnamento per noi: la voglia di partecipare, la creatività, il sorriso, il non rassegnarsi all’indifferenza né allo smarrimento di un futuro tanto incerto, lo stupore per ciò che è bello e costruttivo, il non sciupare il proprio tempo, la determinazione di fronte agli ostacoli, la disponibilità verso gli altri».
E poi ancora: «Oggi il Signore fa di Edoardo, così giovane, una stella che brilla invitandoci a guardare in alto e lontano, oltre il tempo e lo spazio, ci ricorda che non è solo perché avvolto dall’abbraccio di Dio e dalla preghiera affettuosa dei suoi cari e di tutti noi, ci rinnova la speranza di ritrovarci un giorno tutti e per sempre, ci stimola a non sprecare la vita e a non rimandare al domani il bene che possiamo fare oggi, ci conferma che le persone valgono ben più delle cose e che la semplicità è la chiave del segreto della vita». M.L.
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