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«Efsa, porte aperte per i parmigiani»

«Efsa, porte aperte per i parmigiani»

09 Maggio 2016, 08:39

Michele Brambilla

Direttore, oggi l’Europe Day, la festa dell’Europa. Sinceramente: quanti italiani crede che lo sappiano?

A dire il vero non tanti, temo.

Ma spero che i cittadini di Parma abbiano iniziato a considerare Europe Day una data da segnare ogni anno in agenda e siano contenti di partecipare alle attività che organizziamo per celebrarla. Oltre 800 parmigiani si sono iscritti a partecipare alle sessioni informative organizzate a fine aprile di quest'anno nella nostra sede: sono davvero lieto di vedere che a Parma c'è un così alto livello d’interesse per l'Efsa e per l'Europa.

Qual è il significato di Europe Day?

Europe Day commemora la storica dichiarazione fatta il 9 maggio 1950 dall’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman, che propose di mettere in comune le industrie del carbone e dell'acciaio francesi e tedesco-occidentali, il che portò alla creazione della CECA, la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, primo atto di una federazione europea. Ecco perché celebriamo ogni anno il 9 maggio - e il 2016 è il 66° anniversario - come “Europe Day” o “Schuman Day” dal nome di questo padre fondatore dell'Unione Europea (insieme a Spinelli, Adenauer e Monnet).

Purtroppo oggi assistiamo a un consenso crescente intorno a posizioni radicali. Il populismo, il nazionalismo e la xenofobia sono i mali della società. L'Europa che proprio oggi celebriamo deriva invece da quella visione che ha messo la solidarietà, la cooperazione e l'integrazione ai primi punti della politica. E’ questo il progetto europeo nel quale mi sento impegnato, assieme ai miei colleghi che lavorano all'Efsa.

Questa tendenza è più forte all'Estero?

Non direi che l'Italia sia tanto diversa da altri Paesi. L'euroscetticismo sta crescendo in tutto il continente, e ci sono fattori quali l'attuale crisi economica e la tragedia che colpisce rifugiati e migranti che hanno contribuito al suo diffondersi in tutto il continente. Tuttavia credo che sia proprio in questi momenti difficili che dovremmo rifarci ai valori europei di solidarietà e di rispetto reciproco tra i popoli.

Perché pensa che molti italiani vedano l'Unione europea solo come una nuova burocrazia?

Penso che ci sia molta cattiva informazione sull'Europa, le sue istituzioni e i benefici reali che potrebbe garantire un’Unione come immaginata da Robert Schuman oltre 60 anni fa. Posso capire che i recenti tempi duri, dominati da una difficile ripresa economica - favorita anche da certe campagne di stampa - abbiano generato una perdita di fiducia nell'Unione che ora è difficile da combattere. Ma credo fermamente che la maggior parte degli italiani siano attaccati e fieri dell'Unione europea in cui vivono e riconoscano i vantaggi e i valori del mercato unico, della moneta unica, delle frontiere aperte, del programma Erasmus, tanto per citarne alcuni.

Molte persone pensano che l'Unione europea sia dominata dalla Germania. Secondo lei è vero?

La Germania gioca in effetti un ruolo guida nell'Unione europea, soprattutto perché finanziariamente è uno dei Paesi più solidi. Ma il termine unione include implicitamente la risposta a questa domanda: ognuno dice la propria ma le decisioni vengono prese collegialmente.

È vero che spesso l’Ue danneggia i nostri prodotti, dal latte al formaggio al vino, consentendo che alcuni prodotti tipici possono essere confezionati anche in altri Paesi dell'Ue?

In realtà direi il contrario. L’Europa ha sviluppato un sistema di Indicazioni Geografiche a protezione dei prodotti tipici - come ad esempio il Parmigiano Reggiano - che favorisce il sistema produttivo e l'economia locali. Le certificazioni Dop, Igp e Stg sono state istituite infatti proprio per promuovere e tutelare i prodotti agricoli e le specialità alimentari, come ad esempio il Parmigiano Reggiano. Ciò è una garanzia di qualità e sicurezza per i consumatori.

La gente ha spesso difficoltà a capire quali benefici l'Europa abbia portato nella propria vita quotidiana. Ci può dare qualche esempio? Magari qualcosa di concreto per quanto riguarda le cose che sono migliorate in Italia grazie al fatto che siamo in Europa?

Forse siamo così ben abituati che diamo per scontati certi benefici come il fatto che la normativa comunitaria prevede che, dopo l’acquisto, i prodotti difettosi siano riparati o sostituiti senza costi aggiuntivi per il consumatore per un periodo di due anni. Chi viaggia spesso sarà sicuramente contento nell’apprendere che proprio da qualche giorno è partita la cosiddetta “eurotariffa” per i cellulari che stabilisce quali sono i sovrapprezzi massimi sulla tariffa base che gli operatori possono applicare sui clienti quando sono all’estero. Dal giugno 2017 le tariffe roaming per l’uso dei cellulari all’estero saranno completamente abolite.

Dal punto di vista del mio campo di competenza - che riguarda alimenti sicuri, agricoltura sicura, animali sani e un ambiente sano- ricordo che L'Efsa ha valutato oltre 3.000 indicazioni nutrizionali e sulla salute apposte sulle etichette alimentari, fornendo la base scientifica per proteggere i consumatori europei da etichettature e pubblicità dei prodotti alimentari potenzialmente ingannevoli.

Non pensa che l'Unione potrebbe e dovrebbe comunicare meglio su quello che fa?

Credo che sia sempre possibile migliorare, specie in fatto di comunicazione. Le istituzioni Ue potrebbero essere più chiare sui provvedimenti di regolamentazione, spiegando tutti i fattori presi in considerazione (economici, politici, sociali, scientifici, etici e religiosi, ecc.) quando legiferano. Questo aiuterebbe i cittadini a capire meglio ciò che sta dietro le decisioni e a non percepirle come un'imposizione dalla “cupola” di Bruxelles.

Dal punto di vista dell'Efsa, noi ci occupiamo di scienza e può ben capire che non è sempre facile esser compresi da chi, nella vita, si occupa di altro. Il nostro obiettivo è riuscire a comunicare nel modo più chiaro e più semplice quello che facciamo; e abbiamo già preso molti provvedimenti per facilitare la comprensione delle nostre attività.

Mi rendo conto che non è facile comunicare su questioni complesse come gli argomenti dell'Efsa; ma penso che è qui che anche i media potrebbero svolgere un ruolo. Ad esempio, leggiamo di rado articoli che spiegano quanti fondi l'Ue impegna in programmi di ricerca.

Nel suo Paese, l'Austria, il fronte anti-europeo ha avuto un grosso successo elettorale. Come se lo spiega?

Qualsiasi commento prima dell'esito del ballottaggio sarebbe inappropriato. Mi permetta di astenermi dunque da qualsiasi giudizio nel merito.

Tuttavia, mi lasci dire che ogni esito di un'elezione democratica è il risultato di una serie di fattori. Nel caso dell'Austria ha a che fare, ad esempio, con il profilo dei candidati, la crisi dei rifugiati e la facile retorica del populismo.

Non teme che una politica dell'immigrazione ambigua possa essere alla base del successo elettorale dei partiti di estrema destra o comunque euroscettici?

La relazione tra gli atteggiamenti anti-immigrazione e l'opposizione verso l'Unione Europea si è rafforzata notevolmente negli ultimi anni.

Sembra che i valori vengano minati, la solidarietà dimenticata. Credo che la ricetta per evitare potenziali estremismi sia di far capire alla gente che noi tutti siamo l’Europa, non c’è una dicotomia tra istituzioni di Bruxelles e il resto del continente. Ognuno di noi è l'Europa. Colgo l'occasione di Europe Day per ricordare il motto europeo “uniti nella diversità”: uniti possiamo fare molte cose positive per un'Europa pacifica e prospera.

E ora veniamo a Parma: cosa fa l'Efsa in termini pratici?

Con un approccio dal campo alla tavola, l’Efsa copre l'intera gamma di possibili rischi per i consumatori per proteggere la salute del pubblico, delle piante e degli animali come quella dell'ambiente. Siamo un po’ come il back office del sistema europeo di sicurezza alimentare. Grazie al lavoro dei nostri esperti forniamo un solido supporto scientifico alla Commissione e al Parlamento europei e agli Stati Membri nel prendere decisioni che garantiscano un alto livello di protezione dei consumatori.

Quante persone lavorano qui? Da dove vengono? Sono integrate con Parma? L'impressione è che l'Efsa sia straniera in città.

Siamo più di 450, viviamo a Parma e godiamo delle bellezze della città e dei suoi dintorni. Siamo arrivati nel 2005 e siamo felici di avere sede nel cuore della Food Valley, una terra dove il cibo è tradizione ma anche cultura.

Anche se siamo vicini di casa da più di dieci anni, mi rendo conto che a volte ci possano essere fraintendimenti tra le persone del posto sui motivi per cui siamo qui, su ciò che facciamo e su quale può essere il nostro valore aggiunto. L'Efsa ha un ruolo essenziale dovuto al fatto che il suo mandato è legato alla tutela della salute dei cittadini europei. Questo riguarda coloro che vivono in Francia, Germania, Regno Unito e altrove, ma anche, naturalmente, i cittadini che vivono qui. E’ molto importante che le persone di Parma abbiano la possibilità di farci domande e di mettere in questione il contributo che apportiamo alla sicurezza alimentare europea e quindi alla città. È per questo che negli ultimi anni abbiamo aperto sempre più la nostra sede, per permettere alla gente di saperne di più sul nostro conto. Quest'anno, alla fine di aprile, abbiamo organizzato una settimana di sessioni informative col nostro personale e un’intera giornata aperta a tutti in piazza della Steccata assieme ad autorità e organismi locali. Il successo di entrambe le iniziative e l'elevato numero di prenotazioni è molto gratificante, ma è anche una sfida in quanto significa che c’è ancora da fare per essere accettati come parte della città.

Ci dica cosa pensa di Parma, cosa le piace

Parma è un bel posto per viverci. Non c’è bisogno della macchina, si può andare facilmente in bicicletta per tutta la città. Mi piace la sua cucina tradizionale, vado matto per l’opera e ho una vera e propria dipendenza dal gelato italiano.

Cosa le piace di meno, cosa pensa dovrebbe cambiare?

Parma is beautiful ed è consapevole della sua storia antica. Credo che, come è comune ad altre città di piccole e medie dimensioni, tenda a essere un po’ “chiusa su se stessa”. Lo vede? La stessa cosa che potrebbero pensare di noi i parmigiani! Nessuno è perfetto, si dice ... propongo che noi tutti ci sforziamo di più per aprirci gli uni agli altri. Uniti nella diversità!

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