Chiara Pozzati
Il fil rouge va oltre gli anolini fumanti e l’immancabile lambrusco dell’Osteria Posada di via Mantova. «Può scriverlo: sostanzialmente Sgarbi è di Parma». Così il genio dell’arte dal ciuffo ribelle risponde tra una portata e l’altra. Dalla passione per il patrimonio artistico della città ducale, ai «primi passi» negli anni '70. Dagli amici di spicco ai ristoranti cittadini che apprezza. E, irriverente e sboccato quanto basta, vira sulla politica nazionale e nostrana che «dopo Ubaldi non ha più visto niente. Ci vorrebbe un Oscar Farinetti per l’arte». E’ planato al ristorante di via Mantova con un’ora di ritardo, insieme ad Augusto Agosta Tota, presidente del centro studi archivio Ligabue Parma. «Siamo fermi a un maledetto passaggio a livello» preannuncerà al paziente amico oste Fabio Allodi che, insieme al socio Alessandro Rancati, ha optato per un’apertura extra. Iniziamo a bomba. «Sono legato a questa città per mille ragioni. A cominciare dalle belle donne: ricordo ancora una biondona monumentale… A parte gli scherzi, la mia passione per l’arte di questa città risale a fine anni '70 quando partecipai alla presentazione del libro sulla cupola del Duomo: “La più bella di tutte” di Eugenio Riccomini. Ma frequentavo anche la Galleria Gino Consigli. Ad esempio fu fulminante l’incontro con il collezionista d’arte e regista Mario Lanfranchi e con la moglie Anna Moffo nella loro casa di Santa Maria del Piano. E ancora Diofebo Meli Lupi e Luca Sommi. A quel tempo i miei riferimenti furono Lanfranchi e Consigli e ci si trovava al ristorante la Buca di Zibello e da Spigaroli. E le parole d’ordine erano salame di Felino e malvasia bianca». Altre avventure parmigiane? «Sicuramente quella con Franco Maria Ricci. La rivista d’arte e cultura Fmr fu la sua grande intuizione. Sono partito con lui e fui il redattore che scrisse di più nei primi 36 numeri. In più fu proprio qui a Parma, alla Galleria Steccata, che vidi per la prima volta il Bestiario di Ligabue, le strutture in bronzo fuse». Come dimenticare poi la mostra dedicata al maestro del Rinascimento? «Già, nel 2003 fu una grande festa la mostra di Parmigianino ed io ero il presidente del Comitato per le celebrazioni del quinto centenario dalla sua nascita. Poi scoppiò il caso Parmalat che paralizzò la città per diversi anni. Fui anche nel comitato cittadino per la mostra del Correggio, quando, a causa dell’errore del comitato scientifico guidato da Lucia Fornari Schianchi, furono esposti due falsi». Niente polemiche (vecchie), ci parli di politica, sappiamo che sta creando un nuovo movimento dal nome «Rinascimento»: «Vedendo la povertà del panorama attuale occorre innalzare l’offerta». Niente alleanze? «Considerando che i Cinque stelle sono malati di mente, visto come Grillo muove la Raggi come fosse Ambra Angiolini, Renzi è bollito e Berlusconi un sarcofago…». Allora quali prospettive? «Ce ne vorrebbe una nuova: la prospettiva di Oscar Farinetti applicata al patrimonio artistico. Capace di stimolare la cultura della bontà e della bellezza. Insomma un Farinetti per l’arte per cancellare la Coca Cola dall’Italia ed esportare il lambrusco negli Usa». E sulla politica parmigiana? «Dopo Ubaldi non si è più visto niente, anche se a me personalmente Pizzarotti sta simpatico».
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata