Giulia Viviani
Un tuffo in fiume, può cambiare il corso di una vita. Lo hanno messo in luce gli ultimi fatti di cronaca, lo sanno bene Matteo e Giorgia (i nomi sono di fantasia per rispettare la privacy dei due figli piccoli della coppia). Un anno fa, precisamente il 12 luglio un bagno in Ceno, tra Varano Melegari e Varsi ha ridotto Matteo su una sedia a rotelle. Dopo due operazioni per stabilizzare la colonna vertebrale e mesi di riabilitazione ad Imola, all’Unità spinale dell’ospedale Montecatone, Matteo è in via di dimissioni. Superfluo sottolineare come la sua vita, con quella della compagna Giorgia e dei due bimbi, sia radicalmente cambiata. L’uomo, 39 anni, geometra e artigiano non è più in grado di camminare e anche i movimenti delle braccia sono molto ridotti; a questo si sommano una serie di altre complicanze cardiache e polmonari, ma la voglia di ricostruirsi un quotidiano con la propria famiglia non manca, quello che manca è una casa idonea ad accogliere questo sogno. «In questi mesi ho cercato in lungo e in largo ma ho incontrato più barriere mentali che architettoniche - spiega la compagna, di professione maestra -. Purtroppo c’è chi non si fida ad affittare casa a una famiglia con un disabile, mi sono state chieste garanzie economiche, mi hanno chiesto i 730 e 740, persino l’importo delle pensioni dei miei genitori. Alla fine tutte le trattative si sono risolte con un nulla di fatto. Per me è stata un’umiliazione, mi sono sentita discriminata. Siamo brave persone, stimate, abbiamo amici che si sono prestati a farci da garanti, a metterci la faccia, proprio perchè ci riconoscono onestà e correttezza».
La famiglia ha sempre abitato in un appartamento in pieno centro, arredato con amore dallo stesso Matteo che restaura mobili per passione, una casa che per lui rischia di diventare una prigione vista la rampa di scale che lo separerebbe dall’esterno: «Non mi arrabbio per questa situazione - prosegue Giorgia - perchè ai miei figli voglio trasmettere solo amore e rispetto. In più sono infinitamente grata ai Servizi sociali, ho incontrato persone meravigliose che ci hanno aiutato a superare il trauma e che ci stanno ancora dando una mano. A questo punto però la nostra speranza di ricostruire un microcosmo familiare sereno è strettamente legata ad una nuova casa. Col mio stipendio e la pensione d’invalidità di Matteo pensavamo fosse più facile». Un’abitazione per la famiglia dovrebbe necessariamente consentire la mobilità in carrozzina, in più servono tre camere e uno spazio esterno: «Essendo molto difficile uscire con due bimbi piccoli e una persona con disabilità, il giardino ci consentirebbe di stare tutti assieme e far divertire i piccoli, in più Matteo ha sperimentato la pet therapy durante la riabilitazione e ne ha tratto benefici, così pensavo di prendere un cagnolino». Nonostante il gravissimo incidente, la coppia continua a progettare il futuro, lui, grazie a delle particolari protesi, ha potuto ricominciare a dipingere e sogna una galleria d’arte, in più in autunno, si sposeranno. I due cuori ci sono (anzi, sono ben quattro), manca solo una capanna (accessibile) e un pizzico di solidarietà.
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