PARMA CENTRO
Lorenzo Sartorio
Fateci caso. E' da un po’ di tempo che non incontrate una persona? Uno dei posti dove la potreste incontrare è borgo del Gallo, quel borghetto dal quale transita tutta Parma e che, come una piccola galleria di parmigianità, conduce in piazzale San Bartolomeo e poi alla cara vecchia Ghiaia.
Chi conosce alla perfezione borgo del Gallo è l’orologiaio-orefice Claudio Tarasconi il quale, dopo 52 anni di ininterrotto servizio insieme alla moglie Gabriella dietro al banco della sua oreficeria, ubicata al civico 1/d «äd bórogh d’al Gal », ha deciso di passare la mano ad Andrea Braglia. Fidentino di nascita, Claudio, all’età di 14 anni, iniziò ad imparare l’arte dell’orologiaio dalla zio che teneva bottega a Fidenza. Giovanotto di belle speranze, nel 1964, aprì un negozio tutto suo in borgo del Gallo dove poi mise le tende. Non nasconde la propria commozione Tarasconi nel momento del passaggio di consegne al giovane Andrea. E allora affiorano nella sua mente i ricordi del borgo di 50 anni fa animato da straordinari personaggi come il salumiere Gandolfi, il droghiere Pelosi, i «polaról» cavalier Bucci e la Maria. D’altra parte, un borgo che si chiama del «Gallo», non poteva non ospitare ben due pollerie. E poi gli amarcord dell’attiguo piazzale San Bartolomeo con il «formajär» il quale vendeva il «parmigiano» che esponeva su un carretto difendendosi come poteva dalle incursioni dei piccioni, l’enoteca Galvani e tanti altri esercizi. Ormai spira in città brezza natalizia e anche i commercianti si stanno attrezzando per addobbare il loro borgo.
«Tanti anni fa - rammenta Claudio, interista sfegatato e fondatore dell’Inter Club Parma - con un altro commerciante, Vittorio, abbiamo realizzato delle luminarie natalizie a forma di lampadario. Il borgo assomigliava a un salotto. E poi le gite, al mare e in montagna, che organizzavamo periodicamente con gli altri esercenti per cementare la nostra amicizia». Esce dal negozio, Claudio, e ammira compiaciuto l’elegante vetrina allestita dal nuovo proprietario. Nel mentre transita lì davanti uno degli ultimi personaggi della vecchia Ghiaia, Gigét Mistrali, loggionista storico del Regio: «A pär äd sentir ancòrra al profùmm d’la cicoläta cälda äd Cantareli», dice Gigèt all’amico. Ed insieme si incamminano verso la Ghiaia mentre l’aria, nel borghetto, profuma di nebbia e di «cavàl pisst» della macelleria Bolsi.
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