Monica Tiezzi
Nessuno se ne è accorto. Non sono serviti sofisticati ecografi e non c'è stato - evidentemente - un occhio clinico attento. Così il piccolo Bryan è nato - nella notte di Natale, all'ospedale Maggiore - senza gambe, con grande sorpresa di tutti: genitori e medici. La malformazione non è mai stata diagnosticata durante i ripetuti controlli in gravidanza. «Un'ecografia eseguita a novembre attestava la salute del feto e dava le dimensioni dei femori», dicono gli avvocati ferraresi Silvia Gamberoni e Alessandro Falzoni, ai quali i genitori parmigiani del piccolo (Monica ed Hektor, che hanno un altro figlio di sette anni) si sono rivolti per avviare un causa civile per risarcimento danni.
I legali hanno già fatto partire lettere di diffida al ginecologo del parmense che ha seguito privatamente la donna nei primi mesi di gravidanza, all'Ausl , poiche accertamenti su mamma e bimbo sono avvenuti anche in una Casa della salute, e all'Azienda ospedaliero-universitaria, dove è avvenuto il parto.
«Non ci sono dubbi sul fatto che ci siano state gravi omissioni nella diagnosi e auspichiamo che non sia necessario ricorrere alla via giudiziale - dice l'avvocato Gamberoni - Vogliamo però capire cosa sia successo e chiediamo che chi ha sbagliato paghi, risarcendo sia la famiglia che il bambino».
Dunque, i fatti. Quando è certa di essere incinta, la donna si rivolge ad un medico di famiglia della provincia, convenzionato con il servizio sanitario, che è anche specialista in ginecologia e, in regime privato, esegue i primi cruciali controlli e le ecografie che non rivelano nulla di anomalo. «Tutti i referti ribadiscono il normale sviluppo del feto», dicono i legali. Poco prima delle trentesima settimana di gestazione alla mamma viene diagnosticato, in una Casa della salute dell'Ausl, un diabete gestazionale, che impone il ricorso alle iniezioni di insulina. Una condizione che comunque, dicono i medici, non è necessariamente da correlare all'handicap di cui - come si scoprirà più tardi - soffre il figlio.
La donna esegue quindi nella Casa della Salute - che a quel punto ha preso in carico il caso - un'ecografia non morfologica alla 32esima settimana di gestazione. L'esame avrebbe evidenziato, ancora una volta, il buon stato di salute del feto e fornito anche, stando a quel che dicono gli avvocati, la misurazione del femore.
Siamo ormai all'ottavo mese di gravidanza. Alla 35esima settimana la donna si presenta al reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale Maggiore per il consueto colloquio in vista del parto. Oltre a visionare la cartella clinica - che non rivela niente di anomalo - i medici eseguono i controlli di routine (anche sul battito cardiaco del feto e sul liquido amniotico), ma non l'ecografia, non prevista in quella fase dalle linee guida regionali sul percorso nascita.
La donna viene ricoverata in ospedale il 24 dicembre e Bryan nasce, con un parto naturale, intorno alle 2 di notte del 25 dicembre. Ed è uno choc per tutti: le gambine del piccolo si interrompono sopra il ginocchio. Medici e infermieri avvolgono subito il neonato per nasconderlo alla vista della mamma e del papà, presente in sala parto e che viene invitato ad uscire. Il piccolo verrà mostrato ai genitori più tardi, dopo un delicato colloquio nel quale la coppia viene informata della malformazione. Handicap a parte, il piccolo è in salute ed è stato dimesso a fine anno.
Possibile che un handicap così grave non sia stata diagnosticato in nove mesi di gravidanza? Alcuni specialisti - che preferiscono restare anonimi - spiegano che il caso è raro, ma non unico, e che ci sono circostanze che possono rendere difficile visualizzare bene gli arti del feto. Ma chiariscono anche che, attenendosi ai controlli previsti dalle linee guida (ecografia standard nel primo trimestre, ecografia morfologica alla ventesima settimana e, in pazienti con fattori di rischio, ecografia anche alla 32esima settimana) difficilmente la malformazione sarebbe rimasta invisibile.
Sia Ausl che Azienda ospedaliero-universitaria hanno avviato gli accertamenti interni per chiarire il percorso della gestante. «Sono sinceramente addolorata e vicina alla famiglia, verso la quale c'è la massima disponibilità all'aiuto» dice il direttore dell'Ausl, Elena Saccenti.
Parole simili dal direttore dell'ospedale Maggiore, Massimo Fabi, che aggiunge: «Dai primi elementi raccolti emerge come la prima fase diagnostica, decisiva per le scelte sul proseguimento della gravidanza, è avvenuta fuori dal percorso nascita istituzionale. L'ecografia svolta nel servizio pubblico all'ottavo mese di gravidanza, non morfologica ma mirata ad accompagnare la nascita, poteva non svelare aspetti che invece sarebbero potuti essere visibili precedentemente».
Ben arrivato Bryan
Comunque, ben arrivato Bryan. Se il tuo handicap non fosse sfuggito, ancora nel pancione, a medici ed ecografi, forse oggi non saresti qui. Forse i tuoi genitori avrebbero deciso (comprensibilmente, e probabilmente saggiamente) che il tuo destino era troppo duro. È capitato diversamente, perché alla vita piace sparigliare le carte: l'errore dei medici è stato la tua salvezza. E così sei arrivato fra noi la notte del 24 dicembre, portando un po' di scompiglio. Non preoccuparti, c'è un precedente famoso.
I medici dicono che, gambe a parte (è un «a parte» enorme, lo so), sei un bambino sano. «Con le protesi oggi disponibili, lo metteremo presto in piedi», dice un neonatologo. E in quel verbo coniugato sul «noi» ci sono, oltre ai tuoi genitori e al tuo fratellino che di certo si sono innamorati di te al primo sguardo, tutta una comunità che - spero - saprà aiutarti. La strada inizia in salita, Bryan, ma noi tifiamo per te. Ben arrivato.
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