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Quei pusher «vicini di casa»

Quei pusher «vicini di casa»

04 Luglio 2016, 04:12

Chiara Pozzati

E’ una notte senza luna, che non finisce mai per il San Leonardo. Alla mattina i pusher, vestiti all’ultima moda hip-hop, scheggiano sui marciapiedi con la busta della spesa a penzoloni sul manubrio.

Alla sera, già dalle 21, si appostano in via Trento. Una manciata di chilometri in cui le sagome scure iniziano il loro commercio sfacciato. Che il quartiere sia precipitato da anni ormai in un imbuto senza luce fatto di domanda e offerta, sguardi trafelati e passanti che affrettano il passo, è un dato assodato. Ma c’è una differenza sostanziale rispetto al passato: gli spacciatori non solo «lavorano» ma vivono a tutti gli effetti in quartiere. Le voci si rincorrono tra residenti esasperati che non hanno ancora ceduto alla rassegnazione, «ma poco ci manca! – spiega uno dei pezzi da novanta – sappiamo che molti di loro alloggiano in un appartamento in via Cagliari, altri in alcune palazzine di via Trento. L’abbiamo anche segnalato alle autorità, perché è in casa che fanno tutto».

Il gioco è cristallino: alla mattina escono per fare le loro commissioni, perché di sera si lavora. «E d’estate fanno pure i doppi turni». Non solo: i venditori di sballo sono sempre più arroganti, sfrontati. E ne abbiamo avuto la prova documentando una delle notti «tipo» del San Leo. Guai a farsi pizzicare con una macchina fotografica e occhio anche ai telefonini: il rischio è d’incappare in qualche testa calda. Che si avvicina minacciosa e in un italiano zoppicante (eccetto insulti e volgarità, quelli li conoscono alla perfezione) ti chiede il conto.

Sono le 21,30 e il market è in pieno svolgimento. Anche via Palermo – eccezion fatta per le serate culturali e di festa del Wopa - è tornata sotto il dominio di vedette e venditori, una gerarchia per nulla complessa ma essenziale.

Quattro sono all’angolo col maxi parcheggio, altri fanno la spola tra via Rastelli, via Pasubio e di nuovo in via Trento. Difficile e forse anche inutile stilare una mappa: sono ovunque. Qui è non stop fino all’alba, senza bisogno di nascondersi. Una rete di vendita che copre strada principale e viuzze laterali seguendo una logica folle quanto vincente: niente è più invisibile di quello che è in vista. O, forse, di quello che non si vuole vedere. Via Trento prima e via San Leonardo poi comprese. Perché la muraglia di giovani, soprattutto nigeriani, tra i venti e i trent’anni, si scagliona in piccoli gruppi, pronta a ogni evenienza. Ostentano la loro presenza agli angoli della strada certi dell’impunità, padroni di quegli scampoli di marciapiedi dove famiglie normali hanno tutto il diritto di farsi una passeggiata, scendere a prendersi un gelato, prendere una boccata d’aria fresca.

Un papà in bici col figlioletto è incuriosito dalla nostra presenza. «Fate bene a venire qui, ma la situazione è ormai cristallizzata - dice con un sorriso amaro -. Sono loro ad agganciarti e basta un solo sguardo per averli attorno. Confondono la normalità di chi si guarda attorno mentre cammina, per interesse. Ecco perché anche ai nostri figli siamo costretti a dire di voltarsi dall’altra parte, di far finta di nulla». Il valzer delle contrattazioni è sempre il solito: trovi di tutto. La «ganja», erba o marijuana, va soprattutto tra i giovanissimi, ma è impensabile fare una distinzione. Non manca la cocaina e c’è pure la «new entry» delle anfetamine. E’ una guerra difficile da combattere, ma le pattuglie (poche e oberate d’interventi) fanno tutti i giorni una puntatina qua. La volante passa si ferma, controlla: fa quel che può. Ma dopo mezz’ora è tutto come prima. E quando albeggia la porta di casa è vicina.

CASA: «LE TELECAMERE FUNZIONANO»

«Le telecamere ci sono e funzionano. Stanno dando i loro frutti. Lo spaccio è una piaga che combattiamo quotidianamente. Il lavoro di polizia e carabinieri è encomiabile, la municipale svolge un prezioso lavoro informativo. Ma finché non cambieranno gli strumenti legislativi a livello nazionale il fenomeno sarà difficilmente arginabile».

In sostanza armi spuntate per le nostre divise contro cavallini e vedette, spesso fuori dai guai (e dalle celle di sicurezza) il giorno stesso della cattura o nell’arco di 48 ore.

Così l’assessore alla Sicurezza, Cristiano Casa, risponde punto su punto alle nostre richieste riguardo gli occhi elettronici. Anche in passato erano spirati venti di protesta proprio riguardo alla presenza della videosorveglianza. Ma è Casa ad assicurare la piena funzionalità di questi strumenti. Il fenomeno dei pusher purtroppo si abbatte come uno tsunami sul quartiere, ma l’attenzione è alta anche in altre zone.

La mappa da bollino nero comprende sempre gli stessi punti nevralgici: piazza della Pace, la Stazione, quartiere Pablo (anche se ora c’è una massiccia «migrazione» dei venditori di sballo da via Savani e dintorni a viale Vittoria e viale dei Mille). Diverse iniziative – in collaborazione con le forze di polizia – sono già in cantiere. Perché se è vero che gli spacciatori non danno tregua, nemmeno la «cavalleria» ha intenzione di mollare.

L’assessore, il primo a comprendere l’esasperazione dei residenti per il clima di illegalità diffusa che soffoca il quartiere, era approdato insieme al sindaco a Roma, per un incontro con viceministro dell’Interno Filippo Bubbico. Aveva chiesto più uomini, una task-force antiterrorismo, l’aumento degli orari per gli agenti della Polfer. Nulla da fare, il niet di Bubbico era arrivato – via lettera – pochi giorni dopo. Ch.Poz.

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