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Renzi: «Appoggiare Pizzarotti? Fantapolitica»

Renzi: «Appoggiare Pizzarotti? Fantapolitica»

di Michele Brambilla

10 Novembre 2016, 06:11

Intervista esclusiva del direttore Michele Brambilla al presidente del Consiglio

E' stata una bella giornata. Tutto bello, direi: ho visto una città viva, un territorio vivo». Il giorno dopo la sua visita a Parma e a Fidenza, il presidente del Consiglio Matteo Renzi racconta le sue sensazioni alla Gazzetta di Parma. Torna naturalmente a parlare del referendum, perché dall'esito del voto del 4 dicembre dipenderà molta parte del futuro del nostro Paese; ma parla anche delle prossime elezioni amministrative a Parma e delle strategie del suo partito, il Pd.

Ci concede il colloquio in una pausa di una giornata delle sue: cioè giornate zeppe di appuntamenti, spostamenti, riunioni. Ieri poi era anche il Trump day. «Una vita da infarto, presidente», gli dico. «Diciamo una vita non banale», risponde. L'energia non gli fa difetto.

Presidente, veniamo a Parma. Bella esperienza, lei dice. Non sono parole di circostanza?

«Mi creda, assolutamente no. E mi riferisco sia al capoluogo che alla provincia. Ho parlato a lungo con Filippo e con Andrea (sono Fritelli, sindaco di Salsomaggiore e presidente della Provincia, e Massari, sindaco di Fidenza, entrambi del Pd, ndr) e mi sono reso conto di quale ricchezza di idee e di iniziative disponga questo territorio. È una provincia dinamica, aperta».

A Parma invece il sindaco non c'era. Però ha visto realtà importanti.

«Sono rimasto molto colpito dal Tecnopolo dell'Università. Lo dico sinceramente: non mi aspettavo di trovare una realtà così avanzata. E la Chiesi! Alla Chiesi è stata una visita breve, direi troppo breve, perché avrei voluto vedere di più, farmi raccontare di più... Mi ha colpito il livello altissimo di innovazione tecnologica. E, posso dirglielo? Quello è il livello di tanta industria parmigiana. Io avevo già visitato, negli anni scorsi, la Barilla, la Pizzarotti e la Dallara. Sono tutte realtà straordinarie, aziende che tengono alto il nome dell'Italia nel mondo».

Sa cos'è, presidente? È che i parmigiani da una parte sono consapevoli delle loro eccellenze; dall'altra pensano che non sempre questa città e questa provincia siano considerate, in regione e nel Paese, per quello che meriterebbero.

«Io posso solo assicurare - e non lo dico per buona educazione perché sto parlando con lei - che Parma è una città veramente "rilevante", se mi passa l'espressione, a livello nazionale. Non è una semplice città di provincia. Non è la periferia dell'impero. Questo, le garantisco, è quello che pensa questo governo».

In questa non-periferia sono successe, come lei sa, molte cose che poi sono state replicate nell'impero. Parma è la prima città ad aver avuto un sindaco grillino. E poi è stata la prima ad aver avuto un sindaco grillino praticamente espulso da Grillo. In primavera si vota per il Comune. Il suo partito è maggioranza in città ma non esprime il sindaco dal 1998, e secondo molti osservatori rischia di perdere anche questa volta. Lei ieri ha incontrato, naturalmente, i vertici del Pd parmigiano. Avete parlato anche di strategie per le prossime elezioni?

«No, non ne abbiamo parlato. Il Pd farà sicuramente la sua parte, ma la farà quando sarà il momento. Ora tutto è concentrato sul referendum del 4 dicembre. È un'occasione cruciale. Il risultato sarà determinante innanzitutto per il Paese, e poi anche per il Pd. Quindi per il momento aspettiamo a pensare alle amministrative. Dall'inizio dell'anno prossimo cominceremo a discuterne».

Qualcuno ha ipotizzato, soprattutto nei mesi scorsi, che il Pd potrebbe alla fine appoggiare una rielezione di Federico Pizzarotti.

«Guardi, le assicuro che io questa voce non l'ho mai sentita. Anche se io non sono coinvolto, non l'ho mai sentita. Se posso commentarla da esterno, le dico però che mi sembra fantapolitica».

Anche se Pizzarotti ha lasciato Grillo? Qualcuno nel Pd potrebbe pensare che un Pizzarotti-bis appoggiato dal Pd sarebbe un brutto colpo per il Movimento Cinque Stelle.

«Senta, mi pare che Federico Pizzarotti sia per il "no" al referendum, o sbaglio? Allora, le pare verosimile che il Pd appoggi un candidato che si schiera per il no? A me sembra molto difficile».

E un "papa straniero", cioè un candidato civico? È un'ipotesi avanzata, ad esempio, dal senatore Giorgio Pagliari.

«Tutto ciò che riguarda il Pd di Parma lo deciderà il Pd di Parma, in totale autonomia. Io non ci metterò becco. Non l'ho fatto in nessuna città d'Italia, non lo farò neppure a Parma».

Torniamo al referendum. I sondaggi dicono che vincerà il no. Forse anche perché quasi tutti i partiti sono per il no: Forza Italia, Lega, M5S e una parte del Pd. I sondaggi però avevano previsto anche la vittoria della Clinton, e invece ha vinto Trump che non era appoggiato neppure dal suo, di partito. È forse finito il tempo in cui gli elettori, al momento del voto, obbediscono più al partito che a se stessi?

«Io credo che anche per il referendum costituzionale certi sondaggi saranno disattesi. Vedremo che cosa sceglieranno i cittadini. Sono messi di fronte a un bivio: se continuare a dare i soldi a una classe politica che è fra le più costose del mondo o se darli agli infermieri che ho visto ieri all'ospedale di Vaio e ai ricercatori che ho visto all'università. Se stare con chi vuole cambiare il Paese votando sì o con chi vuole solo continuare a conservare un potere».

Lei ieri ha detto: il fronte del no è riuscito nel miracolo di mettere insieme Magistratura democratica e Berlusconi.

«Se è per quello, è riuscita a mettere insieme anche Salvini con Monti, e D'Alema con Grillo. Mi permetta, ma io credo che il fronte del no sia unito solo dalla volontà di attaccare chi propone il sì».

Veramente loro dicono: siamo disposti anche noi a cambiare, ma non così, questa riforma è fatta male...

«Vorrei che fosse chiara una cosa: la riforma che andiamo a votare il 4 dicembre non è la mia idea che diventa legge. Io ad esempio al Senato avrei voluto più sindaci: ma abbiamo fatto una riforma ascoltando le varie anime in parlamento. Alla fine, comunque, un Senato senza il bicameralismo perfetto e con le rappresentanze territoriali è una cosa che esiste in tutti i Paesi europei: e quindi, di che stiamo parlando? È singolare che si schierino per il no politici che si sono sempre detti convinti della necessità di superare il bicameralismo perfetto».

Però loro dicono: bocciamo questa riforma che è fatta male, poi ne facciamo una migliore. Non crede sia possibile?

«Se vince il no, il bicameralismo perfetto e l'attuale numero dei parlamentari resteranno invariati per decenni. Le pare possibile che i parlamentari si mettano a votare una riforma che riduce il loro numero? Potendo oltretutto farsi forti del "voto dei cittadini?" A me non pare realistico. E a lei?».

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