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Residenti e commercianti: «Perché sulla legionella non ci dicono la verità?»

Residenti e commercianti: «Perché sulla legionella non ci dicono la verità?»

18 Ottobre 2016, 09:31

Mara Varoli

«La verità sulla legionella? Non verrà mai fuori». E' il parere di Francesca e di molti altri parmigiani che vivono intorno a via Montebello: «C'è stata poca informazione - continua Francesca Robuschi -. Nemmeno i tecnici sanno cosa è successo in questo quartiere. E noi aspettiamo». Preoccupati sì, ma anche arrabbiati: «Non è chiara la fonte dell'epidemia e c'è chi dice che il problema della legionella c'era già a luglio, ma nessuno ha detto niente fino a settembre - sottolinea l'edicolante Ugo Castellani -. C'è anche chi pensa che non si tratti di legionella perché di quest'infezione non si muore, così dicono. Insomma, non c'è niente di certo: all'inizio si pensava che il batterio fosse nell'acqua e i ragazzi della Montebello non facevano nemmeno più nemmeno la doccia, poi nelle torri di evaporazione: è certo che c'è stata una grave mancanza di comunicazione da parte del sindaco e dei tecnici. Se hanno trovato il luogo in cui si è sviluppato il batterio, perché ci tengono nascosta la verità?».

Al lunedì in piazzale Maestri c'è il mercato. Banchi ordinati con prodotti di qualità e molto apprezzati dai parmigiani. Tant'è che per i residenti della zona è un appuntamento fisso. Ma il lavoro è calato: «La gente che vive in altre zone non viene più - prosegue l'edicolante -: il danno è enorme, anche economico». «Sulla legionella le risposte sono state tutte molto vaghe e i cittadini lavorano di fantasia - interviene Giovanni Forestieri della «Carne equina» -. I clienti mi hanno spiegato cose assurde: una signora non ha potuto visitare un parente all'ospedale perché abitava in piazzale Maestri, i nonni non vedono più i nipoti che vivono in altre zone, perché hanno paura a venire da queste parti. E c'è chi cucina o si lava con l'acqua minerale. Anche chi veniva a comprare i nostri prodotti da altri quartieri non viene più. Nessuno ci ha dato risposte: non si capisce nemmeno quali siano le torri di evaporazione coinvolte nella disinfezione. Mi viene da pensare che forse non vogliono scomodare qualche poltrona troppo importante. Purtroppo, non ho il "vangelo" in mano». Dello stesso parere è Giulia Bertocchi, ambulante: «I cittadini hanno paura e al mercato viene meno gente - spiega -. In queste ultime tre settimane i clienti sono diminuiti visibilmente, soprattutto i negozianti si lamentano. E dopo così tanti giorni, gli esperti non sanno ancora bene quale sia l'origine del batterio: a questo punto, la maggior parte di noi pensa che non vogliano dire la verità». «E' così - aggiunge Marco Chiusa del banco della gastronomia -, i negozianti si lamentano molto per la perdita di lavoro. I residenti sono spaventati e non capiscono dove si sia creato il problema». E Graziano Groppi dell'omonimo negozio non smentisce: «Io non ho capito nulla. In casa abbiamo cambiato i frangigetto dei rubinetti, dal momento che in un primo momento si pensava che il batterio arrivasse dall'acqua. La gente è disorientata e in negozio non si parla d'altro. Chi abita qui viene ancora a fare la spesa, ma chi abita in altre zone non viene più come prima. Tutti dobbiamo sapere da dove arriva la legionella, perché così ci si può tutelare di più». Anche Michele Morassi del Bar tabaccheria «Dall'Anna» è piuttosto arrabbiato: «Il sindaco dovrebbe dire a tutti che in via Montebello non c'è la peste - esordisce -. Non c'è più nessuno che viene in questi negozi. A maggior ragione perché non si sa niente: c'è bisogno di verità. E il fatto che nascondano le informazioni è molto brutto. Mi piacerebbe che il sindaco Pizzarotti venisse nel mio bar e ci rimanesse per una giornata intera: siamo diventati un quartiere di serie B. Tutti i negozianti sono preoccupati per i conti». «Il lavoro? C'è stato un calo drastico, più del 60 per cento - commentano Sergio Terrone e Sara Busi del «Gustonatura» -. Con i problemi scatenati dalla legionella il quartiere sta soffrendo molto. Ci sono mattine in cui via Montebello è completamente deserta e non mi sembra che sia una zona periferica. E dopo un mese non si è ancora capito cosa è successo: forse non dipende né dall'acqua e nemmeno dall'aria. E chi se ne occupa dovrebbe essere più sincero a dare le risposte: la popolazione ha il diritto di essere informata. Parma è ormai una città in balia delle onde». «Dovevano accorgesene prima che c'era un problema - interviene Emilio Melli -. Non sono un esperto, ma mi auguro che riescano a debellare il batterio il prima possibile». «Ci sono troppe storie che non convincono - aggiunge Filippo Uretti -. Anche il sindaco non dice niente di certo: deve essere più chiaro, anche perché la gente è preoccupata. E non è vero che il problema è solo in questo quartiere». Non sono d'accordo Tiziana Cavalca e Vittorio Bergamaschi: «Il sindaco non c'entra nulla: più di così cosa può fare? Noi abbiamo pulito tutto in casa: rubinetti e condizionatori, perché in realtà abbiamo subito pensato che il batterio della legionella potesse svilupparsi proprio nei filtri dei condizionatori». Ivana Friggeri è meno preoccupata degli altri cittadini: «Certo, i condizionatori vanno puliti, ma gli esperti sono riusciti a trovare la causa di tutto questo? - chiede -. Speriamo però che ora sia finita». Andrea Calderoni è un ambulante: «Per quattro giorni sono stato a casa con la febbre a 39 e non respiravo più, per cui è naturale che ho pensato di aver preso la legionella - dice -, ma poi sono guarito, fortunatamente. Forse un nostro collega, invece, si è ammalato per davvero. Tutta colpa del clima di settembre: troppo caldo e sbalzi termici non indifferenti». Adelina Da Pozzo e Bruno Sandei abitano in piazzale Maestri da un mese: «Siamo contenti ma con la storia della legionella abbiamo preferito rimanere un po' di più a Tre Fiumi, dove abbiamo una piccola casa. E l'acqua ce la portiamo da là. Subito ci siamo spaventati parecchio». In tanti nel piazzale hanno pensato che «oltre alla legionella c'è di più - commentano i residenti -: ci deve essere qualcosa di più grave nell'aria e ce lo tengono nascosto». La paura sale, quando le informazioni sono poche: «La gente ne parla tanto - conferma Tatiana Belaus, barista del noto bar pasticceria «Tolasudolsa» -. Sono tutti preoccupati. E pensano che la verità non verrà mai fuori. Non si sa a chi credere. Sapevano da mesi che c'era il problema dell'infezione e non hanno fatto nulla, non hanno dato le dovute informazioni». Davide Rampini, dipendente della tabaccheria, è molto preoccupato: «C'è un po' di caos in questa storia - risponde -. Nemmeno i tecnici ci saltano fuori. E la gente è spaventata: diversi nostri clienti si sono ammalati e anche dopo le dimissioni dall'ospedale devono comunque fare spesso dei controlli. Per cui, più che domande vorremmo delle risposte».

E Roberto Accarini dell'«Ottica Montebello» conclude: «C'è disinformazione e non spiegando nulla hanno svuotato la via. Per noi commercianti c'è stato anche un danno economico. Sicuramente c'entrano le torri di raffreddamento, ma i cittadini hanno il diritto di saperne di più. Non ci stanno rassicurando e siamo tutti allarmati. Quando hanno intenzione di risolvere il problema? Soprattutto per i bambini può essere pericoloso. E io ho una figlia di sei anni, per cui sono molto preoccupato».

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