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Tredici casi di legionella

Tredici casi di legionella

21 Settembre 2016, 10:55

Chiara Pozzati

Parma è tutt’altro che immune al «morbo del legionario»: sono già 13 i casi segnalati all’Ausl da gennaio ad oggi. L’ultimo risale a inizio estate e la presenza del germe era stata riscontrata nell’impianto idrico del Don Gnocchi.

Va detto subito che i pazienti sono tutti completamente guariti e il dato ufficiale comprende case private, strutture sanitarie per anziani e non e alberghi di città e provincia e che, fortunatamente, sono tutti stati bonificati. Intanto però la scorsa settimana un nuovo allarme legionella si è acceso alla struttura Lecci di Villa Parma anche se non è mai arrivato all’azienda sanitaria di strada del Quartiere. Nessuna persona infettata, ma la presenza di questo batterio nelle tubature del bidet di uno spogliatoio – inutilizzato da anni- ha messo in moto la macchina della sicurezza interna. E portato qualche brivido tra anziani ospiti e personale.

Solitamente questo germe che prolifera nell’acqua non è nocivo per la salute, ma lo diventa in particolari condizioni. I sintomi della malattia sono febbre, debilitazione, insufficienza respiratoria, la diagnosi si fa isolando gli anticorpi specifici. Subito è scattato il «piano di autocontrollo» del complesso di piazzale Fiume, tanto che ancor prima di attendere l’esito ufficiale del prelievo effettuato dall’Arpae di Reggio Emilia, Asp Ad personam ha optato per la bonifica dell’intera rete idrica del complesso Lecci.

E come procedura, i rubinetti sono rimasti off-limits sia per gli ospiti che per i dipendenti nella notte tra sabato e domenica appena passati.

«Vorrei precisare che non si è verificato nessun caso d’infezione e grazie alla bonifica straordinaria è stata totalmente esclusa la contaminazione dell’acqua e la dispersione dell’ambiente. Ecco perché non si è reso necessario alcun tipo di intervento sanitario». Va dritto al sodo Marcello Mendogni, amministratore unico dell’Asp di Parma che tiene a spazzare via ogni dubbio. E ripercorre passo a passo quanto accaduto.

A far accendere la spia rossa, dicevamo, è stata la tubatura del bidet di uno spogliatoio «non a disposizione dei pazienti e che non veniva usato da tempo nemmeno dai dipendenti – chiosa pragmatico l’avvocato -. Nell’ambito del piano di autocontrollo e delle verifiche di routine, proprio improntate sulla prevenzione, erano emersi alcuni valori sballati nelle condutture. Appena abbiamo appreso della possibile presenza di questo batterio dal pre-referto dell’Arpae di Reggio Emilia, non abbiamo esitato e abbiamo attuato tutte le procedure previste dalle linee guida regionali. Questo ancor prima di aspettare il referto definitivo arrivato lunedì 12».

Così, Asp Ad personam ha giocato d’anticipo «proprio per scongiurare qualunque rischio di infezione per pazienti e dipendenti. Che di fatto non si è mai concretizzato». Le prime avvisaglie di legionellosi si sono dunque registrate due settimane fa, poi l’arrivo del pre-referto ha innescato la bonifica straordinaria del sistema idrico dell’intera struttura «e come da prassi dalle 22 di venerdì alle sei di sabato mattina scorsi è scattato il divieto assoluto di utilizzare i rubinetti».

Dunque nessuno è stato contagiato «e proprio grazie alla celerità del piano non vi sono assolutamente rischi per la salute. Ulteriori verifiche verranno effettuate a breve». Mentre nelle persone giovani e sane il germe della legionella provoca disturbi lievi, negli anziani (o nei soggetti debilitati) può portare a una polmonite grave, con una mortalità che sfiora l’80%. Per tenere sotto controllo la malattia, la cura - a base di antibiotici - deve essere iniziata subito. Se la diagnosi è tardiva, oppure se insorgono complicazioni, si può verificare un interessamento del cuore, dei reni, del fegato e, in casi eccezionali, del sistema nervoso.

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