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Bob non è stato ucciso dove l'hanno ritrovato

Bob non è stato ucciso dove l'hanno ritrovato

02 Febbraio 2017, 08:18

Bianca Maria Sarti

A Bazzano la caccia è aperta, ma per una volta si cerca chi ha premuto il grilletto del fucile e ha ucciso Bob, il cane di tre anni, un incrocio di Labrador e Maremmano, scappato da casa il 18 dicembre scorso insieme a una cagnetta ancora dispersa.

Dalla denuncia ai Carabinieri del padrone Roberto Maiavacchi, titolare del salumificio “Sant’Ambrogio”, sono partite indagini riservate.

«Qualora fosse scoperto l’autore del gesto – fanno sapere dall’Arma dei Carabinieri – si troverebbe a rispondere del reato di uccisione di animali, previsto nell’articolo 544-bis del Codice penale, ai sensi del quale «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a due anni”». I Carabinieri non sono gli unici a lavorare per chiarire quanto accaduto.

Il gruppo di vigilanza dell’Ambito Territoriale di Caccia Pr4, infatti, ha già avviato una serie di sopralluoghi dato che la località Pradine, dove è stato casualmente ritrovato il corpo senza vita del cane (privo del collare con cui era fuggito), corrisponde a una zona di caccia di selezione agli ungulati e, a poca distanza, si trova anche un’altana per sparare. Da subito l’Atc aveva chiarito che, tra l’ultimo avvistamento di Bob vivo e il suo ritrovamento casuale da parte di due giovani intenti a fare legna, nessun cacciatore aveva registrato la propria attività venatoria nella zona. Dunque, se anche fosse stato colpito in zona Pradine, per incidente o intenzionalmente, chi ha sparato agiva nell’illegalità perché privo della registrazione obbligatoria. Ma l’ipotesi che, ad oggi, prende sempre più corpo è quella suggerita dallo stesso padrone, Maiavacchi, che ha documentato con fotografie il ritrovamento: sembra che il cane sia stato ucciso altrove e trasportato in zona successivamente.

Ad affermarlo è Alberto Pazzoni, presidente dell’Atc Pr4 sulla base di una serie di elementi sospetti emersi dai sopralluoghi.

«Crediamo – dice Pazzoni a nome del gruppo di vigilanza – che sia opportuno fornire alcuni aspetti che sono basati esclusivamente su motivazioni tecniche e di evidenza confermate da sopralluoghi effettuati sul posto da persone esperte e all’uopo formate. Le indagini confermano la assoluta assenza di alcun tipo di indizio che possa essere riconducibile ad una azione compiuta in quel determinato luogo. La verifica della dinamica dello sparo conferma una traiettoria dal basso verso l’alto e trasversale che ha visto l’animale colpito da dietro, quindi mentre si allontanava. Tale dinamica non può essere riferita al luogo in cui l’animale è stato rinvenuto. La dinamica, piuttosto, è quella di una carcassa portata sul posto con un mezzo fuoristrada (data la particolare sconnessione del terreno) e trascinata per una decina di metri all’interno di una zona boschiva. Gli elementi che sono stati forniti anche da punto di vista amministrativo escludono qualsiasi possibilità che si tratti di un azione associata all’esercizio venatorio. Infine, non è presente l’“anschutz” ovvero non risultano presenti tracce organiche derivanti dall’effetto del proiettile sul corpo dell’animale (pelo, ossa, sangue) tracce che dal tipo di ferita dovevano, al contrario, essere presenti ed evidenti».

Per l’Atc che ha già offerto piena collaborazione alle Autorità competenti, l’ipotesi più plausibile resta una sola: «La possibile probabile conclusione che deriva dalle nostre valutazioni – conclude Pazzoni - conferma che il luogo in cui il cane è stato ritrovato non è il luogo in cui è stato abbattuto».

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