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Il Consiglio di Stato boccia l'ex sindaco Coffrini

Il Consiglio di Stato boccia l'ex sindaco Coffrini

09 Dicembre 2017, 11:12

Andrea Vaccari

BRESCELLO - Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’ex sindaco di Brescello Marcello Coffrini, presentato insieme agli ex assessori Gabriele Gemma e Giuditta Carpi e all’ex consigliera Susanna Dall’Aglio. I ricorrenti si erano opposti allo scioglimento del Comune di Brescello per condizionamenti mafiosi e dopo il primo rigetto da parte del Tar si sono rivolti al Consiglio di Stato, che non ha cambiato l’esito.

Numerosi i punti che gli appellanti hanno contestato ma sui quali il Consiglio ha ribattuto punto per punto nelle circa 50 pagine di sentenza. Particolarmente corposa la parte relativa all’ormai nota intervista rilasciata da Coffrini a Cortocircuito. «Non è in alcun modo credibile - si legge nella sentenza - che il primo cittadino, vissuto e cresciuto a Brescello, non fosse informato delle vicende giudiziarie di Francesco Grande Aracri, trattandosi di persona più che nota nel contesto locale. Le dichiarazioni dal sindaco e, in particolare, la definizione come soggetto “molto composto, educato … sempre vissuto a basso livello” sono quindi da considerarsi senz’altro gravi e dimostrano non solo la scarsa sensibilità del primo cittadino riguardo al problema della presenza della criminalità organizzata nel territorio comunale, ma addirittura che il sindaco nega consapevolmente tale fenomeno».

Sotto la lente d’ingrandimento è finita anche la manifestazione di sostegno in piazza del 29 settembre 2014, quando molti cittadini sostennero pubblicamente Coffrini. Dalle carte si evince che 50 delle 400 firme raccolte erano riconducibili al clan Grande Aracri e a società raggiunte da interdittive antimafia. In più, a consegnarle nelle mani del sindaco furono tre persone, tra cui il figlio di un imprenditore calabrese la cui ditta nel marzo 2015 è stata colpita da un’interdittiva antimafia.

«Il sindaco- prosegue la sentenza - non ha percepito o non ha voluto percepire il significato dell’iniziativa ed il grave significato etico, sociale e politico del suo comportamento, che dimostra la sua incapacità di mantenere le debite distanze dagli ambienti locali gravitanti intorno alla criminalità organizzata». Al momento il Comune di Brescello è ancora commissariato e lo resterà sino al termine delle prossime elezioni che si terranno in primavera: eleggeranno un nuovo consiglio comunale.

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