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Il prof non risponde al giudice e resta ai domiciliari

Il prof non risponde al giudice e resta ai domiciliari

21 Marzo 2017, 08:05

Per il gip non c'è rischio di reiterazione del reato

Georgia Azzali

Il tempo di sussurrare nome e cognome, poi se ne è andato. Davanti al giudice per le indagini preliminari ha scelto il silenzio, l'istruttore di educazione motoria arrestato giovedì scorso con l'accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina di 8 anni. Una scelta difensiva dettata dalla necessità di valutare le carte, approfondire quella pesante accusa messa nero su bianco. M.S., 29 anni, parmigiano, resterà ai domiciliari, ma d'altra parte nessuna richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare è stata presentata dal legale al gip Alessandro Conti.

Agli arresti nella casa di famiglia e lontano dalla scuola elementare di un paese della provincia con cui collaborava da gennaio, anche se per la procura sarebbe dovuto finire dietro le sbarre: il pm Andrea Bianchi, che ha coordinato l'inchiesta portata avanti dai carabinieri, aveva chiesto il carcere per il giovane insegnante. Da parte sua, il gip - pur ritenendo fondato il quadro accusatorio - ha ritenuto invece «sufficienti» i domiciliari per scongiurare il rischio di reiterazione del reato. All'istruttore è stato sequestrato anche il pc trovato in casa, ma ci vorrà tempo prima di poter passare al setaccio file, dati e immagini memorizzati.

Massaggiatore e preparatore atletico, M.S., oltre ad avere un rapporto di collaborazione con la scuola, lavorava da tempo all'interno di un'associazione sportiva. Una famiglia rispettabile alle spalle, una fedina penale immacolata e mai un sospetto su di lui. Eppure, negli ultimi mesi avrebbe serbato quel segreto turpe. L'ossessione per quella bambina, incontrata a scuola, e a cui avrebbe dovuto insegnare solo ginnastica. Invece, le attenzioni sarebbero diventate morbose: carezze e palpeggiamenti nelle parti intime.

All'inizio atteggiamenti - forse - difficili da interpretare per una bimba di 8 anni. Più facile - e naturale - pensare che chi hai davanti è un insegnante gentile e affettuoso. Finché un giorno quello stesso professore ti convince a seguirlo nel bagno della scuola. E una volta dentro, ti fa spogliare e ti tocca. Nessuna fantasia: la bambina ha messo insieme i tasselli di quegli attimi di squallore durante un'audizione protetta davanti agli inquirenti. E il suo racconto non avrebbe ombre.

Credibile. Nonostante il trauma. Nonostante i suoi 8 anni. Lei che ha riferito di quei minuti in bagno e del saluto dell'insegnante: «Vai avanti, ti raggiungo», le avrebbe detto, invitandola a uscire mentre lui è rimasto qualche istante da solo nella toilette. Poi, le avrebbe anche donato un cioccolatino, chiedendole di non parlare con nessuno di quello che era successo.

Ma lei capisce. Forse ha paura, eppure sente il bisogno di confidarsi con una delle amiche di scuola. Parlotta con l'altra bimba: le due si appartano e forse confabulano guardinghe. Fatto sta che quella conversazione non passa inosservata. Una delle maestre intuisce che bisogna agire, verificare, seppure con tutta la delicatezza possibile.

Dalla scuola parte la segnalazione alla famiglia. Che sceglie immediatamente di denunciare. E l'indagine parte a raffica: vengono raccolte alcune testimonianze, ma poi è lei - la piccola - a doversi dimostrare «grande». Racconta ciò che ha vissuto e provato.

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