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Le baby gang fanno paura: negozianti sotto assedio

Le baby gang fanno paura: negozianti sotto assedio

20 Febbraio 2017, 06:53

Francesco Bandini

Sabato pomeriggio: galleria Bassa dei Magnani, galleria Polidoro, via Mazzini. Di ragazzini terribili quasi non c'è traccia. In questi ultimi tempi, dopo i recenti fatti di cronaca che hanno riacceso i riflettori sulla zona con aggressioni e bivacchi, le «baby gang» hanno preferito abbandonare il campo, anche se – c'è da scommetterci – solo temporaneamente, giusto il tempo di lasciar calmare le acque. «Colpa» anche della coppia di vigili urbani appiedati che proprio sabato hanno pattugliato la zona, contribuendo a tenere alla larga gli adolescenti irrequieti.

Le due gallerie sono completamente deserte. Solo per una manciata di minuti si popolano di un gruppetto di ragazzini che schiamazzano e bighellonano. Un paio si appartano manipolando qualcosa, ma non è chiaro di cosa si tratti. Il tutto avviene molto velocemente: in men che non si dica, si mettono in moto e salpano verso altri lidi. Con ogni probabilità, il Battistero e i vicoletti attigui, l'altro ieri più affollati del solito di gruppi di ragazzi. Tanti accampati sulle gradinate del capolavoro dell'Antelami: anche qui parlano ad alta voce, bivaccano, si abbracciano, si spintonano (più o meno amichevolmente). Sotto una delle lunette la presenza è tale che non si può indovinare cosa accada oltre quella cortina umana. Di sicuro sono tanti e sono rumorosi. Qualcuno sputa indifferente sul marmo rosa del monumento più importante della città: lo sputare è una costante di questi gruppi sfaccendati, quasi un tentativo di darsi un tono, o forse un sistema per «segnare» a modo loro il territorio, chissà.

Intanto, nella zona di via Mazzini, il pomeriggio prosegue insolitamente calmo. Meno calmi, però, sono gli animi dei commercianti esasperati da anni passati in compagnia di presenze di cui avrebbero fatto a meno. «La situazione? È sempre tragica», sentenzia il titolare di un negozio di abbigliamento. Che appena qualche minuto prima ha dovuto fare i conti con un ragazzino che ha pensato bene di orinare nel bel mezzo del marciapiede davanti alla sua attività. «Il problema dei ragazzi che frequentano questa zona è che sono arroganti e maleducati. È l'effetto branco. E le ragazze sono le peggiori: sboccatissime, istigano i maschi». La causa di tutto è la desertificazione della zona: «Non è più vissuta dai parmigiani e se non è vissuta arrivano questi che sputano, urlano, orinano e si picchiano: dopodiché non c'è da stupirsi se la gente gira al largo. L'unica cosa da fare è ripopolare la zona». E aggiunge un altro aspetto inquietante: «Devi stare attento se cerchi di difenderti: questi ti minacciano, c'è da avere paura. Non puoi mai sapere cosa possono fare per vendicarsi».

Un punto, questo delle minacce, citato anche da un altro negoziante, Pier Luigi Rivella. La sua bottega è dall'altra parte di via Mazzini, all'angolo fra borgo Paggeria e la Ghiaia, giusto in fondo alla scaletta che scende da via Mazzini: un altro punto appartato dove i ragazzi terribili stazionano spesso e volentieri. «Stai attento, conosco degli albanesi...», si è sentito dire una volta che li aveva rimproverati. La sua colpa? Averli invitati a spostarsi dalla vetrina del suo negozio, davanti alla quale si siedono a oziare e – immancabilmente – a sputacchiare per terra. E guai a dirgli qualcosa: «Ti minacciano, con un linguaggio tipicamente mafioso. Forse vedono Gomorra e pensano di poter fare lo stesso. Ti provocano perché pensano che lasci perdere e così pensano di avere vinto: forse hanno vinto loro per davvero. Quello che so è che non si può continuare a lasciarli fare. D'altra parte, bisogna anche stare attenti a non fargli niente, perché sono minorenni e finisci per metterti nei guai tu...». Anche lui torna sull'aspetto delle ragazzine: «Sono le più terribili: istigano i maschi». Fra tanto malcostume, però, la cosa che più lo rattrista è un'altra: «Vedere che molti parmigiani, di fronte a queste situazioni, si voltano dall'altra parte».

Da un bar che si affaccia proprio sulla galleria, il titolare spiega di aver rilevato l'attività solo da un mese: «Perché l'ho fatto? Perché sono convinto che i problemi si risolvano: non possiamo farci mettere sotto scacco da quattro ragazzacci. Però devono essere le istituzioni a pensarci, non certo noi». E la soluzione, secondo lui, è nel presidio fisico del territorio: «Le telecamere non servono, tant'è vero che una volta le hanno anche imbrattate di vernice... Ci vogliono le persone, le forze dell'ordine in carne e ossa: dove si sa che c'è una zona a rischio, servono pattuglie in continuazione, o comunque nelle immediate vicinanze, sempre pronte a intervenire».

In galleria trova posto anche un ufficio riservato a controllori e autisti della Tep, osservatori «privilegiati» del fenomeno delle gang: «Purtroppo quello che succede sta diventando la normalità – dice uno di loro –, ci si sta abituando. Quello che più dà fastidio è la strafottenza: spavaldi e aggressivi, colgono ogni occasione per dimostrare di essere dei duri e l'effetto branco aumenta questo atteggiamento».

Le gallerie, per questo sabato, restano più silenziose del solito, con vetrine tappezzate di «affittasi» e «vendesi».

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