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"Days of future passed", il capolavoro dei Moody Blues che ispirò anche i Nomadi

"Days of future passed", il  capolavoro dei Moody Blues che ispirò anche i Nomadi

23 Settembre 2017, 09:10

“Complimenti per la scelta!”. E' stata la frase rivolta dal commesso dell'Hmv, mitica catena britannica di negozi di dischi, di Princes street a Edimburgo a chi scrive qualche anno fa. Motivo dell'approvazione che ha fatto sciogliere i sempre gentilissimi ma compassati sudditi di Sua Maestà, l'acquisto dello scrivente di “Days of future passed”, capolavoro targato The Moody Blues che quest'anno compie 50 anni. Versione rock della Sinfonia numero 9 del grande compositore ceco Antonin Dvorak, “Dal nuovo mondo”, è un mix di canzoni scritte dal gruppo inglese, intermezzi eseguiti dalla London Festival Orchestra diretta da Peter Knight e da momenti parlati. Insomma, un “discone”.

Che è anche un concept, la storia di un uomo qualunque dall'alba al tramonto, sul modello dell'Ulisse di James Joyce. Ma questo disco rappresenta anche qualcosa di più. Con le sue atmosfere incantate è infatti considerato una sorta di “prima pietra” dell'allora nascente rock progressive, un genere che di lì a poco – l'anno è infatti il 1967 – inizierà ad andare per la maggiore e che vedrà salire alla ribalta gruppi, per citarne solo alcuni, come i Genesis, i King Crimson, i Caravan e i Van der Graaf Generator. Proprio i Moody Blues si giocherebbero, quindi, il ruolo di iniziatori del prog con i Procol Harum e i Nice. Davvero una bella disputa con altrettanto prestigiosi contendenti.
Il lavoro dei Moody Blues, già intrigante dal titolo (un gioco di parole che sarà un marchio di fabbrica dei testi prog), come spesso è accaduto a capolavori assoluti, vede la luce tra le perplessità della casa discografica, la Deram Records, marchio che fa capo alla Decca. Errore. “Days of future passed” si rivelerà invece un grande successo, scalerà le classifiche inglesi e americane e vedrà due singoli fare addirittura sfracelli. Si tratta di “Nights in white satin”, in Italia famosissima come “Ho difeso il mio amore” dei Nomadi - di cui divenne uno dei cavalli di battaglia nei concerti grazie alla voce e alla straordinaria presenza scenica di Augusto Daolio - e dei Profeti, e “Tuesday afternoon”. Nel racconto dei Moody Blues la “giornata” inizia appunto con “The day begins”, una sorta di summa di tutto ciò che nel corso del disco verrà eseguito e si chiude con “The night” che contiene “Nights in white satin” e “Late lament”. Un giorno è, dunque, passato ma ha lasciato il segno diventando leggenda.
Dunque, l'avviso ai naviganti che questa rubrica si sente di dare è il seguente: chi ha voglia di sognare, o tornare a farlo, scopra o riscopra “Days of future passed”. Molto probabilmente si troverà d'accordo con quel commesso scozzese.

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