ROBERTO LONGONI
Caduta per un tentativo di suicidio? Gettata dalla finestra da qualcuno? Volata giù per errore, durante una manovra azzardata? Una donna di 33 anni è precipitata dal terzo piano in borgo Guazzo, mentre era in casa con l'ex compagno. E' rovinata a terra senza un grido, senza lasciare nel proprio appartamento alcun biglietto che spiegasse un eventuale gesto estremo. L'unica verità certa in questa brutta storia è quella scritta dal sangue sul porfido della via: una macchia larga un metro. E' il sangue di una trentatreenne di origini nordafricane caricata in condizioni disperate sull'ambulanza della Croce rossa. Ora lotta per la vita in Rianimazione all'ospedale Maggiore. Immigrata dal Marocco, ma di cittadinanza italiana (da parecchio tempo risiede a Parma), la donna si fa chiamare Anna e abita al 52 di borgo Guazzo. E' qui che si è consumato il dramma che ha i contorni di un giallo.
Erano le 18,15, quando è scattato l'allarme. Secondo una prima ricostruzione, a lanciarlo sarebbe stato un automobilista. Dall'incrocio con borgo Trinità, l'uomo si è accorto del corpo steso a terra a destra, in borgo Guazzo, a una trentina di metri dall'incrocio. Poco dopo, accanto alla donna ferita è accorso anche un operaio che risiede dietro l'angolo. «Stavo fumando fuori casa - racconta -. Non ho sentito grida: né di qualcuno che litiga né di qualcuno che precipita. Del resto, qui le grida sono la colonna sonora: nessuno ci fa più caso». Nemmeno il tonfo del corpo caduto a terra sarebbe stato avvertito.
Tra i traumi riportati dalla donna, il più grave è quello alla testa. Ricevute le prime cure sul posto, la 33enne è stata portata al Maggiore priva di conoscenza, in condizioni critiche. Immediato l'intervento di due pattuglie della Squadra volante che hanno isolato l'area. I poliziotti, poco dopo raggiunti dai colleghi della Mobile e della Scientifica, hanno portato in questura l'ex compagno della giovane, un italiano padre dei due figli della donna, in casa con lei quando tutto è avvenuto. E in borgo della Posta è stata accompagnata anche la giovane che abita al secondo piano dello stesso palazzo. La ragazza non era presente in casa al momento della caduta, ma avrebbe ricevuto Anna nel proprio appartamento nel pomeriggio, prima di uscire.
Massimo il riserbo sulla vicenda da parte degli investigatori. Del resto, anche sbilanciarsi in una ricostruzione è tutt'altro che semplice. Così com'è difficile pensare che la donna abbia atteso che in casa con lei ci fosse il padre dei propri figli, per mettere in atto un eventuale proposito suicida. L'ipotesi non può essere scartata a priori, ma pare poco plausibile.
L'ex compagno è stato a lungo ascoltato in questura. Tra le varie testimonianze, la sua è la più preziosa. Perché era lì sul posto. E perché sembra che tra lui e la 33enne i rapporti siano sempre stati più che buoni. Tra le ipotesi, la più credibile sembra quella della caduta accidentale. La donna potrebbe essersi sporta troppo oltre la sbarra posta sopra il basso davanzale. Ma tra le possibili ricostruzioni ce n'è una che parla di un lenzuolo legato a questa sbarra e lasciato pendere all'esterno come corda. La donna potrebbe averlo usato per cercare di calarsi fino al piano di sotto, per entrare nell'appartamento dell'amica attraverso la finestra socchiusa. Il lenzuolo potrebbe essere stato slegato prima che scattasse l'allarme: tra chi è accorso sul posto pare che nessuno l'abbia visto.
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