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L'ultimo saluto a Marco, il guerriero gentile

02 Aprile 2018, 03:25

Enrico Gotti

Ieri, nella chiesa di Langhirano, c’è stato l’ultimo saluto a Marco Bottazzi. «Era un lottatore, un guerriero gentile» ricorda chi lo ha conosciuto bene. È morto a 43 anni, dopo essere stato investito da un’auto mentre attraversava la strada, venerdì 23 marzo, a Parma, in via Langhirano. La famiglia ha autorizzato la donazione degli organi. «È stato il suo ultimo atto di generosità» dice il fratello Massimo, che ricorda la forza di Marco, innamorato della sua compagna Barbara e di suo figlio Michele, di 10 anni. «Da ragazzo Marco, a 12 anni, ha cominciato a soffrire di crisi epilettiche. Dopo varie visite si è scoperto che il problema era dovuto a una forma tumorale nel cervello, ha subito vari interventi. L’ultimo cinque anni fa, gli aveva permesso di stare meglio, di fare una vita più normale di prima. Ha avuto una vita tribolata, ma aveva una vitalità da prendere da esempio. Aveva avuto torture enormi, ma lui non mollava, non ha mai mollato». Fra un intervento e l’altro, alle scuole serali, si era diplomato in ragioneria, venti anni fa aveva iniziato a lavorare all’Inps di viale Basetti. I colleghi lo hanno ricordato ieri con una lettera: «Riuscivi sempre a superare ogni difficoltà con un sorriso. Sei sempre stato discreto, mai invadente, sempre socievole con tutti noi e pronto a condividere con noi pezzi di vita, come quando ci hai raccontato gli inizi della tua storia d’amore con la tua compagna Barbara, quando andavi a Rimini e poi la gioia che hai provato quando è arrivato Michele». Negli ultimi tempi Marco Bottazzi si occupa della reception delle invalidità civili: «Qui abbiamo scoperto la tua grande sensibilità e attenzione per chi è anziano o infelice. Con garbo ed educazione svolgevi il tuo lavoro con dolcezza» ricordano ancora i compagni di lavoro «Ora , quando entriamo in sede e non ci sei ci assale una grandissima tristezza e ci manchi, Marco, ci manchi tantissimo, ma rimarrai sempre nel nostro ricordo e nei nostri cuori, come diresti tu da juventino: “fino alla fine”. Ciao Marchèt Marchisio da tutti i tuoi colleghi». Era un grande appassionato di sport, per problemi di vista dovuti alle operazioni aveva dovuto lasciare il calcio, la Langhiranese, dove era un ottimo mediano. Da giovane, il padre (che con la moglie gestiva il bar sport a Langhirano) gli aveva regalato una bicicletta da corsa e si era appassionato al ciclismo. Amava la Juventus e il suo idolo al di fuori del calcio era Marco Pantani. «Era una persona di cuore, era un buono con una vita tribolata, un lottatore, un guerriero che io ho sempre ammirato» aggiunge il fratello. Gli volevano bene tante persone, ieri c’era una folla a salutarlo al funerale, e mercoledì al rosario. «Da parte mia - conclude Massimo - e di tutta la famiglia ringraziamo tutta la comunità per l’affetto».

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