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Bonanni-Del Rio

«BDC, luogo di cultura e socialità. Così è nata la nostra galleria»

«BDC, luogo di cultura   e socialità, così è nata  la nostra galleria»

di Katia Golini

03 Maggio 2022,20:43

In pieno centro storico, in uno spazio antico ristrutturato ad arte, la BDC Catalog ha messo radici. Lucia Bonanni e Mauro Del Rio i fondatori e le anime che lo fanno vivere come centro culturale e luogo d'incontro attraverso eventi rivolti a tutti i cittadini.

Cos'è BDC e perché si chiama così?
«BDC sta per Bonanni Del Rio Catalog, ma un po’ anche per Borgo delle Colonne. BDC è l’entità attraverso la quale gestiamo la nostra attività nell’ambito dell’arte contemporanea. Quindi sia la nostra collezione, sia le cose che accadono nella nostra sede, la chiesa sconsacrata in Borgo delle Colonne».

Perché “Catalog”?
«Perché ci piace tenere ordine in quello che facciamo; per questo indichiamo con un numero progressivo gli eventi che organizziamo: mostre, concerti, incontri con artisti e altro, andando quindi a formare un “catalogo” di cose che avvengono. Inoltre, chiamarci Bonanni Del Rio Catalog ci ha consentito il gioco di parole tra Bonanni Del Rio Catalog e Borgo delle Colonne».

Quale è la storia di BDC?
«Abbiamo acquisito la chiesa quasi per caso, partecipando 6 anni fa ad un'asta fallimentare andata deserta; al tempo la chiesa era in uno stato di abbandono. Anche la zona di Borgo delle Colonne non se la passava benissimo, sia dal punto di vista commerciale che dell’ordine pubblico. Dopo i primi lavori urgenti, abbiamo iniziato subito a ospitare mostre d’arte, collaborando con i “vicini di casa” e con varie realtà e istituzioni cittadine per renderle partecipate ed aperte. Abbiamo avuto da subito un ottimo riscontro di interesse, che ha dato linfa alla zona, rivitalizzando le attività già presenti e incoraggiando altri ad aprirne di nuove».

È migliorato lo stato della zona?
«Indubbiamente. Ci sono diversi esercizi commerciali nuovi e vari palazzi sono stati ristrutturati, la zona è più pulita e più bella. E più coesa. Recentemente, utilizzando anche un bando comunale, è stato effettuato un intervento di arredo urbano verde, con una ventina di piante, ognuna “curata” da un abitante della via».

L’attività riparte in uno spazio completamente rinnovato e pensato per essere sempre più accogliente. Cosa è cambiato in questi mesi?
«Durante i due anni scorsi, gioco forza, abbiamo dovuto limitare le attività pubbliche; abbiamo approfittato di questo tempo per dotare l’intera chiesa di riscaldamento a pavimento che ci permette di utilizzarla per ogni tipo di evento in modo confortevole tutto l’anno. Abbiamo migliorato la dotazione tecnologica dello spazio con un impianto audio/video di avanguardia. Inoltre abbiamo migliorato i sistemi di accesso, rendendo la chiesa più capiente, sicura e accogliente, oltre che priva di barriere. Soprattutto, abbiamo aggiunto uno spazio collaterale, a fianco della chiesa, che potrà funzionare anche autonomamente come caffè. Ciò avviene in collaborazione con Santeria, una realtà artistico/culturale milanese che ci consentirà di migliorare e ampliare l’offerta di BDC».

Avete pensato BDC come centro di attività culturali, non solo come spazio espositivo. Non a caso sono numerosi gli eventi anche musicali. Ne realizzerete di più con Santeria?
«Gli eventi musicali li abbiamo sempre pensati come collaterali e legati alle opere artistiche esposte in quel momento; con Santeria contiamo di lavorare più sulla qualità che sulla quantità. Quello che intendiamo fare con Santeria è ampliare soprattutto la tipologia di attività che possono avvenire in BDC. Portando una offerta di pop culture non tanto presente in città. Anche mescolando linguaggi e situazioni: in questi mesi stiamo sperimentando l’accostamento di mostre fotografiche con mercati vintage, in collaborazione con Remira Market, una delle più interessanti realtà italiane in questo ambito».

Uno spazio che spesso dedicate anche alla presentazione di libri. L’ultimo in ordine di tempo è stato l’incontro con l’ultimo di De Giovanni. Intendete proseguire anche su questa strada?
«Certamente; lo spazio, in particolare dopo gli interventi recenti, si presta a diversi tipi di incontro; ci saranno presentazioni di libri e di dischi. Ma anche serate di stand up comedy, di poesia, di jazz. Stiamo anche mettendo a punto, assieme a Santeria, una serie di incontri con i principali candidati alle prossime elezioni comunali, cui pensiamo di dare un taglio alternativo, per conoscere non soltanto i programmi politici proposti, ma anche le persone che li incarnano. La rassegna si intitolerà “Il sindaco del futuro”».

Avete immaginato questo spazio fin dal principio come un luogo votato a iniziative culturali, partendo da una vostra grande passione di collezionisti di fotografia. Quali i vostri artisti prediletti?
«Abbiamo iniziato a collezionare opere fotografiche una ventina di anni fa; come spesso succede, abbiamo fatto i primi acquisti per passione, sulla base del nostro gusto, per rendere più piacevole la nostra casa e gli spazi dove vivevamo. I nostri primi artisti sono stati Ghirri (la nostra prima opera in assoluto è stata la sua “Scandiano”) e Giacomelli, per la poesia che emerge dai loro scatti di paesaggi. La nostra collezione di fotografie è quindi iniziata con i grandi maestri della fotografia italiana (oltre a Ghirri e Giacomelli, Barbieri, Mulas, Berengo Gardin, Jodice, Basilico, Migliori, Fontana…). Abbiamo poi unito la passione per la fotografia a quella per la musica: partendo dalle quattro fotografie di Luigi Ghirri che sono la copertina di Etica, Epica, Etnica, Pathos dei CCCP, abbiamo acquistato molti altri scatti di copertina di dischi, sia italiani che internazionali».
Poi, con l'ampliarsi della collezione...
«E' diventato necessario seguire alcuni filoni per non essere troppo dispersivi, che nel nostro caso sono, oltre ai già citati grandi classici italiani e copertine di dischi: volti noti del Novecento catturati dagli obiettivi dei fotografi d’azione della Roma della Dolce Vita e di New York negli anni Ottanta e documenti storici della scoperta dello spazio. Successivamente abbiamo ampliato i nostri interessi anche alla street art e all’illustrazione e, ultimamente, alle installazioni e alle performance; in particolar modo da quando gestiamo BDC28, lavoriamo spesso direttamente con gli artisti, sia italiani che internazionali, producendo nuova arte».
Quali i grandi nomi che avete portato a Parma finora?
«Tanti. Tra i fotografi, ricordiamo Sottsass, con le sue Metafore, fotografie scattate durante i suoi viaggi negli anni ‘70, in cui appare tutta la sua iniziale ricerca su luce e spazio, Tina Modotti, con 80 scatti che illustrano un Messico ricco di fermenti artistici e sociali durante gli anni ’20 del secolo scorso, Efrem Raimondi con i suoi ritratti di La Famiglia, Franco Fontana che ritrae una Route 66 gloriosa nella sua decadenza, Gianfranco Gorgoni che documenta la Land Art Americana. E poi le collettive: La Scelta Italiana, la nostra collezione dei Maestri della fotografia italiana, esposta a Mercanteinfiera nel 2018, BDC - Records, con le nostre fotografie copertine di vinili italiani e internazionali, Paparazzi, con le foto della Dolce Vita romana e della New York anni ‘70 e ‘80, e le fotografia della Nasa scattate durante le missioni dell’Apollo, in concomitanza del cinquantesimo anniversario del primo sbarco sulla luna. Abbiamo portato poi street-artist e illustratori: Ozmo, Baronciani, Reg Mombassa, l’opera di Enrico Fontanelli, e tantissimi giovani artisti parmigiani, ad esempio abbiamo lavorato molto con Alessandro Canu. E musicisti: Lorenzo Senni, Vasco Brondi, Fatoumata Diawara, IOSONOUNCANE, C’Mon Tigre, Nico Vascellari, Dave Haslam, Massimo Zamboni, gli artisti di Barezzi Festival e di Verdi Off».

Quali quelli che avete in programma di fare conoscere alla città?
«Da qualche tempo sentiamo l’esigenza di affiancare ai grandi fotografi classici che costituiscono il nucleo della nostra raccolta, nuovi fotografi, artisti che svolgono la loro opera in questi anni, che abbiano le caratteristiche di qualità, originalità e autorevolezza tali da potersi considerare eredi e prosecutori della tradizione dei grandi Maestri. Per questo abbiamo attivato una collaborazione con MIA Photo Fair di Milano e istituito un premio che abbiamo chiamato La NUOVA Scelta Italiana che seleziona ogni anno, con i consigli di un autorevole board di esperti e professionisti, tre fotografi da inserire nella nostra “hall of fame”. I vincitori di quest’anno sono Silvia Camporesi, Luca Gilli e Francesco Jodice, artisti che delineano la versatilità dell’espressione fotografica odierna e sono, secondo noi, tra i più rappresentativi e rilevanti dell’inarrestabile fermento creativo che continua a reinventare forma, linguaggio e contenuti nell’uso dell’immagine.
Realizzeremo nell’autunno 2022 tre mostre personali di questi tre protagonisti della fotografia di oggi».

Perche’ lo fate?
«Nessuno di noi due è originario di Parma (Lucia è di Bologna, Mauro della provincia di Reggio); ma questa è la nostra città di adozione, in cui è cresciuta la nostra famiglia e la nostra vita professionale. Ci è sembrato naturale dare questa forma, che ci pare interessante e proficua anche per la città, alla nostra passione di collezionisti d’arte».

Katia Golini

© Riproduzione riservata

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