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LIBRI

La voce «maravillosa» dei liberi narratori cubani

Nasce Azúcar, collana della casa editrice Oligo, diretta da Davide Barilli

La voce «maravillosa» dei liberi narratori cubani

In copertina fotografie di Paolo Simonazzi

10 Febbraio 2025, 15:17

Si chiama «Azúcar». È la prima collana italiana di narrativa contemporanea interamente dedicata a scrittori cubani. L’ha ideata e la dirige per Oligo editore il parmigiano Davide Barilli, nome di riferimento e ponte culturale tra l’Italia e il Paese caraibico nel segno della qualità letteraria. Barilli - per oltre un trentennio giornalista della «Gazzetta di Parma» - sarà ospite della prossima Feria internazionale del libro (doppio appuntamento: il 15 febbraio alla Casa de l’Alba cultural e il 20 alla Casa della Poesia) per presentare, con gli autori, i primi quattro titoli della collana, di cui Bestiario habanero (il suo più recente libro) è stato una sorta di prologo.
Con lui ci sarà il fotografo Paolo Simonazzi, autore delle immagini di copertina dei volumi della collana «Azúcar». Interverranno, oltre agli autori Ariel Fonseca, Nelson Pérez, Alberto Guerra ed Emerio Medina, la direttrice della Casa del Alba culturale Dianelis Suarez, la specialista in comunicazione Flor Nodal, Viola Novarini, responsabile delle iniziative culturali dell’Ambasciata italiana e i critici letterari Rafael de Aguila e Raul Aguiar.

Come nasce «Azúcar»?
«La collana si chiama “Azúcar”, un po’ come implicita speranza e provocazione rispetto a un Paese in attesa di un futuro migliore e in grande difficoltà, un tempo grande produttore di zucchero e ora costretto a importarlo… Si tratta di testi brevi di autori cubani di varie generazioni. Con una cadenza di uscite da un minimo di due a un massimo di quattro all’anno. Un progetto che, dopo essere stato presentato in vari Festival italiani come il Salone del libro di Torino, Encuentro di Perugia, l’unico festival letterario italiano dedicato alla Letteratura iberoamericana, Pordenonelegge e BookCity di Milano, approda ora fisiologicamente alla prossima Feria internacional del libro de La Habana del 2025».

Oltre alle copertine color carta da zucchero, quali sono le caratteristiche della collana?
«Si tratta di volumetti da bolsillo (da tasca), in edizione raffinata, con immagini di copertina appositamente realizzate dal fotografo Paolo Simonazzi (con il quale ho già collaborato in passato al progetto Mantua Cuba e attualmente al progetto Habana eventual) che presentano al lettore italiano una Cuba inedita, al di là di ogni ideologia o contro ideologia, attraverso le storie di autori per nulla o poco conosciuti nel nostro Paese. Il progetto va a coprire uno spazio attualmente scoperto: in Italia non esistono infatti collane dedicate esclusivamente alla narrativa cubana contemporanea».

Come è la situazione attuale della narrativa cubana?
«Oggi la narrativa cubana è in fermento dal suo interno. Gli scrittori più giovani sono bravi, ma faticano a farsi conoscere all’estero. Manca la carta per pubblicare libri, ma internet ha consentito di far sentire la propria voce. Basta visitare il sito del Centro Onelio Cardoso per farsi un’idea di come sia in atto un cambiamento fra più giovani, coloro che la Rivoluzione l’hanno solo sentita raccontare. Venuto meno il discrimine fra realismo hemingwayano per un verso e barocco – o real maravilloso – per l’altro, lasciati alle spalle gli anni dell’epica rivoluzionaria e quelli del ripiegamento di chi dentro al sistema è cresciuto, superata l’epoca del realismo sucio e dei “novissimi”, dispersi nella diaspora i protagonisti della generacion 0, fra gli scrittori cubani si assiste attualmente, anche grazie alle aperture conseguenti a una comunicazione più agevole, tra blog e accesso a internet, a un periodo di trasformazione e di fluidità caratterizzato dal tentativo di internazionalizzare la narrativa isolana. Oggi molti scrittori giovani per far sentire la propria voce pubblicano sul web. Altri indagano la realtà metaforicamente attraverso la scienza fiction. Altri ancora cercano di raccontare le modificazioni che stanno avvenendo in questi ultimi anni o tentano di recuperare una narrazione del territorio che esuli da una prospettiva politicamente indirizzata. Da queste considerazioni ho ideato Azùcar, un progetto che ha convinto Giulio Girondi e Giada Scandola, editori di Oligo a cui sono infinitamente grato».

Che tipo di autori pubblicherete?
Pubblicheremo autori viventi, di varie generazioni, allo scopo di dare una panoramica dell’attuale narrativa cubana. In tale ottica, oltre a individuare titoli e autori fra scrittori consolidati, vincitori dei più importanti premi, effettueremo una sorta di scouting indirizzato a giovani autori esordienti».

Quali sono i primi titoli in catalogo?
«Il primo libro di questa collana si intitola Fine del cammino di Ariel Fonseca. La sua è una Cuba è dolente e amara. Il trentottenne scrittore di Sancti Spiritus, nato e cresciuto nella periferia cubana, ambienta nei tristi condomini in stile sovietico o nelle basse case unifamiliari di cemento, il microcosmo della sua Cuba quotidiana. Solitudini di donne che lottano, soffrono, si disperano. Coppie logorate dal tempo e dalla povertà, fragili eroi della vita complicata dei cubani. È una letteratura diretta, paratattica, snodata su una corda sgretolata sull’abisso. Quella di Fonseca è una scrittura carveriana debitrice del dialogare hemingwayano, un mantra assolato e assoluto dell'esasperata ripetitività di voci colte in una quotidianità complicata. Tra pregiudizi, silenzi pieni di inquietudine e umiliazioni verbali, cresce l’insofferenza indifesa di chi è annichilito dalle battaglie della vita. In una Cuba sempre più con il portafoglio vuoto. Il secondo volume che presentiamo è intitolato Laggiù dove brucia il fuoco, scritto da Nelson Pérez Espinosa. Tratti da Allí Donde el Fuego Arde, vincitore del premio David, patrocinato dalla Uneac e dedicato ai libri inediti, i racconti di Nelson Pérez Espinosa ci immergono nell’atmosfera di un mondo sconosciuto ai lettori italiani. La Cuba in cui ci porta Perez è quella della sua infanzia, lontana dall’Avana, immersa in un mondo contadino, di carbonai e pescatori della provincia di Camagüey. Storie che raccontano, tra leggenda e cronaca, vicende sorprendenti, in un contesto naturale in cui la violenza dello scenario si interseca a vicende sentimentali piene di dolcezza. Attraverso il suo realismo mágico rurale, Nelson Pérez ci fa conoscere, con la sua voce epica, un mondo molto lontano dal realismo urbano. Allí donde el fuego arde è una storia che fa appello a molti elementi della memoria affettiva di Nelson Pérez, ma è anche debitore di altri giganti della narrativa sudamericana, da García Márquez a Juan Rulfo, ma anche Faulkner o lo stesso José Martí, apostolo della Revolución cubana, sia per i temi che per le tecniche utilizzate, perché è un libro dove confluiscono tutti gli affluenti che hanno alimentato la sua vita, trascorsa per metà a Santa Cruz del Sur e per metà all'Avana».

Alla Feria internazionale del libro presenterete in anteprima anche due nuovi titoli che usciranno in Italia a maggio.
«Proprio così, in primavera usciranno in Italia i libri di due autori molto conosciuti a Cuba, nati negli anni Sessanta. Lincon, la voce di Alberto Guerra Naranjo e La lunga notte di Emerio Medina. Due autori di spessore, dalla vasta bibliografia, ma quasi del tutto sconosciuti in Italia. Se se si esclude qualche racconto pubblicato in antologie e i testi raccolti nel volume da me curato Gli amanti del secondo piano edito da Nuova editrice Berti. Lincon la Voce,il libro di Guerra, ci fa immergere nella città delle grandi orchestre da ballo, delle folle oceaniche che affollavano cabaret e teatri. Un rincorrersi di memorie e vendette che, da La Habana di oggi ci riporta in quella negli anni Settanta, in un rutilante caleidoscopio di storie vere e ipotetiche. Un concerto di parole e immagini, tra miserie e ambizioni, sensi di colpa e storie individuali, intrecciate nelle tournée di un’orchestra habanera. Nei suoi due racconti (il volume comprende anche La partenza) Emerio Medina ci presenta invece personaggi e luoghi di una Cuba misteriosa di cui non conosciamo il nome. Metafore di una realtà distopica e oggettiva allo stesso tempo, tra percorsi inquietanti e incerti, in cerca di una salvezza che porta al Nulla, in un No where angosciante, questi racconti ci immergono nella natura spettrale di una tenebra labirintica, in un viaggio denso di trappole e enigmi nella sensazione di essere separati dalla realtà convenzionalmente intesa. Due storie esemplari che riguardano la sopravvivenza della specie umana, il suo adattamento a un futuro poco promettente e la sua probabile evoluzione e cambiamento».

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