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«La laguna del disincanto», di Massimiliano Scudeletti Arkadia pp. 272 euro 17,00.
«La Laguna del disincanto» Tratteggiate con accuratezza le figure dei protagonisti insieme ai loro stati d’animo, in un continuo mescidarsi, in Alessandro, di speranza e sconforto, nonché di attrazione amorosa e di dubbio nei confronti della sua compagna
Raccordato col precedente La laguna dei sogni sbagliati, si legge col cuore in gola il nuovo romanzo di Massimiliano Scudeletti, La Laguna del disincanto. Di sicuro non perché torna lo stesso protagonista, che anzi ritroviamo con affetto, ma perché identico è il clima di visionarietà e angoscia alla Shining che pervade entrambe le vicende nascondendo una realtà terribile. Là il ragazzo Alessandro Onofri, rimasto orfano dei genitori, morti in un incidente, è allevato da un’anziana zia seria studiosa dell’occultismo in un vecchio palazzo veneziano. Una Venezia magica con il fasto dei suoi tesori artistici e insieme malata, coi suoi vicoli tortuosi e oscuri e le incognite che si celano dietro le sue porte d’acqua (come non pensare al magnifico e terrificante film di Nicolas Roeg, A Venezia… un dicembre rosso shocking?). Cui si oppongono sinistri in lontananza i fumi e i fuochi di Porto Marghera. Convinto che si possa parlare con i defunti, Alessandro, benché dissuaso dalla zia, cerca uno spiritista che lo metta in contatto con mamma e papà. Ma si affida ingenuamente alla supplente di matematica della sua classe, una donna bella, vistosa e seduttiva, che, maestra di pratiche sataniche, capeggia con spietatezza un folto gruppo di allocchi diventati una vera e propria setta che le obbedisce ciecamente, ospitati in una grande villa defilata dal mondo. Lei a scuola cerca di irretire Alessandro e l’intera classe con l’incoraggiamento a una precoce promiscuità fatta di veri baci. I suoi fini sono malvagi; soprattutto il suo scopo è di fare di Alessandro un adepto o una preda da sacrificare durante un rito. Riuscirà a salvarsi mentre, braccata dalla polizia, la donna si sottrae miracolosamente alla cattura. Alessandro, diventato adulto, ricompare, ancora protagonista, appunto nel nuovo romanzo. Dove, con suggestivi raccordi in flashback, il lettore viene messo al corrente della sua brutta vicenda passata. È diventato un bravo fotografo, ma dalle guerre che ha vissuto come reporter è rimasto segnato, a tal punto da dover scontare un ricovero in una struttura ospedaliera che cura gli alienati mentali. E di qui ha tratto una lunga serie di fotografie che ora espone in una mostra destinata a far chiasso. Ma la sorte gli riserva una ulteriore sorpresa. Un’amica fiorentina lo chiama in soccorso e gli mostra un filmato in cui il figlio maggiore, adolescente, Duccio, terrorizza il fratellino Vanni imitando una lezione scolastica dove una supplente, arrivata con un curriculum esemplare ma falso (no, non è la supplente del romanzo precedente ma una analoga) fa assistere i giovanissimi alunni, plagiati, a una scena terribile, lo sgozzamento del cane prediletto di Duccio e Vanni, sparito inspiegabilmente da casa. E benché la scuola sia internazionale e il fiore all’occhiello di Firenze si respira un clima di perversione e paura, tanto che diversi genitori hanno ritirato i loro figli.
Tuttavia molte immagini aberranti che riguardano la vita scolastica della classe, mentre alcuni degli alunni via via vengono rapiti o uccisi, e fra di essi ad ultimo anche Duccio, catturato e nascosto non si sa dove, ricompaiono nel deep web, dove circola un fiorente mercato illegale di armi, droga, violenze estreme e pedopornografia. Con l’aiuto della polizia, tra Firenze, Bologna e Venezia (magiche le scene di una Venezia impregnata di Oriente e di mistero), Alessandro, pur preda degli antichi incubi e della somiglianza di questa orribile storia con quella che ha vissuto in passato, si mette sulla traccia della banda governata dalla donna che peraltro risponde al potente ma irrintracciabile Sigu. Tuttavia dietro i raggiri satanici vi si cela anche qualcos’altro, una trama internazionale che ha scopi ben precisi e che si avvale del web più nascosto per i suoi sporchi traffici. Alessandro trova per caso un aiuto indispensabile nella giovane e bella insegnante di musica e cantante di night Fereshteh, provocante e inquieta, di cui sa poco o nulla, se non che se ne innamora ben presto. Lei condivide con lui una serie di situazioni rischiose e lo salva da un agguato nel cuore di Venezia. La verità, inaspettata, a due facce, verrà rivelata in un cruento finale.
La scrittura di Scudeletti è asciutta, priva di enfasi o cedimenti a eccessi di pathos; febbrile in alcuni punti di maggior dramma. Tratteggiate con accuratezza le figure dei protagonisti insieme ai loro stati d’animo, in un continuo mescidarsi, in Alessandro, di speranza e sconforto, nonché di attrazione amorosa e di dubbio nei confronti della sua affascinante compagna. Ma l’intreccio, complesso, è organizzato con molta destrezza; resa ancor più coinvolgente la storia dal continuo alternarsi di presente e passato, che crea ansia nel lettore desideroso di sapere. Non si creda tuttavia che si tratti di un semplice horror, vista l’aura di pratiche proibite e di sangue copiosamente sparso che pervade la vicenda. Per il fatto che vari generi narrativi si fondono armoniosamente: è se è un horror è anche un thriller, fatto di agguati e spaventi, e un noir per il crudo finale. Ma è anche un melò dato il largo spazio alla tormentosa vicenda d’amore passionale fra Alessandro e la bella Fereshteh, e anche, ma soprattutto, è l’immagine di un mondo, il nostro, che sta mutando e non in meglio per gli usi impropri di internet che possono far scambiare le fantasie oniriche, anche le peggiori e le più ignobili, suggestionando chi guarda fino a farle divenire concreta realtà (e si vedano le cronache quotidiane dei giornali). Mentre il vero motore della storia, la presenza nascosta del dio denaro e della volontà di potenza, due delle dominanti del nostro tempo, viene messa in discussione non con discorsi retorici ma dallo sviluppo della stessa trama, conferendo al romanzo una incisiva coloritura etica che non è certo l’ultimo dei meriti di questo straordinario libro.
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