Visioni d'artista
Èimpossibile ingabbiare in una definizione Stefano Spagnoli, colto intellettuale, collezionista raffinato e curioso, ideatore di eventi indimenticabili e soprattutto artista. E' impossibile chiudergli l'estro dentro spazi definiti: la sua mente vola oltre i confini della conoscenza, oltre lo spazio e il tempo in un vortice inarrestabile e costante. E' impossibile isolare un'opera rappresentativa del gigantesco corpus prodotto nei decenni in un'incessante attività, iniziata da ragazzino negli anni sessanta, proseguita finora e destinata a continuare. Dipingere, assemblare, cercare, frugare nei meandri dello scibile, studiare, raccontare - a parole e con le immagini - è per Stefano Spagnoli necessario come respirare.

Alla mostra in corso all'Ape Parma Museo - occasione per scoprire anche l'attività del padre Arnaldo, a cura di Stefano stesso e della moglie Maria Cristina Soldati - è stato dato un ordine alla sua produzione artistica, compiendo un lavoro titanico. Si va dai primissimi passi figurativi mossi nella «casa rossa» sulle orme del padre ai famosi pupazzi - ispirati agli amati giocattoli di una volta e a Klee, uno dei suoi preferiti - fino ai Totem, realizzati con pezzi di scarto, agli Angeli guerrieri, e ai Mostri, figure deformi, spaventose che rimandano ai poteri malvagi promotori di guerre, distruzioni, abominevoli azioni. Anche in questo caso però è impossibile trovare una successione cronologica ordinata: i periodi esistono ma tutto torna, sparisce e ricompare, proprio come in un magistrale gioco di prestigio.

Incurante delle logiche del mercato, «Stefano Spagnoli ha sempre vissuto nel mito della Gesamtkunstwerk - scrive Arturo Carlo Quintavalle -, l'opera d'arte totale, teatro e messa in scena». Un «angelo della libertà», come lo definisce la figlia Isabella nel saggio del catalogo - che vero e proprio catalogo non è - edito da Mup.
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