Lipu
Torrile, Busseto, Roccabianca, ma soprattutto Sissa Trecasali: è in questi angoli di pianura, dove il paesaggio agrario incontra zone umide e filari alberati, che si concentra una delle più importanti aree di nidificazione del Falco vespertinus – più conosciuto come falco cuculo - in Italia.
A raccontarlo non sono solo i dati scientifici, ma il lavoro paziente e appassionato dei volontari della Lipu che da oltre quindici anni si ritrovano in campo per accogliere questi straordinari rapaci migratori. Il progetto, nato nel 2010 grazie a un finanziamento europeo nell’ambito del programma Life, ha visto la posa delle prime cassette-nido per incentivare la riproduzione del falco cuculo, specie protetta a livello comunitario. Oggi sono oltre 200, distribuite tra diversi comuni della Bassa, con un nucleo particolarmente rilevante proprio nel territorio di Sissa Trecasali.
«Le cassette sono installate nei punti più favorevoli – ricapitola Mario Pedrelli, storico volontario della Lipu –. In alcune piante ne abbiamo messe anche due o tre, quando le condizioni ambientali sono ideali. La scelta del luogo fa la differenza: esposizione, copertura, distanza dalle coltivazioni. Negli anni abbiamo imparato a leggere il paesaggio con gli occhi dei falchi. Le fasi dell’attività sul campo sono due: a fine inverno si interviene per la manutenzione delle cassette – riparando quelle danneggiate e preparando il fondo con uno strato di ghiaia – mentre in estate si procede con l’inanellamento scientifico dei pulli».
Le cassette sono progettate in modo ingegnoso: uno specchio installato sotto il tetto consente agli operatori di verificare la presenza di uova o piccoli senza disturbare gli occupanti, semplicemente osservando dal basso. Quando i pulli hanno raggiunto l’età idonea, vengono prelevati con attenzione, pesati, misurati e dotati di due anelli – uno metallico e uno colorato – che ne consentiranno l’identificazione futura.
Tutti i dati raccolti, dalla lunghezza del tarso al peso corporeo, dal numero della cassetta al livello di parassitizzazione, vengono registrati in schede individuali. A guidare il monitoraggio sono naturalmente i volontari della Lipu, tra cui Gabriella Meo, direttrice dell’Oasi di Torrile, e Marco Gustin, responsabile specie della Lipu, affiancati dagli studenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia coordinati dal professor Dino Scaravelli, docente di Fauna italiana. «I piccoli ospitano spesso il Carnus hemapterus, una piccola mosca ematofaga specializzata – spiega Scaravelli –. Si annida nelle aree più vascolarizzate del corpo, come ascelle e pieghe, ma raramente rappresenta un pericolo per la sopravvivenza. È parte del microecosistema del nido».
Anche il sindaco di Sissa Trecasali, Igino Zanichelli, si è fermato a osservare le operazioni sul campo. Ha salutato i volontari e gli studenti, seguendo con interesse le attività. «È un orgoglio sapere che proprio qui si trova una delle colonie più importanti d’Italia – ha commentato –. Questa è la dimostrazione che l’agricoltura e la natura possono convivere, se si lavora con consapevolezza». In alcuni anni si superano i 150 individui inanellati. Ciascuno di loro, tra fine agosto e settembre, abbandonerà il nido e si unirà ai grandi raduni serali nei boschetti della Bassa dove centinaia di falchi si danno appuntamento per trascorrere la notte prima della partenza. Poi il volo: un viaggio lungo migliaia di chilometri che li porterà verso l’Africa subsahariana, dove passeranno l’inverno. Qualcuno non arriverà, altri non torneranno, ma molti di loro saranno ancora qui l’anno prossimo per continuare un viaggio che racconta la resilienza di una specie, la dedizione di chi la protegge e la bellezza fragile del nostro paesaggio agrario. Un paesaggio che, grazie a progetti come questo, continua a ospitare la vita e a offrirle una possibilità di futuro.
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