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Secondo gli inquirenti la Juventus "di prassi" nascondeva i documenti scottanti prima di distruggerli

Juventus: due indagati non rispondono all'interrogatorio

23 Marzo 2022,21:25

Custodire alcuni documenti riservati fuori dalla sede per poi procedere alla loro «distruzione» una volta esaurito il loro scopo di «garanzia». E' una «prassi» in cui, come risulta dalle carte dell’indagine, si sarebbero imbattuti i pubblici ministeri della procura di Torino che stanno indagando sui conti della Juventus.

La «manovra stipendi» della Juventus entra nel mirino della procura di Torino. La guardia di finanza, su indicazione dei pubblici ministeri, ha eseguito una serie di perquisizioni nel capoluogo piemontese, a Milano e a Roma. Si tratta di uno sviluppo dell’indagine sulle plusvalenze - 282 milioni di euro in tre anni - che lo scorso inverno aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati dei vertici del club bianconero. Sono state prelevate carte relative ai bilanci per le stagioni 2019-20 e 2020-21.
Questa volta il faro è stato acceso sull'espediente contabile che, secondo quanto era trapelato sulla stampa all’epoca dei fatti, era stato preso per scongiurare gli effetti della crisi economica che si era abbattuta sul mondo del calcio a causa della pandemia: il differimento all’esercizio successivo delle retribuzioni ai giocatori relative a quattro mensilità. I magistrati vogliono capire se la procedura seguita è stata corretta dal punto di vista contabile.


La loro idea è che riduzioni e integrazioni siano state concordate contestualmente. Poi, però, le due voci risulterebbero sistemate in due bilanci diversi: nel primo sono state inserite le riduzioni, con il conseguente abbattimento dei costi relativi al monte stipendi, e in quello successivo le integrazioni. Procedura scorretta, secondo gli inquirenti, perché la società sapeva con largo anticipo che avrebbe dovuto pagare gli atleti. Dalle carte delle indagini, risulta che i pubblici ministeri che indagano sulla Juventus si sarebbero imbattuti nella «prassi» di custodire alcuni documenti riservati fuori dalla sede per poi procedere alla loro «distruzione» una volta esaurito il loro scopo di «garanzia». Di qui le perquisizioni che hanno interessato gli studi e gli uffici di avvocati e agenti che hanno curato gli interessi dei giocatori.


Per la questione plusvalenze sono stati indagati il presidente Andrea Agnelli, il vice Pavel Nedved e alte cinque persone, tra dirigenti ed ex dirigenti. La Juventus è chiamata in causa in qualità di persona giuridica e, sul fronte della giustizia penale, in caso di condanna rischia una forte sanzione pecuniaria. Di plusvalenze si sta occupando, in seguito alla segnalazione della Covisoc, anche la Procura Federale della Figc, che lo scorso 21 febbraio ha notificato al club bianconero la conclusione delle indagini. I magistrati si sono interessati anche a una presunta scrittura privata fra la Juventus e Cristiano Ronaldo di cui avevano trovato traccia in una intercettazione ma che, allo stato delle indagini, non sarebbe ancora emersa.

© Riproduzione riservata

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