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il ristorante

Officina alimentare dedicata - Stagionalità e tradizione: la buona cucina

Officina alimentare dedicata

Officina, ma si fa per dire. Non aspettatevi tute e banconi da lavoro, bensì arredi semplici e scelti con buon gusto, servizio senza fronzoli, puntuali spiegazioni e informazioni su piatti e materie prime. Tavoli rustici in legno e tavolini minuscoli messi in ogni angolo nella sala all’ingresso (ce n’è un’altra al piano di sotto), tovagliolini di carta. Nella lista dei piatti hanno il vezzo di riproporre il lessico dell’officina e così «Tagliature» sarà la degustazione dei formaggi, «Filettature» saranno i salumi, «Oliature» la torta e la polenta fritta, la giardiniera... Controllo puntuale della certificazione verde, mascherine fino ai tavoli e l’elenco dei vini con ricarichi miti ed etichette di qualità scelte in collaborazione con l’enoteca il Tabarro.
La cucina, i piatti
Tutto è fatto in casa seguendo l’andamento delle stagioni e i dettami della cucina tradizionale emiliana eseguita con qualche variazione personale; molta attenzione alla scelta delle materie prime e alla selezione dei produttori di cui si riportano sempre i nomi, come è buona abitudine e giusto fare. Il tagliere di salumi nostrani offre un ricco assaggio dei prodotti, proposti anche singolarmente: vale la pena segnalare il prosciutto crudo (Il Gazzolo), la paletta cotta affumicata (Croce e delizia), salame e strolghino (Bocchi), con quest’ultimo dolcissimo ma avanti nella stagionatura; la inconsueta mortadella di bufalo nostrano (Il Girasole) dal sapore più intenso di quella di maiale cui siamo abituati. Accompagna il tutto un’ottima torta fritta in formato large e ancora: culatello (Croce e delizia), coppa e sella (Bocchi), cicciolata, pancetta e guanciale di maiale nero (San Paolo). Molto ricca è la scelta dei primi: anolini di stracotto in brodo di cappone; passatelli verdi al prezzemolo asciutti e conditi con pasta di salame e riduzione al lambrusco; gnocchi di patate al burro di salvia, dadolata di zucca e zeste di limone; maltagliati con zucca, ceci e salsiccia; lasagne classiche. I nostri cappellacci di pasta verde col ripieno di patate, ragù di maiale nero e porcini secchi erano un concentrato di sapore per la ricchezza del ragù in preciso equilibrio col ripieno e la pasta dal giusto spessore; il risotto al Castelmagno, ragù bianco di coniglio e pleonastica polvere di prezzemolo, era giocato sulle note cremose del formaggio e la dolcezza della carne. Ai secondi roast-beef di manzo o tartara di bufalo nostrano; le tenere barzigole (bistecchine) di pecora; le ghiotte polpette di cavallo al sugo; la succulenta tagliata da carne delle Vacche Grigie; il petto d’anatra con composta di carote e arance; la mariola col purée di patate.
Per finire
La degustazione di formaggi (14-16 euro) che è sempre preferibile a fine pasto: Parmigiano di Vacche rosse (Baiocchi); caprini (Capriss); formaggi di bufala (Girasole). Per chi vuole chiudere in dolcezza un buon tiramisù, anche in porzione mini; la sbrisolona con lo zabaione; la spongata col gelato al miele; il ghiotto tortino al cioccolato. I prezzi: coperto 1,50 euro; antipasti 7-15; primi 10-16; secondi 14-18; dolci 6-8. Menu esposto, ingresso e bagni comodi, parcheggio Goito, Toschi.
Non mancate
Cappellacci

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