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Ariaferma

Nel non luogo dismesso del tempo sospeso

Ariaferma film

di Lucio D'Auria

24 Gennaio 2022,12:42

Anche quello di «Ariaferma» è un tempo sospeso, come quello de «L’intervallo». Leonardo Di Costanzo ama i luoghi di mezzo, in cui le vite e i destini si incrociano, lasciando spazio forse a un cambiamento. Il regista ambienta la storia in un carcere in dismissione, che una decisione improvvisa lascia aperto alla vigilia della chiusura, con soli 12 detenuti in attesa del trasferimento e un pugno di agenti a tenerli a bada. Eccolo qui il tempo sospeso, in un non luogo perfetto: il capo delle guardie (Toni Servillo) che deve confrontarsi con il più influente dei carcerati (Silvio Orlando), mentre il tempo non scorre e - vedremo - li rimanda a ritroso nel passato.

Il carcere di Mortana è un luogo immaginario, ma il film è stato girato in un vero istituto in dismissione, con le celle a cerchio nell’unica parte lasciata aperta e tutto attorno il silenzio di un tempo immobile, come l’aria del titolo. Qui Di Costanzo (che domani pomeriggio presenterà il film all'Astra) riesce a trovare modo e «tempi» giusti per descrivere i caratteri e scavare nelle storie: le guardie che non vedevano l’ora di trasferirsi per perdere un po’ di quell’isolamento a cui erano costrette, i detenuti che all’isolamento sono condannati.


In questo «cerchio» sono ovviamente fondamentali le prove di Servillo e Orlando che si fronteggiano in un duello di sguardi e di bravura, uno in controllo dell’altro in un equilibrio sottile e fragilissimo. Poi c’è il terzo personaggio, il luogo che prende spesso il sopravvento su tutto il resto: aspro, immobile e in disfacimento. Capace di abbracciare le storie di questi uomini in attesa che il loro tempo si sblocchi per riprendere la propria strada.
Lucio D'Auria

© Riproduzione riservata

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