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Illusioni perdute Un bellissimo film che esalta la modernità di un classico

Quel passato sempre presente: la prepotente attualità di Balzac

Dalla corruzione alle fake news: è l'800 ma sembrano i giorni nostri

Quel passato sempre presente: la prepotente attualità di Balzac

di Filiberto Molossi

24 Gennaio 2022,12:41

L'avventura della bellezza in un mondo marcio: ma è l'800 divorato dall'oscenità del cinismo descritto da Balzac o piuttosto sono i giorni nostri? Fatta emergere con passione l'attualità prepotente e viscerale di uno scrittore immortale, il francese Xavier Giannoli (spesso sottovaluto: andate a rivedervi «A l'origine») rilegge in un film ricchissimo ma mai sfarzoso le «Illusioni perdute», uno dei «testi sacri» della grande letteratura francese, cogliendone, nell'universalità dei temi, lo spirito più contemporaneo.


Raffinata nella ricostruzione ma mai inerte né illustrativa o calligrafica, la pellicola, sospesa tra spaccato d'epoca e romanzo di formazione, racconta con l'aiuto della voce fuori campo di uno dei protagonisti (l'alter ego dello scrittore) la vicenda umana del giovane Lucien, tipografo dalle scarse possibilità, che parte per Parigi con la bella nobildonna di cui è l'amante e l'ambizione di imporsi grazie alle sue poesie: scontrandosi però con la crudeltà di una capitale che ha costruito la Restaurazione sulla logica del profitto e di un liberalismo già senza regole, nei giorni in cui «il denaro era la nuova aristocrazia e nessuno voleva tagliargli la testa».


La macchina del fango, lo scontro tra classi, la corruzione, il desiderio, frustrato, di elevarsi socialmente, l'assenza di etica, le fake news: in quel passato in cui affonda le radici (e gli artigli) anche il presente, Giannoli, tra editori analfabeti che confidano che l'ananas ci salvi dalla poesia e prezzolati venditori di pettegolezzi sedotti dal successo, sprigiona la forza di un cinema che sarebbe ingiusto e fuorviante definire (o liquidare come fa qualcuno) «de papa», quando invece lo stile e la narrazione classica esaltano, grazie a un efficacissimo montaggio (oltre 2 ore e 20 che passano senza fatica) e a uno sguardo che si nutre della bellezza degli oggetti (tra fiumi di champagne e di inchiostro), la traduzione per immagini di un testo servito con gran talento da un gruppo di attori e volti formidabili (a parte il protagonista Benjamin Voisin, molto bravo, Cécile de France, Vincent Lacoste, Gerard Depardieu e il regista Xavier Dolan, per citarne solo alcuni) del cinema francofono.
Interpreti ispiratissimi della commedia umana, in un mondo dove, ieri come oggi, tutto è miseramente in vendita.
Filiberto Molossi

© Riproduzione riservata

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