"C'è un'escalation di ostacoli nell’essere donna nel mondo. Ed è per questo che non possiamo rimanere in silenzio di fronte a quanto, in queste ore, sta accadendo in Afghanistan che, ancora una volta, rischia di tornare ad essere il posto peggiore in cui essere donne".
"La guerra, nella sua forma più tradizionale, ha lasciato il posto ad un conflitto latente e permanente nel quale è la popolazione civile ad essere direttamente coinvolta nelle ritorsioni e nei processi sommari, nella violazione sistematica dei diritti fondamentali di libertà e uguaglianza sostanziale" - prosegue l'appello rivolto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, e a tutte le più alte cariche dello Stato oltre che al Presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e dell'ANCI, Antonio Decaro - "In questo momento, i media internazionali raccontano, nuovamente, di un Afghanistan nel quale le donne, le ragazze e le bambine sono vittime di violenze sia fisiche sia psicologiche. E tornano ad essere considerate merce di scambio tra milizie e clan. Ma le donne non sono merce di scambio, non sono un bottino di guerra, non possono essere il capro espiatorio del fallimento del ventennio di intervento occidentale in Afghanistan".
Ed è proprio pensando alle donne dell'Afghanistan che i Sindaci sentono di esplicitare il più concreto supporto da parte delle loro comunità
"In queste ore, i Talebani stanno tentando di rassicurare la comunità internazionale, ma i racconti dei testimoni ancora riportano di violenze sessuali e psicologiche, di minacce alla libertà personale e all’integrità fisica. Per questo ci mettiamo a disposizione del Parlamento, del Governo, dell’Unione Europea e di tutta la Comunità Internazionale per assicurare, da subito, l’attivazione di una rete di protezione di emergenza, attraverso la messa a disposizione di unità abitative per l’accoglienza, la fornitura di beni di prima necessità ed ogni forma di possibile supporto rivolto in particolare alle donne dell’Afghanistan"
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