CCIAA EMILIA
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A febbraio nel Parmense si stima una flessione del numero dei nuovi contratti di lavoro. Dopo -1,3% a gennaio, anche per il trimestre febbraio-aprile i valori appaiono in calo. Alla fine del trimestre, secondo le elaborazioni della Camera di commercio dell’Emilia, si dovrebbe registrare una diminuzione del 7,2%, con un picco di -8,6% proprio nel corrente mese di febbraio. La previsione mensile indica le attivazioni di nuovi contratti a quota 3.820, quindi 360 meno di febbraio 2025.
Appare molto più contenuto il calo previsto per l’industria, stimato a -3,7%, con 1.560 contratti (60 in meno rispetto a un anno fa): 1.210 attivazioni riguarderanno il manifatturiero e public utilities, mentre saranno 350 quelle delle costruzioni. Di segno opposto le previsioni di febbraio per il primario: 160 nuovi contratti, con un aumento di 10 unità (+6,7%).
Come anticipato, nel corso del trimestre febbraio-aprile è previsto un rallentamento della flessione delle nuove attivazioni, che dovrebbero passare dalle 12.820 del 2025 a 11.900, con -7,2%.
Il 18% delle imprese parmensi è orientato verso nuove assunzioni. E nel 66% dei casi è richiesta ai candidati un’esperienza già maturata. Il numero dei contratti stabili sarà pari al 27% (tempo indeterminato o apprendistato); per il 73% si tratterà di contratti a termine (tempo determinato o altri contratti con durata predefinita).
Ai giovani è «riservata» una quota del 31,2% del totale dei nuovi contratti, e i lavoratori under 30 sono particolarmente richiesti in ambito dirigenziale nei ruoli di tecnici delle attività finanziarie ed assicurative (76,2% dei contratti), tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni (47,7%) e tecnici della distribuzione commerciale (42,3%). Tra i giovani impiegati, invece, prevalgono gli addetti alle vendite (48,7%), gli addetti alla segreteria e affari generali (48,1%) ed esercenti addetti in attività di ristorazione (45,5%).
Anche a febbraio 2026, resta alta la quota di aziende parmensi (49,3%), che ritengono di non riuscire a coprire i loro fabbisogni di risorse umane, per motivi legati alla mancanza di candidati (30,2% dei casi) e all’inadeguatezza e impreparazione degli stessi (14,0%).
r.eco.
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