PARMA
«La Signora», così la chiamavano tutti in azienda. Senza bisogno di aggiungere altro. Un nome che, da solo, era già rispetto, affetto, riconoscenza.
«Per molti era una madre», raccontano oggi i dipendenti. E aggiungono che «con lei è finita un’era». Se lo ripetono, da due giorni disorientati e confusi, girando per i corridoi della Zacmi di via Mantova, l'azienda leader nella produzione di impianti e macchinari di lavorazione per le industrie alimentari.
Sì, perché con la scomparsa di Caterina Pagani se ne va una figura simbolo dell’imprenditoria parmigiana, e della storia dell’intera azienda. Imprenditrice e presidente, si è spenta martedì mattina, nel suo novantesimo anno di vita.
Nata nel maggio del 1936, aveva attraversato da protagonista il cammino dell’azienda fondata nel 1954 dal marito Giuseppe Zanichelli.
Alla sua scomparsa, nel 2005, Caterina aveva assunto la guida della società, diventandone il punto di riferimento e portando avanti una leadership a forte impronta femminile. «Per lei l’azienda era la cosa principale della vita - ricorda la nipote Cecilia Pezzani -. Non ha avuto figli e ha riversato tutto lì dentro. Io sono cresciuta con lei: mi trattava come una figlia. Abbiamo sempre lavorato insieme. Era una donna profondamente legata al lavoro, ma anche capace di creare relazioni forti. Era entusiasta, dedita, instancabile».
Un esempio che, dentro l’azienda, ha segnato generazioni. «Per molti era davvero una mamma - confermano i dipendenti della Zacmi -. La vedevamo passare nei reparti, fermarsi a parlare, osservare i dettagli. Ci faceva sentire parte di qualcosa».
Dopo aver raccolto l’eredità del fondatore, infatti, Caterina Pagani aveva accompagnato Zacmi in una crescita continua, consolidandone l’identità e l’apertura internazionale. Dietro il profilo pubblico, però, c’era anche un animo generoso e curioso: «Tra gli episodi che raccontano meglio la sua autonomia e intraprendenza c’è sicuramente uno degli ultimi viaggi in Cina - aggiungono i dipendenti -. Era, inoltre, una donna di cultura: appassionata d’arte, frequentava volentieri mostre e appuntamenti espositivi, con un interesse particolare per la pittura. Aveva un modo tutto suo di misurare il valore delle cose. Amava stampare e incorniciare le mail e le lettere dei clienti soddisfatti, come se in quelle righe ci fosse il senso ultimo di anni di impegno. E allo stesso modo teneva a ritagliarsi momenti di comunità: i “rinfreschi”, come li chiamava lei, occasioni semplici, essenziali, in cui l’azienda, prima ancora che un luogo di lavoro, tornava a essere un insieme di persone».
A questa idea di comunità si affiancava un altro tratto, altrettanto costante: la discrezione. Nel tempo, Caterina ha sostenuto iniziative sociali e sanitarie senza cercare visibilità e, spesso, senza che il suo nome venisse associato pubblicamente ai gesti di aiuto. Tra le tante donazioni fatte da parte sua in città, figura anche quella di un’autoambulanza destinata al sistema del soccorso, in favore dell’Assistenza Pubblica di Parma. Negli ultimi anni aveva seguito con senso di responsabilità anche i passaggi più delicati della vita societaria, convinta che garantire continuità fosse il modo migliore per custodire il lavoro di una vita. «Ha sempre pensato al futuro dell’azienda prima di tutto - ripete ancora la nipote -. Era una guida, un punto di riferimento per tutti noi. E proprio per questo - conclude - si può dire che è finita un’era».
Il rosario sarà recitato questa sera alle 19.30 nella chiesa di San Paolo Apostolo. I funerali, invece, si terranno domani mattina alle 10, con partenza dall’ospedale delle Piccole Figlie verso la stessa chiesa.
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