È un autunno zeppo di numeri quello del patriarca Silvio Berlusconi, insolitamente tirchio di esibizioni mediatiche, mai come ora pacato nell’eloquio e attento a soppesare l’impatto di una virgola per non suscitare polemiche. Appesa al muro la Durlindana d’ordinanza protagonista di una vita passata nel fumo e nei clangori delle battaglie, ora il Cavaliere si dedica a trascoloranti passeggiate negli incanti autunnali di uno dei parchi che il malnàtt, il monello del quartiere popolare milanese dell’Isola, diventato miliardario, si è concesso intorno a ciascuna delle sue molte ville (Arcore, Macherio, Porto Rotondo, Via Appia Antica, Vernetto, Bermuda) divenendo il maggior possidente di ettari verdi urbani al mondo. Debitamente ossigenato, il volto segnato da una vita intensissima e dai numerosi interventi del chirurgo, Berlusconi ricompare a Roma per mettere a punto una strategia in grado di conquistare una vittoria da moltissimi ritenuta impossibile. Gioca subito la carta della modestia: «Ho il 10 o 15 per cento di possibilità di farcela» dice ai cronisti. Fosse davvero convinto di un tal esiguo credito iniziale il Cavaliere – sostengono molti commentatori politici – non si sarebbe mai gettato in un’avventura così a rischio di naufragio. Ma pare invece ad altri una volontaria sottovalutazione, esibita furbescamente da un uomo che riuscirebbe a far soldi a palate vendendo sabbia nel deserto o ghiaccioli al Polo Nord. Convinto di aver portato uno stile nuovo in politica ora l’autoproclamatosi Invincibile Silvio dimostra d’aver imparato la regola politica del volare basso, a quote più sicure, meno esposte alle impallinature dei cacciatori. Ma mettiamo pure come vera una cosa impossibile, e cioè che Berlusconi abbia meno fiducia in sé stesso. Anche in questo caso non rinuncerebbe alla sfida: perché questo Arcitaliano familista, che ogni giorno telefonava mattina e sera ai genitori, anni fa giurò al padre che gli avrebbe dato la soddisfazione la più alta possibile: diventare presidente della Repubblica. Sarà pertanto un Berlusconi in grado di dispiegare tutte le sue forze per raggiungere l’ermo Colle. Intanto valuta i numeri della lotteria del Quirinale, quando a fine gennaio prossimo, il presidente della Camera darà il via alle estrazioni del voto per eleggere la più alta carica istituzionale. È questa la poltrona che sommuove come forse nessun’altra vicenda l’animo del Cavaliere, in quella che sarà la sua ultima sfida sul proscenio politico e che con una vittoria chiuderebbe, gloria in excelsis Silvio, e gratia tibi pater, una strabiliante avventura umana dai toni e dagli empiti napoleonici, fatta di successi alternati a rovinose cadute: ma sempre da protagonista principale.
Amatissimo quanto detestato: furbo e sensibile, seducente e spregiudicato, dotato di miliardi come fossero noccioline, il Cavaliere ha portato sulla scena politica, dal 1994 ad oggi, tutto sé stesso, i suoi pregi e i suoi difetti. Sicuro di piacere, Narciso e adulatore, miliardario e donnaiolo, idolo dell’italiano medio per altro cresciuto nell’era televisiva controllata da lui stesso, Berlusconi ha diviso l’Italia in due fazioni, riuscendo nell’impresa straordinaria di tramutare le elezioni in referendum pro e contro di lui. Indagato, inquisito, assolto e condannato ai servizi sociali, è stato l’unico premier al mondo a dover espiare la colpa spingendo la carrozzina e raccontando barzellette a suoi coetanei meno fortunati. Questo insonne vitalista estremo, tarantolato dal Femminino, prodigo e orgoglioso propalatore delle sue grandi capacità sessuali («Non sono mai andato a letto con mia moglie senza far l’amore, e anche più di una volta», confidò un giorno ai cronisti) peccatore ma mondato dalla messa domenicale con relativa comunione, su inesorabile ordine di mamma Rosella, a 85 anni eccolo di nuovo nell’agone politico. I numeri della Lotteria Quirinale sono: 1.009 votanti tra parlamentari, grandi elettori e delegati regionali. Maggioranza dei due terzi (672) richiesta per tre sedute. Dopo di che dal quarto scutinio basta la maggioranza più uno: 505 voti. Berlusconi ritiene di poter fare il pieno di consensi nel centrodestra: 431 voti. Ai quali si aggiungerebbero i 5 elettori di Noi con l’Italia-Sgarbi e i 33 delegati eletti nelle Regioni a maggioranza di centrodestra, il che porterebbe a quota 469: quota probabilmente calcolata in eccesso, secondo la quale macherebbero al Cavaliere soltanto 32 voti. A questo punto il pifferaio magico di Arcore dedicherà i suoi flautati inviti a parlamentari del gruppo Misto (ben 51), ai 43 renziani e ai pentastellati in crisi totale. Selvaggina pregiata econsistente questa del Movimento 5 stelle: sono, anzi erano 160 deputati e 74 senatori. Prenderà residenza nella zona popolata di inquietudini, rivalse, tradimenti.
Vedremo se il fascino tentatore, sirenico, esercitato dal Grande Seduttore è ancora intatto. Questa del corteggiamento al parlamentare “sbandato” e in crisi è una costante delle ultime due legislature durante le quali quasi mille parlamentari hanno cambiato casacca. Inoltre si sono formati gruppi diversi da quelli usciti dalle elezioni, non legittimati pertanto dal voto popolare, vedi Italia Viva di Renzi e Coraggio di Toti. Infine la domanda che si pongono Salvini e Giorgia Meloni, i leader del centrodestra è secca: chi scarrozzare sull’Alto Colle, il redivivo Pierferdinando Casini sostenuto (?!) da Renzi; quel nobiluomo senza grande verve che è Paolo Gentiloni; la severa Cartabia, donna di grande acume ma di freddezza polare?. Oppure l’Arcitaliano Silvio, croce e delizia nostra?
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