×
×
☰ MENU

Gli Stati Uniti e la cooperazione con la Cina

Gli Stati Uniti   e la cooperazione con la Cina

di Jeffrey D. Sachs

28 Febbraio 2021, 09:15

Contrariamente a ciò che pensano i conservatori statunitensi, la cooperazione non è codardia. Sia gli USA, sia la Cina hanno moltissimo da guadagnare da un’eventuale situazione di armonia: pace, mercati estesi, progressi tecnologici accelerati, rinuncia alla prossima corsa agli armamenti, progressi contro il COVID-19, un robusto recupero di posti di lavoro su scala mondiale e uno sforzo collettivo contro il cambiamento climatico. 

Lo sostiene Jeffrey D. Sachs, uno dei più influenti economisti e saggisti americani. Sachs è professore e direttore del Center for Sustainable Development della Columbia University, dove ha diretto anche l'Earth Institute dal 2002 al 2016, presidente di UN Sustainable Development Solutions Network e co-presidente della Regenerative Society Foundation.   

La politica estera americana, fin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, rimane basata su un’idea semplice, espressa forse al meglio dal Presidente George W. Bush dopo gli attacchi del’11 settembre: ‘O sei con noi, o sei contro di noi’. L’America dirige, gli alleati seguono, e guai a chi si oppone alla loro supremazia. 

L’idea è al tempo stesso semplice e semplicistica. Oltre ad essere, ormai, antiquata: Gli Stati Uniti non hanno da affrontare nemici implacabili, non sono a capo di un’alleanza sovrastante e hanno molto più da guadagnare da una cooperazione che da uno scontro con la Cina e altri paesi.

L'ex-Presidente Donald Trump era una caricatura grottesca della leadership americana. Scatenando insulti, minacce, tariffe unilaterali e sanzioni finanziare, Trump ha forzato altri paesi a subire le sue policy. Ha fatto a pezzi il galateo delle regole multilaterali. Nonostante tutto ciò, le politiche estere di Trump sono state sorprendentemente poco contrastate all’interno del sistema politico americano. C’è stato sicuramente più consenso che opposizione per le politiche anti-Cinesi di Trump e poca resistenza per le sanzioni contro Iran e Venezuela (nonostante le loro catastrofiche conseguenze umanitarie). 

La politica estera del Presidente Joe Biden è un dono da dio in confronto. Gli Stati Uniti sono già rientrati negli Accordi sul Clima di Parigi e nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, stanno attualmente tentando di tornare a far parte del Consiglio sui Diritti Umani delle Nazioni Unite e promettono di riprendere l’accordo nucleare con l’Iran del 2015. Sono grandi passi, positivi e ammirevoli. Tuttora, però, la dichiarazione in tema di politica estera di Biden riguardo la Cina e le posizioni di comando Statunitensi sono preoccupanti.  

Il recente discorso di Biden alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco è una chiara rappresentazione del pensiero della sua amministrazione in queste prime fasi. Ci sono tre motivi per allarmarsi.  

In primis, la nozione ingenua che ora gli Stati Uniti ‘sono tornati’ nella veste di leader mondiale. Gli USA stanno tornando al multilateralismo solo ora, hanno affrontato la pandemia in modo disastroso e fino al 20 gennaio stavano attivamente lavorando contro la mitigazione del cambiamento climatico. L’amministrazione attuale deve ancora sanare le ferite lasciate da Trump, considerando anche l’insurrezione del 6 gennaio, e chiedersi perché 75 milioni di Americani hanno votato per Trump Novembre scorso. Tutto ciò vuol dire affrontare la prevalenza dei suprematisti bianchi all’interno del partito Repubblicano. 

Come seconda cosa, Biden ha dichiarato che “La partnership fra L’Europa e gli Stati Uniti è, e deve rimanere, il fondamento di tutto ciò che vogliamo realizzare nel ventunesimo secolo, esattamente come nel ventesimo secolo.’’ Davvero? Io sono eurofilo e appassionato sostenitore dell’Unione Europea, ma gli USA e la UE rappresentano solo il 10% dell’Umanità (i membri della NATO arrivano al 12%). 

 L’alleanza transatlantica non può essere la base per ‘’tutto ciò che vogliamo realizzare’’ in questo secolo; altro non è che una parte importante e positiva di questo processo. Abbiamo bisogno di una responsabile globale condivisa in tutte le aree del mondo, non solo il Nord Atlantico o un’altra singola regione. Per una gran parte del mondo, il Nord Atlantico ha una connessione persistente con il razzismo e l’imperialismo. Una connessione ulteriormente portata avanti da Trump.  

Come terzo punto, Biden sostiene che il mondo è impegnato in una lotta ideologica fra democrazia e autocrazia. ‘’Siamo a un punto di inflessione fra coloro che sostengono che, considerando le sfide che stiamo affrontando - dalla quarta rivoluzione industriale a una pandemia globale - l’autocrazia sia la migliore via da seguire...e coloro che capiscono che la democrazia è essenziale...per affrontare queste sfide.”

In considerazione di questa battaglia ideologica fra democrazia e autocrazia, Biden dichiara che ‘’dobbiamo prepararci, insieme, per una battaglia strategica a lungo termine contro la Cina’’, aggiungendo che questa competizione è ‘’benvenuta, perché io credo nel sistema globale che l’Europa e gli USA, assieme ad i nostri alleati nell’Indo-Pacifico, hanno lavorato per costruire negli ultimi settant’anni’’. 

Gli USA sicuramente si vedono coinvolti in questa competizione ideologica a lungo termine con la Cina, ma il sentimento non è ricambiato. I conservatori Americani che insistono che la Cina abbia piani di dominio mondiale stanno guadagnando consenso bilaterale a Washington. L'obiettivo della Cina non è né provare che l’autocrazia batte la democrazia, né di ‘’erodere la sicurezza e la prosperità americana’’ come sostiene la Strategia di Sicurezza Nazionale del 2017. National Security Strategy

Pensate al discorso che il Presidente Cinese, Xi Jinping speech ha tenuto al World Economic Forum a gennaio. Xi non ha parlato dei vantaggi dell’autocrazia, né dei fallimenti della democrazia, né del grande conflitto fra sistemi politici. Piuttosto, Xi ha trasmesso un messaggio basato sul multilateralismo per affrontare ostacoli globali condivisi: identificando quattro ‘compiti fondamentali’. 

Xi esorta i leader mondiali a ‘’portare il coordinamento di politiche macroeconomiche al prossimo livello, per promuovere congiuntamente una crescita dell’economia mondiale stabile, sostenibile, bilanciata e inclusiva.’’ Xi richiama anche l’attenzione sull’importanza di ‘’abbandonare pregiudizi ideologici e seguire, insieme, una strada di coesistenza pacifica, benefici reciproci e cooperazione con risultati positivi per tutti’’. In più, secondo Xi, i leader dovrebbero ‘’colmare il divario fra il mondo sviluppato e quello in via di sviluppo e creare un ambiente di crescita e prosperità per tutti’’. Dovrebbero, infine, ‘’restare compatti per combattere le sfide globali e creare un futuro migliore per l’umanità’’. 

Xi dichiara che la strada per la cooperazione globale richiede un impegno per ‘’l’apertura e l’inclusività’’, ‘’le leggi e le policy internazionali”, oltre a ‘’consultazione e cooperazione’’. Xi stressa l’importanza di” rimanere al passo con i tempi invece che rigettare il cambiamento”. 
La politica estera di Biden rispetto alla Cina dovrebbe cominciare con una richiesta di cooperazione piuttosto che con un presunto conflitto. Xi ha preso l’impegno per una Cina ‘’che ricoprirà un ruolo attivo nella cooperazione internazionale per il COVID-19’’, continuando ad aprirsi al mondo, supportando lo sviluppo sostenibile e un “un nuovo stile di relazioni internazionali’’. La diplomazia statunitense dovrebbe avere la saggezza di considerare un’interazione con la Cina in queste aree. La retorica ostile di oggi rischia di creare una profezia che si avvera. 

La cooperazione non è codardia, contrariamente a ciò che pensano i conservatori statunitensi. Sia gli USA, sia la Cina hanno moltissimo da guadagnare da un’eventuale situazione di armonia: pace, mercati estesi, progressi tecnologici accelerati, rinuncia alla prossima corsa agli armamenti, progressi contro il COVID-19, un robusto recupero di posti di lavoro su scala mondiale e uno sforzo collettivo contro il cambiamento climatico. Con tensioni globali ridotte, Biden potrebbe far confluire gli sforzi della sua amministrazione per superare finalmente il razzismo, le diseguaglianze e la mancanza di fiducia, responsabile per l’elezione di Trump nel 2016 e che tutt’oggi pericolosamente divide l’America.


copyright Project Syndicate   
 

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI