Il dibattito che accompagna la predisposizione del Recovery plan, che dovrà essere presentato nei prossimi mesi dal governo all’Unione europea, è spesso focalizzato su quali riforme possano essere realizzate, con i fondi che riceveremo dall’Europa, allo scopo di generare crescita nella nostra economia.
L’economia è tornata indietro di vent’anni.
Questo ritorno al passato riguarda naturalmente tutti i Paesi, ma è, nel caso dell’Italia, particolarmente importante, con «l’orologio del Pil» che, a causa del suo andamento in tutto l’ultimo periodo e non solo nell’ultimo anno, si è riportato addirittura a prima dell’inizio del secolo. Con un po' di semplificazione, ciò ci dice che, dal punto di vista della ricchezza media prodotta, l'economia italiana è oggi allo stesso livello di più di venti anni fa.
Il dato è molto grave perché indica che, per la prima volta dal Dopoguerra, la ricchezza prodotta da una generazione non è superiore a quella prodotta dalla generazione precedente, interrompendo un cammino di progresso economico che aveva caratterizzato tutta la nostra storia recente.
A ciò si aggiunge, inoltre, il fatto che il nostro Paese appare caratterizzato da gravi diseguaglianze, sia fra territori diversi sia, all'interno del medesimo territorio, fra i cittadini, le cui conseguenze negative, pur presenti anche in una fase di crescita, diventano drammatiche sul piano economico e dirompenti su quello sociale, quando l’economia non si espande o addirittura si contrae.
Certamente, quando la pandemia terminerà, tutte le economie evidenzieranno una fase di ripresa in cui parte della caduta dell'ultimo anno verrà recuperata. Come mostrato in precedenza, però, la crisi del nostro Paese viene da più lontano ed ha chiaramente un carattere differente. E' concreto, quindi, il rischio che la ripresa appaia insoddisfacente, se essa non sarà accompagnata da interventi strutturali di portata adeguata.
Ecco perché diventa cruciale l'occasione fornita dal Recovery plan ed ecco perché è essenziale mettere la crescita al centro di questo progetto.
Non farlo potrebbe costituire la perdita di una opportunità, forse unica, di allontanarsi da quel sentiero di declino su cui il nostro Paese si è, purtroppo, incamminato, e di far ripartire le lancette dell’orologio della nostra economia, ormai ferme da troppo tempo.
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